Cardaminopsis, ambientalisti: “Con la perequazione commercio in città e bosco in periferia”
La proposta inviata da Maria Grazia Bonfante e Francesco Rizzi all'amministrazione comunale: trasferire i diritti edificatori dalla Paullese alle aree ex annonarie
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Mentre si attende l’esito della conferenza dei servizi per l’area commerciale lungo la Paullese, iniziativa di Cardaminopsis (a cui gli enti hanno chiesto ulteriori integrazioni progettuali) arriva dal mondo ambientalista una proposta che sposta l’asse della discussione dalla semplice contrapposizione tra chi difende il suolo da ulteriori cementificazioni e i diritti acquisiti del privato.
Maria Grazia Bonfante, coordinatrice cremonese del Gruppo Salviamo il Paesaggio, e Ferruccio Rizzi membro di Attac Italia, hanno inviato una lettera al sindaco Andrea Virgilio e al consiglio comunale di Cremona con la premessa di volere offrire “un rimedio parziale ad un errore con cui fare i conti …per riaprire un confronto sulla pianificazione del territorio che sia un laboratorio in cui i cittadini sono al centro delle scelte”.
“Escludendo a priori che possano essere ambite per la città offerte puramente speculative, gli strumenti per attualizzare e ripensare una pianificazione superata nel tempo affinché risponda ai nuovi bisogni, oggi esistono”. Il rischio è che investimenti fatti fuori tempo massimo (di questa area commerciale si parla da almeno 20 anni) si possano rivelare improduttivi per lo stesso privato, oltre che per il pubblico.
Da qui la proposta: trasferire i diritti edificatori su un’altra area e – in particolare su quelle aree ex annonarie che di recente Aem ha deciso di alienare pubblicando un avviso pubblico per manifestazione di interesse.
“Due aree opposte della città – scrivono gli ambientalisti – la prima di 60mila metri quadrati, di cui edificabili 30mila con annesse opere di riqualificazione della viabilità; la seconda di 45mila metri quadrati edificabili di cui 9mila non edificabili.
“Può un uso proficuo della perequazione attraverso lo spostamento dei diritti edificatori – essere un’ipotesi su cui gli amministratori della città, intendendo in primis il consiglio comunale, possano immaginare una soluzione per azzerare nuova cementificazione a Picenengo?” si legge ancora nella proposta:
Sull’area originariamente destinata a centro commerciale, poi il Comune potrebbe realizzare un bosco urbano di 60mila metri quadrati , “un polmone di mitigazione significativo ma anche un valore finanziario di crediti liquidi”, “una scelta politica ed economica: Il Comune acquisisce 60mila mq di parco pubblico senza sborsare un solo euro per l’esproprio dei terreni, centra gli obiettivi del Pgt vigente, che punta a ridurre la superficie urbanizzabile residua, e risponde alle fortissime pressioni dei comitati ambientalisti locali, pacificando il territori”.
Una scelta insomma che metterebbe il Comune al passo con le normative europee, tra cui il recente “Piano di Rispristino Natura” che colloca Cremona a rischio elevato e indice di pressione molto alto, con 2,5 ha di suolo consumati all’anno. Cemento che cresce, non a fronte di nuova popolazione”.
Anche il privato potrebbe così ottenere dei benefici: “anche un’azienda finanziariamente solida non ama sprecare soldi. Costruire un centro commerciale tradizionale in un’area già satura (CremonaPo) significa immobilizzare decine di milioni di euro in un progetto ad alto rischio di perdite operative o bassi margini. Recuperare aree dismesse riduce il costo degli oneri di urbanizzazione”.
Suggerimenti forse illusori ma che aprono uno spiraglio di dialogo quando si tratta di conciliare le esigenze dell’ambiente e della collettività con i diritti acquisiti da un imprenditore, contribuendo a fermare “il consumo di suolo e porre le basi per sviluppare, se non la città ideale, una città migliore”.