Inchiesta “Patenti facili”: il cremonese Locatelli rinviato a giudizio
In dieci davanti al gup di Brescia: insieme al presunto capo del gruppo andranno a processo altri tre. Già emessa una condanna e cinque patteggiamenti
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E’ stato rinviato a giudizio a Brescia il cremonese Jonathan Locatelli, considerato il capo di un gruppo che per anni avrebbe incassato denaro per rilasciare patenti di guida per mezzi pesanti senza di fatto effettuare i corsi obbligatori. Locatelli, che è proprietario di un’autoscuola di Verolanuova che aveva sedi anche in altri Comuni del bresciano e del cremonese, affronterà il processo assieme ad altre tre persone, suoi stretti collaboratori e familiari che avrebbero partecipato alle fasi organizzative e nascosto il denaro che gli aspiranti autisti versavano in contanti. Per loro, il procedimento si aprirà il prossimo 14 settembre.
Gli imputati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di atti contrari ai doveri d’ufficio e corruzione. In sostanza, avrebbero fatto ottenere in modo irregolare patenti di guida di tipo B e carte di qualificazione del conducente per la guida professionale di mezzi pesanti per conto terzi.
Nel maggio del 2024, al termine delle indagini coordinate dalla procura e svolte dagli agenti della polizia stradale, della polizia provinciale e dei militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della finanza, erano scattati gli arresti, mentre le denunce a piede libero erano state oltre sessanta.
Il sodalizio criminale si sarebbe mosso per far ottenere a diversi candidati, dietro il pagamento di cifre tra i 2.500 e i 3.000 euro, patenti di guida e/o certificati di qualificazione del conducente, attestando falsamente la partecipazione dei candidati al previsto corso di formazione obbligatorio. Per gli esami di conseguimento dei titoli, il gruppo avrebbe munito fraudolentemente i candidati di microcamere e auricolari miniaturizzati collegati ad un suggeritore esterno che avrebbe fornito le risposte corrette.
Davanti al gup di Brescia sono comparsi in dieci. La segretaria di Locatelli, processata con il rito abbreviato, è stata condannata a tre anni di reclusione con l’accusa di corruzione. Accolti i patteggiamenti chiesti da cinque persone: il telefonista che suggeriva le risposte corrette ai candidati e i tecniche che avevano montato microtelecamere e microfoni. Tutti hanno patteggiato pene tra i due e i tre anni.