Sicurezza, Virgilio: “Stato metta le città in condizione di garantire controllo adeguato”
Dopo l'omicidio di Crema il sindaco di Cremona interviene sul tema della sicurezza: "La Lombardia Regione meno presidiata"
Leggi anche:
L’omicidio di Crema, ma soprattutto il contesto in cui l’azione è maturata, ha alzato i toni del dibattito politico sul tema della sicurezza. E dopo Fabio Bergamaschi, anche il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio, interviene con forza sulla questione.
Quando un sindaco chiede più sicurezza non chiede di sostituirsi allo Stato” ha scritto sui social. “Chiede che lo Stato metta le città nelle condizioni di garantire un controllo del territorio adeguato. È questo che chiedono i sindaci da anni. Non propaganda, ma organici, investimenti e presenza”.
Duro l’attacco al governo: “In questi giorni sono state annunciate dal Governo Meloni 3.000 nuove assunzioni nella Polizia di Stato. Ma gli stessi dati del Ministero dell’Interno dicono che tra il 2025 e il 2027 sono previsti circa 12.000 pensionamenti. Tradotto: le nuove assunzioni non compensano nemmeno chi lascerà il servizio” dichiara Virgilio, che accende i riflettori sulla situazione della nostra Regione: “Alla Lombardia, la regione più popolosa d’Italia, vengono destinati appena 189 agenti. Una regione che già oggi registra il più basso rapporto tra forze dell’ordine e popolazione del Paese. Questa è la distanza tra gli slogan e la realtà”.
Questo ovviamente porta le città a essere meno sicure, tanto più che la Lombardia risulta essere la regione meno presidiata: “Perché poi succede che ai sindaci si chiede di fare ciò che dovrebbe fare lo Stato: impiegare sempre di più la Polizia Locale, finanziare servizi straordinari, mettere risorse comunali per colmare una carenza strutturale degli organici statali” spiega.
“La sicurezza è un diritto e non può essere affrontata a colpi di annunci o conferenze stampa. Su questo tema la destra aveva costruito una parte importante del proprio consenso, promettendo un cambio di passo. Oggi, però, i numeri raccontano altro. E i numeri, a differenza della propaganda, non fanno campagna elettorale”.