Cronaca

Custodire le radici, creare futuro: alla Ss. Trinità di Cremona presentata la capsula del tempo

Nella chiesa di via Speciano, per l'occasione, è stata organizzata una conferenza su San Filippo Neri. Relatore, lo storico cremonese Guido Damini

Alcuni momenti della conferenza nella Chiesa della Ss. Trinità di Cremona
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“Come si può essere fedeli a ciò che abbiamo ricevuto, senza limitarci a ripeterlo? Come si custodisce qualcosa pur lasciandola cambiare?”.
È attorno a questi interrogativi — tanto elevati quanto concreti — che don Aldo Manfredini ha aperto la conferenza “Quale passato vogliamo consegnare al futuro? La lezione di San Filippo”, ospitata nella chiesa della Santissima Trinità in via Speciano a Cremona.
Un incontro intenso e partecipato da una novantina di persone, capace di intrecciare la storia e l’eredità del “Santo della Gioia” — ripercorsa tra aneddoti e acume dal divulgatore cremonese Guido Damini — con il presente e il futuro della comunità.

“San Filippo è stato un uomo del suo tempo – racconta Damini -. Un uomo che si è gustato tutto il suo secolo, uno dei più difficili della storia, sicuramente d’Italia, ma anche della Chiesa: il XVI secolo, il 1500. Descriverlo significa raccontare un intero scenario geopolitico, filosofico e religioso assolutamente complesso, che lui è riuscito a superare con un’estrema semplicità e un’estrema umanità, attraverso l’arma dell’ironia”.

“Sicuramente è il santo degli oratori – aggiunge -, o almeno così ci hanno fatto credere le fiction Rai dall’alba dei tempi. Il mio obiettivo è stato dimostrare che era anche molto di più: un santo mistico, che aveva capito qual era la battaglia che si stava affrontando e quante anime si stavano perdendo in un’Europa distrutta e dilaniata dalle guerre e dalle tensioni religiose. Quindi non solo oratori nel senso moderno, ma luoghi di orazione, di preghiera e di sviluppo di una spiritualità che si stava corrodendo da secoli”.

“Lui era immerso nel proprio tempo – conclude Damini -, ma con gli occhi ben proiettati verso il futuro. E il futuro, allora come ora, chi erano? I giovani. La sua pastorale giovanile e il suo forte attaccamento alla realtà del suo tempo ci insegnano che abbiamo un presente che è già futuro, rappresentato da tutte le persone con meno di trent’anni che ci circondano”.

Il tempo – in senso lato – è stato il vero filo conduttore della serata, teso tra due elementi cardine.
Il primo guarda al passato: la pala d’altare settecentesca raffigurante la Santissima Trinità con i Santi Gregorio e Filippo Neri. L’opera — attualmente al centro di un importante restauro e simbolo dei lavori in corso — ha riservato una straordinaria sorpresa: la scoperta di un affresco trecentesco finora sconosciuto, raffigurante il Cristo Dolente.

Il secondo sguardo punta invece al domani, rappresentato dalla “capsula del tempo”: un cilindro d’acciaio che raccoglie ricordi, pensieri e testimonianze dei cremonesi di oggi per consegnarli alle generazioni che verranno.

“L’idea è stata quella di affidare pensieri e idee di oggi al domani. Diverse persone si sono riconosciute in questi quesiti e hanno risposto al nostro invito – riassume don Aldo, parroco di San Michele e della chiesa della SS. Trinità, mentre presenta la capsula -. Le domande che abbiamo posto erano due. La prima era: ‘che cosa vogliamo tramandare al futuro? Che cosa di bello abbiamo iniziato e desideriamo che non muoia, ma che si sviluppi?’. Tra i pensieri più espressi vi è la volontà di conservare e far crescere lo spirito di comunità e le relazioni umane, la necessità di ampliare e mantenere la capacità di prendersi cura di chi ci sta vicino, e il desiderio di custodire le radici affinché possano generare qualcosa di nuovo”.

“L’altra questione era invece: che cosa vorremmo che si concludesse, per non consegnarlo ai nostri ragazzi affinché possano affrontare la vita con più serenità? Tra le risposte emarse ci sono parole come rassegnazione, immobilismo, incapacità di guardare oltre l’immediato e l’idea che il declino sia inevitabile”.

Il punto di incontro tra questi due mondi — passato e futuro — avverrà presto: la capsula sarà infatti collocata proprio dietro la pala d’altare, a seguito degli accertamenti diagnostici non invasivi sull’affresco del “Cristo” curati dal Laboratorio “Arvedi” e programmati per il prossimo 19 ottobre.

Nutrito il pubblico di fedeli accorso nella “loro” chiesa, tra cui anche il Vescovo emerito di Cremona, monsignor Dante Lafranconi. Al termine della conferenza, tra gli applausi dei presenti, Stefano Damini (architetto a capo dei lavori di restauro) ha mostrato il punto esatto in cui il cilindro rimarrà custodito, in attesa che sia un domani — magari al prossimo restauro — a svelarne il contenuto.

“Segni non visibili – come ha sottolineato il direttore del settore Beni Culturali della Diocesi, monsignor Gianluca Gaiardi -, ma importanti e rappresentativi del nostro passaggio sulla Terra”.

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