Cronaca

Non maltrattò la moglie, assolto. La donna era stata trovata morta in una villa a Dalmine

Renata, badante cremonese di 60 anni, aveva testimoniato a processo contro l'ex marito. Era deceduta nell'ottobre del 2025 nella villa dove prestava servizio

Il tribunale di Cremona
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Non maltrattò la moglie. Nonostante la richiesta di condanna del pm, il giudice non ha ravvisato elementi di colpevolezza nei confronti di un marocchino che era finito a processo in seguito alla denuncia di Renata, 60 anni, la badante cremonese trovata morta lo scorso 3 ottobre a Dalmine, in provincia di Bergamo, nella camera da letto della villa di due coniugi per i quali da circa un mese prestava servizio per assistere due persone fragili della famiglia.

Per chiarire le circostanze della morte della donna, la procura di Bergamo aveva aperto un’indagine con l’ipotesi di accusa di morte come conseguenza di altro delitto, ma l’autopsia ha rivelato che la cremonese è deceduta per un arresto cardiaco. Sul caso, infatti, è stata chiesta l’archiviazione.

Nel processo contro il marocchino, assistito dall’avvocato Antonio Maestrini, Renata si era costituita parte civile attraverso l’avvocato Marilena Gigliotti. Prima che partisse il procedimento penale c’erano state delle trattative tra le parti, poi non andate a buon fine.

L’accusa parlava di finestre, porte e sedie che l’imputato avrebbe rotto durante le liti con la moglie, di un’abitazione sporca e piena di mozziconi di sigaretta, di botte, offese e insulti: “Sei grassa, sei vecchia, sei una mongola, una donna di m…”, le avrebbe detto il marito.

“Avevano un rapporto altalenante“, aveva riferito in aula il figlio di Renata. “Magari una sera litigavano, mia madre piangeva ma il giorno dopo li vedevo insieme a prendere il gelato. Anche dopo che l’aveva cacciato di casa mia madre mi aveva chiesto di contattarlo per dirgli di tornare. Lo chiamava ancora Ciccio. Violenze fisiche non ne ho mai viste, solo una volta lui le ha dato uno schiaffo perché lei aveva preso le mie difese in una discussione”.

Mia madre non ce la faceva più“, aveva raccontato invece l’altra figlia di Renata. “Mi chiamava per raccontarmi delle discussioni. Mi ha fatto vedere il tavolo che lui aveva danneggiato, sbattendolo contro il muro. Lui metteva tutto in disordine, fumava in casa e buttava i mozziconi a terra”.

L’imputato ha sempre negato gli episodi violenti che gli sono stati contestati. “Non ho rotto nulla, era tutto già così, e non è vero che gettavo per terra i mozziconi. Fumavo sul balcone o in salotto con vicino il posacenere”. “Non l’ho sposata per interesse”, aveva sottolineato l’ex marito. “Eravamo innamorati“, anche se lei ad un certo punto non aveva più voluto avere rapporti sessuali con lui e gli aveva chiesto di dormire in un’altra stanza.

“Io lavoravo e ho sempre aiutato in casa, facevo la spesa”, aveva aggiunto il marocchino, che aveva sostenuto di essersi stupito della denuncia presentata dalla moglie. Presumo che l’abbia fatto per mandarmi via perchè voleva rimanere a vivere da sola con suo figlio“. Per il suo legale, “non è stato un marito modello, ma i maltrattamenti sono un’altra cosa“.

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