Opinioni

Bocciatura corsi prematrimoniali laici: opportunità sprecata per la salute delle famiglie

La riflessione di Maria Vittoria Ceraso sulla bocciatura in consiglio comunale di un suo ordine del giorno che chiedeva l'attivazione di corsi prematrimoniali laici

Maria Vittoria Ceraso

Gentilissimi, la maggioranza e la coalizione di centro destra si sono trovate concordi nel bocciare il mio ordine del giorno che chiedeva l’attivazione di corsi prematrimoniali laici sull’esempio del Comune di Milano. Ringrazio Paola Tacchini e Giovanni Gagliardi che hanno votato a favore.

Bocciare la proposta perché “non ne è dimostrato l’impatto sulla tenuta delle coppie” è una lezione di rigore scientifico che mi risulta davvero incomprensibile e paradossale.

Informare i cittadini sui regimi patrimoniali, sulla genitorialità e sulla gestione dei conflitti non serve a fare magie. Serve a creare cittadini consapevoli. E a volte, evitare un divorzio giudiziale traumatico grazie a una scelta consapevole fatta prima è il più grande successo che una società civile possa ottenere.

Certamente il dibattito in Consiglio ha evidenziato un modo di affrontare la questione dal quale mi sento davvero molto distante.
Perché per me il Comune è, prima di tutto, una comunità di persone.

Curare il tessuto sociale significa curare le relazioni che lo compongono. Ogni iniziativa volta ad investire sulla stabilità delle nuove famiglie significa provare a ridurre il disagio sociale futuro.
Aiutare le coppie a comprendere i risvolti legali e relazionali del matrimonio è un atto di cura, non di controllo. Offrire un percorso formativo non è un’ingerenza nella vita privata ma un’opportunità in più per i cittadini.

È la nostra stessa Costituzione che legittima la bontà di questa proposta:
L’articolo 29 della nostra Costituzione riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
L’articolo 31 impone alla Repubblica di agevolare la formazione della famiglia con misure economiche e altre provvidenze.

Promuovere la consapevolezza nei futuri coniugi non risponde esattamente a questo dettato costituzionale? In un momento storico di profonda crisi dei legami, ogni alleanza tra istituzioni per sostenere la famiglia non è forse preziosa?
Il matrimonio civile comporta precisi doveri giuridici spesso ignorati (regime patrimoniale, diritti dei figli, solidarietà reciproca).
Affrontare temi come la gestione della conflittualità e la comunicazione non può essere un modo per cercare di prevenire rotture traumatiche?

Tra l’altro lo scorso 23 maggio nell’aula magna del Campus Santa Monica dell’Università Cattolica si è svolto un importante convegno sul Diritto di Famiglia dove è stato evidenziato che quello è il settore dove la tecnica giuridica incontra più direttamente la dimensione umana più profonda delle persone coinvolte.

Milano ha dimostrato che la domanda rispetto a questi corsi prematrimoniali esiste ed è apprezzata dai cittadini. E molti comuni stanno attivando la stessa iniziativa proprio sull’esempio di Milano.

Un’iniziativa a costo zero sia per i partecipanti sia per il Comune che si avvale della collaborazione dell’ordine degli avvocati. Un corso nel quale si sarebbero potuti trattare anche tematiche importanti come quella dell’opportunita’ dell’affido o della violenza di genere che molto spesso si insinua nelle dinamiche di coppia. Qualcuno ha tentato di giustificare la sua contrarietà con una sorta di “concorrenza con la Chiesa” dimostrando però di non conoscere il dibattito culturale in corso nel Paese.

Il quotidiano cattolico Avvenire ha sottolineato come l’esperienza dei corsi laici di Milano sia nata proprio da un’idea cattolica, legata all’esperienza del Centro San Fedele.

La Chiesa non teme questi corsi, anzi li guarda con favore come un’alleanza per proteggere l’istituto matrimoniale in un momento di forte crisi.
Proprio gli osservatori cattolici su Avvenire suggeriscono un salto di qualità: chiedono che i Comuni non si fermino solo agli aspetti giuridici e patrimoniali, ma abbiano il coraggio di affrontare la dimensione relazionale, emotiva e psicologica della coppia, richiesta recepita dall’amministrazione milanese che nella seconda edizione del corso oltre al dell’ordine degli avvocati di Milano è riuscita a coinvolgere l’ordine degli psicologi della Lombardia.

Se perfino il mondo ecclesiale chiede alle istituzioni laiche di curare le relazioni umane e non solo i contratti, chi può definire “inopportuno” o “inutile” l’intervento del Comune?

Per questo io rimango profondamente convinta che una città in cui aumentano le solitudini, i conflitti familiari e le separazioni è una città che si impoverisce economicamente e socialmente. Investire sulla tenuta delle relazioni non è un’attività secondaria, ma l’infrastruttura invisibile essenziale per garantire la coesione e la sicurezza sociale del territorio.

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