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Vigilanza annullata, l’opposizione: “Il sindaco scappa perchè non ha motivazioni”

La segnalazione che avrebbe spinto il sindaco a chiedere la rimozione del manifesto pro vita sarebbe arrivata in Comune da un'attivista pro aborto di Salerno. Il presidente del Movimento per la Vita Paolo Emiliani: "Se è vero sono sconcertato"

I componenti d'opposizione della Vigilanza
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Sarebbe scaturita dalla lettera di un’attivista pro aborto, Federica Di Martino, salernitana, attivista del diritto all’autodeterminazione delle donne portato all’estremo, la richiesta al Comune di Cremona di rimuovere il cartello pro-vita davanti all’ospedale, una vicenda che oggi avrebbe dovuto essere chiarita in Commissione di Vigilanza dal Sindaco. Una riunione che invece è saltata per la decisione dei consiglieri di maggioranza di non partecipare, facendo così mancare il numero legale. Il riferimento alla Di Martino è stato svelato dal consigliere di Fratelli d’Italia Matteo Carotti.

La commissione intendeva chiedere quale fosse stato l’iter amministrativo che ha portato alla rimozione del manifesto, affisso da sei anni e la cui concessione sarebbe scaduta dopo pochi mesi.

Alla convocazione della presidente Chiara Capelletti hanno risposto presente solo il segretario generale Gabriella di Girolamo e il dirigente del settore competente per le affissioni Emanuele Stoppa, che però hanno lasciato la sala dopo che sono state verificate le assenze. Presente anche Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la Vita, committente del cartello rimosso che a fine seduta si è detto “sconcertato da quello che ho sentito, mi auguro che non sia vero che il sindaco abbia assunto una tale decisone sulla base della richiesta di una persona che rivendica pubblicamente di essere felice per avere abortito, ignorando totalmente il carico di sofferenza che la maggioranza delle donne prova”.

Durissime le reazioni dei componenti d’opposizione (Carotti, Capelletti, Portesani, Carassai, Ceraso; assenti giustificate Tacchini e Alquati) per l’assenza del sindaco. Matteo Carotti, FDI:  “Non presentandosi oggi, ha svilito il ruolo della Commissione di Vigilanza, del Consiglio Comunale,  dell’opposizione in seno a questo organismo amministrativo. Ha privato l’opposizione del proprio fondamentale strumento ispettivo che è la Commissione di Vigilanza.

“Dietro a queste parole c’è una verità che per il Sindaco mi rendo conto sia scomoda. Il Sindaco sta scappando perché non ha motivazioni. Gli atti, non le nostre accuse, gli atti dimostrano che il Sindaco non sa cosa rispondere all’assenza di istruttorie amministrative, all’assenza di quel corretto iter amministrativo che avrebbe determinato la sua decisione”.

Alessandro Portesani: “Chiedo al Sindaco: ha agito come Sindaco di tutta Cremona o come interprete istituzionale di una sola parte? Perché il precedente è grave. Se una segnalazione ideologicamente connotata e una valutazione personale del Sindaco bastano a rimuovere un messaggio legittimamente affisso, senza istruttoria preventiva e senza indicare una norma violata, domani quale altra opinione potrà essere cancellata perché provoca “disagio”?

Chiara Capelletti e Maria Vittoria Ceraso (che ha parlato di “abuso di potere”) hanno contestato le motivazioni per cui la commissione di Vigilanza sarebbe stata convocata in maniera inappropriata, esulando dalle proprie competenze, ed è stato richiamato il punto in cui il regolamento recita che suo ruolo è quello di “verificare il rispetto delle competenze, la correttezza e l’efficacia dell’azione amministrativa”, ciò che secondo l’opposizione non è avvenuto dal momento che non c’è traccia di atto amministrativo né di istruttoria nella decisione assunta dal sindaco.

“Nessuno intende negare il diritto di un sindaco di concretizzare una propria scelta politica, a condizione che la stessa sia realizzata attraverso gli strumenti normativi e amministrativi su cui si basa da democrazia”, ha detto Capelletti. Può davvero succedere che una mattina un sindaco si svegli, e decida di mandare una lettera in cui chiede la rimozione di qualcosa per “delicatezza” e “disagio”? Anche la legittima volontà politica di un sindaco deve necessariamente confluire in un provvedimento amministrativo formale, massima espressione del principio di legalità, che rappresenta una garanzia bilaterale, garantendo che l’azione del Comune sia legittima, trasparente e non arbitraria.”

 

 

 

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