Cronaca

Commercio, presentati i dati nazionali: Cremona in linea con -27% di attività in 13 anni

Studio Confcommercio: tra 2012 e 2025, le imprese attive sono diminuite del 27,5% nel centro storico e del 27,8% nelle aree esterne

Un negozio chiuso in corso Garibaldi (foto Gianpaolo Guarneri)
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Presentato questa mattina a Roma, con la partecipazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, che evidenzia come tra il 2018 e il 2025 i punti vendita siano diminuiti del 14,4% a livello nazionale: un trend che riguarda anche Cremona, come rileva il vicepresidente di ConfCom Marco Stanga, che ha partecipato all’assise.

Il Rapporto conferma quanto emerso dai dati sul comune di Cremona diffusi da Confcommercio Provincia di Cremona nelle scorse settimane. Nel capoluogo, tra il 2012 e il 2025, le imprese attive nel commercio al dettaglio sono diminuite del 27,5% nel centro storico e del 27,8% nelle aree esterne, collocando Cremona al 27° posto tra i 122 comuni italiani analizzati per riduzione dei negozi.

Un fenomeno che interessa soprattutto alcuni comparti tradizionali del commercio urbano, come abbigliamento e calzature, edicole, librerie e cartolerie, mentre mostrano una maggiore capacità di tenuta le attività legate alla ristorazione e alla somministrazione, sempre più protagoniste della vitalità del centro cittadino.

Marco Stanga vicepresidente ConfCom Cremona

 

“Il Rapporto – spiega Stanga, che proprio ieri aveva commentato la desertificazione commerciale in corso Garibaldi per Cremonaoggi –  racconta un commercio che ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento: le imprese hanno investito, innovato e saputo affrontare anni molto complessi. È un segnale importante, ma non basta a nascondere una criticità che viviamo ogni giorno anche sul nostro territorio: la progressiva desertificazione commerciale dei centri urbani. Quando chiude un negozio non perdiamo soltanto un’attività economica, ma un presidio di sicurezza, di socialità e di qualità della vita. Un centro storico con meno commercio è un centro storico meno vivo.

“A Cremona il fenomeno è ormai evidente. La pedonalità si concentra in poche vie del centro, mentre in molte altre il passaggio delle persone è diminuito sensibilmente. A questo si aggiungono la concorrenza della grande distribuzione, che può contare su parcheggi gratuiti e servizi concentrati, le estati sempre più calde, che spingono molti consumatori verso luoghi climatizzati e – se verranno realizzate nuove superfici commerciali, come il progetto Cardaminopsis – il rischio di un’ulteriore frammentazione di un mercato che oggi non cresce, ma redistribuisce gli stessi consumi. Sono tutti fattori che rendono ancora più difficile il lavoro delle imprese di prossimità.

“Serve una strategia condivisa che coinvolga istituzioni, associazioni e operatori economici. Occorrono politiche che rendano i centri storici più attrattivi, accessibili e vitali, riducano gli ostacoli burocratici e sostengano gli investimenti delle imprese. Il commercio non è soltanto un settore produttivo: è un’infrastruttura economica e sociale che contribuisce all’identità delle nostre città. Difendere i negozi di vicinato significa difendere la qualità della vita delle comunità locali e il futuro dei nostri centri storici.”

IL QUADRO NAZIONALE – Tra il 2018 e il 2025 il numero delle unità locali del commercio al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313 (-14,4%), con una contrazione che ha colpito soprattutto il commercio ambulante (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%).

Gli addetti, invece, sono diminuiti in misura molto più contenuta (-1,8%), segnale che il ridimensionamento della rete commerciale non si è tradotto in un analogo calo dell’occupazione. Nello stesso periodo il fatturato complessivo del settore è cresciuto del 25,7%, raggiungendo i 410,7 miliardi di euro, mentre il fatturato medio per addetto è aumentato del 27,9%, confermando un deciso incremento della produttività.

Cambia anche la struttura delle imprese. Tra il 2012 e il 2025 la quota delle società di capitali è quasi raddoppiata, passando dal 9% al 17,4% del totale: un indicatore che racconta un commercio composto da aziende mediamente più organizzate, con maggiore capacità finanziaria e dimensioni più ampie.

A trainare la crescita sono soprattutto i discount alimentari, il cui fatturato è più che raddoppiato (+101,1%), insieme ai canali alternativi di vendita, come e-commerce, porta a porta e distributori automatici (+41,9%). Al contrario, continuano a perdere terreno gli ipermercati (-8,4%) e il commercio ambulante (-14,9%).

Tra i comparti più dinamici si distinguono anche le farmacie, che registrano una crescita del fatturato del 43,5%, sostenute dall’ampliamento dei servizi sanitari e dell’offerta legata al benessere. In crescita anche i negozi dedicati alla casa e alla persona e quelli specializzati nei prodotti ICT.

Più complessa, invece, la situazione delle attività di prossimità – come edicole, librerie, cartolerie e negozi di giocattoli – che continuano a ridursi, con effetti che, secondo Confcommercio, non sono soltanto economici ma incidono anche sulla qualità della vita e sulla vitalità dei centri urbani.

 

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