Cronaca

Molestata e rapinata sulla ciclabile: sette anni all’aggressore. “Giustizia è fatta”

L'episodio risale a due anni fa ad Annicco. Vittima, una 68enne. Condannato un 21enne egiziano, colpevole di lesioni, tentata violenza sessuale e rapina

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Sette anni e 1.500 euro di multa. Questa la condanna emessa dal collegio dei giudici (presidente Guido Taramelli con a latere i colleghi Elena Bolduri e Terenzio Ciancarelli) nei confronti di un giovane egiziano, oggi 21enne, accusato di lesioni aggravate, violenza sessuale e rapina nei confronti di una cremonese di 68 anni. Il reato di violenza sessuale, così come chiesto dal pm Federica Cerio, è stato riqualificato in tentata violenza sessuale. A pena espiata, l’imputato, assistito dall’avvocato Raffaella Buondonno, sarà espulso.

Dopo essere stato in carcere per rapina, attualmente l’uomo è libero con degli obblighi. Oggi avrebbe avuto la possibilità di difendersi, ma non si è presentato. Il suo legale non l’ha mai visto.

Giustizia è fatta“, è il commento della vittima subito dopo la lettura della sentenza. La donna, che è stata accompagnata dalla figlia, aveva raccontato in aula ciò che le era accaduto il pomeriggio del 25 agosto di due anni fa ad Annicco: mentre stava percorrendo in bicicletta la pista ciclabile Antica Strada Regina, che collega Cremona a Soresina, era stata aggredita da uno sconosciuto che l’aveva fatta cadere, aveva tentato di baciarla e poi l’aveva trascinata nel campo di granoturco dove aveva cercato di violentarla. “Questa cosa mi rimarrà sempre dentro”, ha detto oggi la donna.

“Quando mi ha spinta nel granoturco”, aveva raccontato al processo, “ho sentito che non avevo più speranze. Mi sono salvata perchè ho continuato ad urlare, la mia unica forza è stata la voce“.

“Non ci sono dubbi sui fatti”, ha detto il pm, che per l’imputato aveva chiesto una pena di 6 anni, 6 mesi e 2.000 euro di multa. “Non ci sono dubbi nemmeno sull’identificazione”. Ma per il pm, si è trattato di una tentata violenza sessuale, e non di un reato consumato. I dubbi sull’identificazione, invece, li ha espressi la difesa, che ha sostenuto la mancanza di testimoni diretti e il fatto che la vittima fosse sotto shock.

Il 25 agosto del 2024 era una domenica. La 68enne stava andando a Grontorto a trovare un’amica. “In quel momento non c’era nessuno”, aveva ricordato la vittima, “anche se quella è una strada molto frequentata. C’è chi corre, chi va in bici. Lui si era nascosto, è uscito all’improvviso e mi ha fatto cadere sulla strada asfaltata“.

“Stai zitta”, le aveva intimato, cercando di baciarla. Ma la donna si era messa ad urlare, tanto che il giovane si era allontanato di poco per accertarsi che non arrivasse nessuno. “Poi è tornato come un missile e mi ha sbattuta nel campo“, aveva raccontato lei. “Ho visto che era in piedi e che si stava togliendo i pantaloni. Io urlavo ancora”.

Ad un certo punto l’aggressore se n’era andato. Forse, come aveva ipotizzato la vittima, perchè era passato tanto tempo e c’era il rischio che arrivasse qualcuno. Prima di fuggire, il giovane straniero le aveva rubato il cellulare che era contenuto in un marsupio caduto a terra durante l’aggressione. “In qualche modo mi sono alzata e sono uscita dal granoturco”, aveva ricordato la donna, poi soccorsa da un uomo che stava praticando  jogging e poco dopo da un ciclista.

Una volta lanciato l’allarme, sul posto erano arrivati i medici del 118, che avevano portato la vittima in ospedale, e i carabinieri. Nascosto in una siepe, nei pressi del luogo dove si era consumata l’aggressione, i militari avevano trovato un monopattino. Apparteneva all’imputato, che frequentava la ciclabile e che era stato visto spesso molestare le persone. Appena le era stato mostrato in foto, la 68enne lo aveva riconosciuto.

Due giorni dopo l’aggressione, lo zio del ragazzo aveva portato in caserma il cellulare della donna. “Non voglio guai“, aveva detto ai carabinieri.

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