Cronaca

Disordini in piazza Pace, i gestori del Lord Life: “Non è colpa nostra”

Dura nota di protesta contro le istituzioni per i numerosi provvedimenti che hanno colpito il locale. E gli esercenti consegnano una raccolta firme per chiedere presidio fisso della polizia

Il Lord Life di piazza della Pace
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Dopo gli ennesimi provvedimenti di sospensione della licenza, subentrati in seguito alla maxi rissa di piazza della Pace, i gestori del Lord Life intervengono sul tema della sicurezza in città. Un locale che, come loro stessi ricordano, in una nota, “è stato destinatario di ben tre provvedimenti ex art. 100 Tulps emessi dal Questore di Cremona, insediatosi a fine 2025″. Anche per questo, insieme ad altri gestori di locali di piazza della pace, hanno raccolto le firme degli esercenti, per chiedere un presidio fisso delle forze dell’ordine. 

Il provvedimento ex art. 100 Tulps consiste nella sospensione della licenza – di somministrazione di alimenti e bevande e, se posseduta, di quella di pubblico spettacolo – per un periodo generalmente di quindici giorni e, talvolta, anche di un mese. “Sospensione che si traduce, per il gestore, in un danno economico rilevante poiché, come è facile comprendere, egli subisce i mancati incassi e continua a sostenere la maggior parte dei costi della propria attività: spese per le locazioni, oneri per il personale, importi per le forniture, etc” sottolineano ancora.

I provvedimenti del Questore di Cremona, per i gestori, “hanno colpito il nostro locale, almeno formalmente (e come in teoria dovrebbe essere per legge), non come sanzione a fronte di determinati comportamenti a noi imputabili bensì in quanto esso rappresenterebbe fonte di attrazione e luogo di ritrovo di persone dedite a risse e violenze di vario genere e di pregiudicati, così da costituire – il locale appunto – un pericolo per la sicurezza pubblica.

Secondo questa impostazione logica, la chiusura del nostro locale porterebbe, se non alla soluzione del problema, certamente ad una sua notevole attenuazione, in quanto si eviterebbe l’aggregazione di gruppi violenti”.

Tuttavia, la situazione non sembra essere migliorata: “I fatti di cronaca di questi mesi e tutte le iniziative recentemente adottate dalle forze dell’ordine evidenziano con cadenza ormai quotidiana quanto questa idea sia illusoria” si legge ancora nella nota. “Ogni giorno leggiamo di risse, liti violente, rapine, di persone moleste che si aggirano per la città passando di locale in locale. La realtà è quella di una violenza diffusa, che interessa varie aree della nostra città e che nel fine settimana si concentra in tutto il centro cittadino: Piazza Roma, Piazza Stradivari, Piazza della Pace, Piazza Marconi e nei pochissimi locali da ballo che ancora resistono.

In una tale situazione, può un singolo locale essere realmente ritenuto responsabile? La risposta è certamente no. Ciononostante sino ad ora la nostra attività è stata pesantemente penalizzata e tacciata come principale fonte del “problema”. In vero, anche quando il nostro locale era chiuso per ordine della Questura, sistematicamente si sono verificati gravi problemi di ordine pubblico, a riprova del fatto che individuare nei pubblici esercizi la causa dei disordini è semplicemente un alibi” attaccano ancora.

“Da parte nostra abbiamo fatto il massimo per dare il nostro contributo alla sicurezza, anche in termini di investimenti (con i nostri risparmi senza aiuti dello Stato o degli Enti Locali). Disponiamo di telecamere sia all’interno che all’esterno della nostra attività che, in caso di necessità, abbiamo sempre posto a disposizione delle autorità. Il nostro personale avvisa sempre le forze dell’ordine in caso di pericolo per la sicurezza. Spesso andiamo oltre quelli che son i nostri compiti. Perché non ci stancheremo mai di ribadirlo: l’ordine pubblico spetta allo Stato, non ai gestori! E, a fronte della nostra fattiva collaborazione cosa abbiamo ottenuto? Nulla, la sistematica chiusura della nostra attività!

A noi compete garantire la sicurezza all’interno del nostro locali, per i lavoratori e per i clienti. E sotto questo profilo, pur a fronte di controlli “interforze” (spesso operati negli orari e nei giorni di massima affluenza con l’impiego di decine di agenti, ispettori e funzionari) non sono mai state riscontrate irregolarità gravi ma solo lievi difformità risolte nel giro di un giorno. Certamente una situazione ben lontana da quella tragica di Crans-Montana.

Non vogliamo fare analisi politiche, sociologiche, che non ci competono. E nemmeno mettere in discussione le strategie di ordine pubblico degli organi preposti. Quando però veniamo colpiti, e anche pesantemente, non possiamo subire rimanendo in silenzio. I provvedimenti di chiusura che ci hanno imposto sono serviti soltanto a dare l’immagine di un’autorità pubblica che reagiva, che sanzionava, che non rimaneva inerte”.

Dura quindi la polemica contro le istituzioni, per i provvedimenti adottati: “In sostanza una risposta alle pressioni dell’opinione pubblica che chiedeva allo Stato di risolvere in fretta il problema della sicurezza. E noi siamo stati il bersaglio più facile e di pronta soluzione. Mentre i facinorosi continuavano e continuano ad agire indisturbati nella nostra città. Forse, nelle numerose riunioni svolte dalle Autorità e dai massimi dirigenti provinciali delle forze dell’ordine, sarebbe stato opportuno e proficuo anche ascoltare la voce gli esercenti, anziché adottare strategie ed ordinanze di contenimento delle attività commerciali privi di concreta efficacia.

Recentemente, ovviamente come al solito senza riscontro alcuno, abbiamo trasmesso alla Prefettura di Cremona una raccolta firme deli locali situati in Piazza della Pace, al fine di richiedere, come già accade in numerose città italiane, un presidio fisso delle forze dell’ordine durante le serate di maggiore afflusso: soluzione questa che garantirebbe sicuramente un miglioramento della “sicurezza” nella nostra città.
Concludiamo nell’augurarci che i vari procedimenti pendenti innanzi al Tar ci restituiscano “Giustizia” al fine anche di ottenere il risarcimento di tutti i danni da noi ingiustamente subiti”.

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