Cremona e Piacenza ad “Alta Velocità”: dagli Industriali lo studio per la nuova stazione
A realizzare l'analisi per la possibili nuova stazione "Alta Padana" il professor Ennio Cascetta. Diversi i benefici per il territorio
Un punto intermedio tra Reggio Emilia e Milano Rogoredo, con un bacino potenziale di 1,2 milioni di utenti all’anno e un incremento stimato di oltre 800 mila viaggi sulla tratta.
È uno degli elementi emersi oggi pomeriggio nella sede degli Industriali di Cremona, dove – alla presenza di autorità e rappresentanti delle categorie economiche – è stato presentato il nuovo studio di fattibilità per la realizzazione di una stazione dell’Alta Velocità sulla linea Milano–Bologna.
A finanziare l’iniziativa, proposta dalla sezione piacentina di Confindustria, sono stati gli Industriali cremonesi, ASSIEME (il tavolo permanente delle associazioni datoriali della provincia) e “Progetto Sviluppo Piacenza”. L’analisi è stata affidata al professor Ennio Cascetta, esperto internazionale di pianificazione dei trasporti, insieme ai suoi collaboratori Ilaria Henke e Roberto Castelluccio.
Il luogo individuato per la possibile stazione “Alto Padana” si trova in prossimità di Piacenza, all’incrocio tra le autostrade A1 e A21 e le linee ferroviarie Piacenza–Alessandria e Piacenza–Cremona, un nodo strategico che ne migliorerebbe l’accessibilità.
“Una prima analisi trasportistica della potenziale utilità di una stazione di Alta Velocità da collocare nell’area di Piacenza, ovviamente lungo la linea Milano–Bologna – spiega il professor Cascetta –. Abbiamo valutato il possibile bacino di attrazione e l’eventuale sovrapposizione con la stazione Medio Padana di Reggio Emilia. I primi risultati sono incoraggianti: la nuova stazione avrebbe un bacino sostanzialmente indipendente da quello di Reggio Emilia”.
“Reggio Emilia serve molto bene la sua provincia, oltre a Parma e Modena, ma Piacenza e Cremona sono oggi servite in modo assolutamente marginale – aggiunge Cascetta –. Parliamo di un territorio ricco e popoloso, che beneficerebbe di un importante incremento di accessibilità. La conclusione dello studio è che vale la pena approfondire: ci sono le condizioni per valutare seriamente questo investimento”.
A sottolineare il percorso che ha portato allo studio è il presidente degli Industriali cremonesi, Maurizio Ferraroni: “Diamo a Cesare quel che è di Cesare: l’iniziativa è partita da Confindustria Piacenza, che ha immaginato una stazione AV nel territorio piacentino, a ridosso della provincia di Cremona. Noi abbiamo dato da subito la massima disponibilità, finanziando la prima ricerca e coinvolgendo le altre categorie e la politica, su cui contiamo molto. Senza creare illusioni, il professor Cascetta ha verificato che esiste una concreta fattibilità in termini di utenti e rapporto costi-benefici”.
Lo studio parte dall’analisi degli effetti positivi dell’Alta Velocità nei territori serviti: circa il 6% di PIL in più in dieci anni, a parità di condizioni. Gli esperti hanno poi esaminato il caso della stazione Medio Padana di Reggio Emilia, operativa dal 2013. In dieci anni i viaggiatori sono passati da poco più di 500 mila a circa 2 milioni all’anno, con 91 treni AV al giorno.
Tuttavia, la domanda proviene soprattutto da Reggio Emilia (60%), Modena (18%) e Parma (13%), mentre Cremona e Piacenza rappresentano appena il 3% e il 2%.
Per stimare il potenziale della stazione Alto Padana è stato calibrato un modello econometrico che mette in relazione popolazione, densità produttiva, tempi di accesso e presenza di alternative. Applicato all’ipotesi di localizzazione presso Piacenza, il modello conferma la possibilità di attrarre 1,2 milioni di viaggi all’anno: 800 mila nuovi e 400 mila sottratti alla stazione di Reggio Emilia. Il bacino includerebbe anche Fiorenzuola e Lodi.
È stata valutata anche un’alternativa in prossimità di Parma, distante solo 30 km da Reggio Emilia. Ma i dati mostrano che genererebbe appena 300 mila nuovi viaggiatori all’anno e, sovrapponendosi al bacino della Medio Padana, ne dimezzerebbe il traffico.
Alla presentazione erano presenti anche rappresentanti delle categorie economiche cremonesi e piacentine, il sindaco di Cremona Andrea Virgilio e il presidente della Provincia Roberto Mariani. Un confronto che punta a rilanciare il territorio partendo dalle infrastrutture.
“Sicuramente è un’iniziativa meritevole di approfondimento – conclude Ferraroni – perché coinvolge non solo Cremona e Piacenza, ma anche Lodi, la Bassa Bresciana e la Bassa Milanese. In prima analisi, possiamo dire che esiste una fattibilità economica concreta”.