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Mantova e Cremona, ipotesi
di accorpamento
anche per il settore idrico

Un matrimonio che non verrebbe ben visto da nessuna delle due città: Mantova perché teme di contare troppo poco, Cremona perché ha appena concluso l'iter per il gestore unico e non vuole ricominciare tutto da capo.

Dopo la sanità, forse anche la partita dell’acqua pubblica potrebbe vedere una liason tra Cremona e Mantova. O almeno, la tendenza sembra essere quella: di unione, infatti, si parla anche per le Camere di Commercio, per i parchi, e via di seguito. Sembra infatti che vi sia un progetto di legge regionale, presentato un anno fa dal consigliere regionale di Forza Italia Fabio Altitonante, secondo cui i 13 ambiti in cui oggi è divisa la Regione andrebbero riuniti in un unico ambito territoriale ottimale, favorendo così l’aggregazione dei 94 gestori attuali.

Il sistema sarebbe articolato in 8 sub-ambiti autonomi
a livello gestionale e governato da un’unica Autorità idrica,
sotto il diretto coordinamento della Regione.

Il sistema sarebbe articolato in 8 sub-ambiti autonomi a livello gestionale e governato da un’unica Autorità idrica, sotto il diretto coordinamento della Regione. In questo progetto, Mantova e Cremona sarebbero quindi associate nello stesso sub-ambito. Una ipotesi che a Cremona non piace per nulla, visto che sulla partita idrica è già decisamente più avanti di Mantova. “Innanzitutto l’idea di avere un unico ambito con sede a Milano non è affatto positiva per noi” evidenzia Alessandro Lanfranchi, amministratore delegato di Padania Acque (gestore unico). “Inoltre non avrebbe senso dover rifare tutto proprio adesso che siamo giunti ad avere il gestore unico e siamo pronti a fare investimenti. A Mantova le società di gestione sono ancora quattro”.

In effetti Cremona è pronta a partire con gli investimenti, per 4 milioni di euro solo nelle prossime settimane. A partire dal collegamento delle reti idriche di Pozzaglio e Corte dei Frati con il depuratore di Cremona, “superando i due piccoli depuratori dei rispettivi paesi, che avevano alti costi di gestione” evidenzia Lanfranchi “Costo di questo intervento, che era stato progettato da Aem ma che ora è stato trasferito al gestore unico, è di 1.400.000 euro”. Accanto a questo, sono previsti: il rifacimento del potabilizzatore di Pescarolo, Vescovato, Cicognolo e Pessina Cremonese (900.000 euro); il rifacimento del potabilizzatore di Paderno Ponchielli (500.000 euro); il rifacimento delle vasche di accumulo dell’acqua potabile a Piadena (800.000 euro); il rifacimento del potabilizzatore di Tornata e Calvatone (520.000 euro). “Inoltre è imminente anche un investimento su Crema per 900.000 euro. E in fase di approvazione vi sono interventi per altri 10 milioni” continua Lanfranchi.

Insomma, il matrimonio con Mantova non porterebbe grandi vantaggi. E soprattutto, c’è chi si chiede quale sia il senso di questo procedere per accorpamenti ‘a spezzoni’. Come il consigliere regionale Agostino Alloni (Pd). “Come si fa a portare avanti le cose in maniera così frammentaria, senza che peraltro siano ancora state definite le nuove aree vaste?” si chiede il consigliere. “Questa definizione, da parte del Governo, verrà fatta tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017. Che senso ha fare adesso degli accorpamenti per singoli settori, senza sapere quali saranno poi le aree di riferimento? Il cremasco ad esempio non ha nulla a che spartire con Mantova. O la Regione inizia a discutere ora su quali saranno le aree vaste, oppure è inutile portare avanti questo percorso”.

Per di più, secondo il progetto di legge, la conferenza regionale dei comuni vedrebbe la partecipazione di soli 5 sindaci cremonesi su 140.

Del resto neppure a Mantova verrebbe apprezzato un matrimonio di questo tipo. Come si evidenzia infatti in un articolo apparso su ‘La Gazzetta di Mantova’, la città virgiliana rischia di contare ben poco in una eventuale conferenza dei sindaci (6 su 140). In più i gestori mantovani, secondo il consigliere provinciale di Sel Franco Tiana, “sarebbero assorbiti da Cremona, che ha già un gestore unico e un robusto ufficio d’ambito, che noi non abbiamo”.

Laura Bosio

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