Cronaca

CER Postumia, un anno in positivo: nuovi soci, tanti benefici e qualche novità

Approvato a Sospiro il primo bilancio di esercizio. A tracciare un quadro complessivo il presidente Claudio Mariotti

L'incontro tra i soci a Fondazione Sospiro
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Un attivo di qualche migliaio di euro, una cinquantina di soci e soprattutto una macchina organizzativa che ha iniziato a funzionare con attenzione non solo agli aspetti economici e ambientali, ma anche – e soprattutto – a quelli sociali.
È stato approvato martedì sera, nella sede in Fondazione Sospiro, il primo bilancio di esercizio della CER Postumia ETS, la comunità energetica rinnovabile nata nei primi mesi del 2025 e che vede tra i soci fondatori sei Comuni (Sospiro, Vescovato, Pieve San Giacomo, Grontardo, Bonemerse e Malagnino), diverse parrocchie, fondazioni ed enti del terzo settore.

La serata è stata l’occasione per tracciare un bilancio del primo anno di attività.
“Siamo partiti bene – spiega Claudio Mariotti, presidente della CER Postumia –. Abbiamo lavorato molto sulla comunicazione per farci conoscere sul territorio. Oggi contiamo circa 50 soci, con altri 15 in fase di ingresso. Insieme arriveremo a una produzione di quasi 6 megawatt: un dato importante che ci fa guardare al futuro con ottimismo”.

Un entusiasmo condiviso anche dal sindaco di Sospiro, Fausto Ghisolfi: “L’inizio è sempre faticoso, ma questo primo anno ha dimostrato che la CER è una realtà importante per il territorio. La sua forza sta nella capacità di mettere insieme Comuni, imprese, privati, enti pubblici e del terzo settore. La territorialità è il vero valore aggiunto: insieme si può fare molto e farlo bene”.

Sulla stessa linea Giovanni Scotti, presidente di Fondazione Sospiro: “L’importanza sta nell’aver creato una condivisione reale su un tema cruciale come quello energetico. Unire fondazioni, parrocchie e Comuni significa avere una visione territoriale che guarda sia alla coesione sia al servizio alle persone”.

Scotti sottolinea anche il lavoro svolto dal Consiglio della CER nel primo anno: “È un percorso in itinere, che va sviluppato e comunicato in modo capillare affinché le persone comprendano il valore di queste istituzioni”.

Un valore ribadito anche da Enrico Marsella, presidente della Fondazione Elisabetta Germani di Cingia de’ Botti: “Il problema energetico è uno dei più rilevanti del nostro tempo. Abbiamo aderito come soci fondatori perché crediamo che mettere in comune una rete energetica porti vantaggi a tutti e abbia anche un significato etico: ottimizzare i consumi è una necessità”.

L’avanzo di esercizio sarà destinato al fondo di garanzia per il 2026. Nel frattempo, la CER ha attivato tre cabine elettriche primarie e ha visto crescere la propria compagine con l’ingresso di numerosi privati e aziende.
“I privati e le imprese sono fondamentali – ribadisce Mariotti – perché la comunità energetica è, per definizione, una realtà collettiva composta da soggetti diversi: amministrazioni pubbliche, cittadini e aziende”.

Tra le imprese aderenti anche la Rivoltini Dolciaria, rappresentata da Massimo Rivoltini: “La questione energetica sarà sempre più centrale. Aderire a iniziative come questa ha un risvolto economico, ma soprattutto sociale. Significa sentirsi parte di un progetto comune, popolare, che nasce dal basso. È giusto che anche le aziende diano un segnale”.

Non mancano i cittadini: tra loro Maddalena Biaggi di Bonemerse.
“Nel nostro paese è stata fatta informazione sulla CER – racconta – e avendo già avuto un’esperienza simile abbiamo convinto nostra madre ad aderire per il suo immobile, che è piuttosto grande. Il risparmio energetico ci sarà, perché ognuno produce una parte dell’energia che utilizza e il resto viene immesso nella rete della comunità”.

Per il sindaco Ghisolfi, la sfida ora è far conoscere la CER: “C’è ancora molto da fare. La maggior parte delle persone non conosce questa opportunità, che avrà valore nel tempo. I frutti non si vedono subito, ma arriveranno”.

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