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Caso manifesto Pro Vita, l’opposizione convoca Commissione di Vigilanza: ipotizzate gravi violazioni

La presidente Chiara Capelletti: "Decisione molto approfondita, ragionata e frutto di un'analisi condotta insieme alla vicepresidente Maria Vittoria Ceraso"

Chiara Capelletti, presidente Commissione vigilanza
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Il caso della rimozione del manifesto dell’associazione Pro Vita (“SOS Vita”), posizionato sulla pensilina del bus davanti all’ospedale di Cremona, approda ufficialmente in Commissione di Vigilanza. La presidente della commissione, Chiara Capelletti, ha formalizzato la richiesta di convocazione dell’organo di controllo per le date del 15 o 16 luglio, a seguito di una richiesta firmata in modo compatto da tutti i capigruppo dell’opposizione.

Una decisione, quella di riunire la Vigilanza, definita dalla stessa presidente come “molto approfondita, ragionata e frutto di un’analisi condotta insieme alla vicepresidente Maria Vittoria Ceraso“.

Al centro del dibattito c’è la legittimità procedurale, amministrativa e contrattuale dell’ordine di rimozione, scattato a maggio dopo una comunicazione formale via PEC inviata il 22 aprile scorso dal sindaco Andrea Virgilio alla società Arriva Italia S.r.l. (titolare del trasporto pubblico locale), la quale ha poi dato disposizione a IPAS S.p.A. di rimuovere fisicamente il pannello.

Nel corposo testo di convocazione della Commissione, l’opposizione mette nel mirino la condotta del primo cittadino, ipotizzando una serie di pesanti violazioni normative e costituzionali. Secondo la ricostruzione, la rimozione non è stata un’iniziativa spontanea dei privati, ma l’effetto diretto del diktat del sindaco, motivato con la volontà di “evitare possibili situazioni di disagio per l’utenza”.

Secondo la Commissione di Vigilanza, l’atto del sindaco configurerebbe numerose violazioni. La prima: violazione del principio di legalità (Art. 1 L. 241/90 e Art. 97 Cost.): Un’amministrazione non può comprimere la sfera giuridica dei privati senza una norma o un regolamento preesistente. Nella PEC del sindaco non si contestavano violazioni del Codice della Strada o il mancato pagamento dei canoni, ma si esprimeva una “mera ed arbitraria valutazione soggettiva”.

La seconda: violazione della libertà di espressione (Art. 21 Cost. e Art. 10 CEDU): Il manifesto recava il messaggio valoriale “fallo vivere… avrà i tuoi occhi” legato al numero verde SOS Vita, un servizio assistenziale del tutto lecito. Per l’opposizione, i precedenti giurisprudenziali citati ex post dal Sindaco (come le sentenze di Rimini e Reggio Calabria sui manifesti contro la pillola RU486) non sono pertinenti, poiché in quei casi si trattava di messaggi scientificamente controversi e allarmistici per la salute pubblica. L’oggetto stesso della PEC (“Manifesto antiabortista…”) dimostrerebbe un “preventivo e arbitrario sindacato di valore” sul merito del messaggio, configurando uno sviamento di potere.

Non solo. Nel testo si parla anche di mancanza di motivazione giuridica e lesione del diritto di difesa: l’atto del sindaco si basava solo su clausole generali (“disagio”, “segnalazioni esterne”), omettendo le basi legali e impedendo ai soggetti interessati di difendersi. Inoltre, l’amministrazione avrebbe eluso l’obbligo di comunicazione di avvio del procedimento (Art. 7 L. 241/90), escludendo ogni forma di contraddittorio.

Da ultimo, invasione di campo e danno erariale: l’opposizione contesta al sindaco un’invasione nelle competenze gestionali della dirigenza tecnica. Il manifesto era regolarmente contrattualizzato e autorizzato da circa sei anni. La rimozione forzata, con scadenza naturale fissata al 23 luglio 2026, espone ora il Comune a potenziali rischi di risarcimento danni, dato che la concessionaria IPAS ha già dovuto offrire la restituzione del canone per i mesi di mancato godimento.

Per fare piena luce sulla vicenda, la presidente Capelletti ha chiesto che alla seduta della Commissione di Vigilanza siano invitati ed escussi: il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio; il segretario generale e i dirigenti comunali competenti, il direttore di esercizio di Arriva Italia Srl, Franco Ferrada, l’amministratore delegato di IPAS Spa, i rappresentanti del Movimento per la Vita di Cremona. Per consentire ai commissari un esame dettagliato del caso, è stata richiesta l’acquisizione di tutti gli atti: dalle segnalazioni o esposti dei cittadini che hanno innescato il caso, alla PEC originaria del Sindaco del 22 aprile, fino ai contratti di locazione degli spazi pubblicitari e alle note di riscontro successive. Il caso, che ha già infiammato il dibattito politico cittadino, si sposta ora nelle sedi istituzionali per una verifica che si preannuncia caldissima.

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