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Tamoil, il 29 aprile l'appello
Salvini: 'Per fortuna cittadini
sostituiscono istituzioni'

Presentato il nuovo libro dei Radicali sulla vicenda giudiziaria Tamoil "Morire di petrolio - La sentenza", alla presenza degli avvocati di parte civile e del giudice che ha firmato la condanna in primo grado per quattro dirigenti, Guido Salvini.

Si riaccenderanno il 29 aprile a Brescia ( e poi il 6 e il 13 maggio) i riflettori sulla vicenda giudiziaria Tamoil con la prima udienza del processo in Corte d’Assise d’Appello per i 4 manager condannati in primo grado per disastro ambientale doloso (Enrico Gilberti e Giuliano Guerrino Billi) e per disastro ambientale colposo (il libico Mohamed Saleh Abulaiha e Pierluigi Colombo). Se ne è parlato sabato pomeriggio alla libreria Feltrinelli per la presentazione del libro “Morire di petrolio – la sentenza”, organizzato dai Radicali cremonesi e basato sugli atti processuali del processo conclusosi con la sentenza del giudice Guido Salvini che ha preso parte alla presentazione, insieme agli avvocati di parte civile Gian Pietro Gennari, Alessio Romanelli, Claudio Tampelli, Sergio Cannavò. Hanno portato il loro contributo l’eurodeputato radicale Maurizio Turco, Federico Balestreri (Isde Medici per l’Ambiente) e il geologo Gianni Porto; assente giustificato il deputato M5S Danilo Toninelli (c’era però Lucia Lanfredi).  Moderatore Simone Bacchetta.

SALVINI: SEI MESI DA INCUBO PER SCRIVERE LA SENTENZA – “Gli avvocati, soprattutto quelli delle grande aziende sono aiutati da uno staff; i magistrati lavorano da soli e con pochi soldi per le consulenze – ha detto Salvini nel suo intervento -.  Li ricordo bene, quei sei mesi passati a scrivere la sentenza Tamoil, sei mesi a tratti da incubo, per i tanti aspetti tecnici insiti in questa vicenda. Ma devo sottolineare il grande impegno delle parti civili che a differenza di quanto avviene di solito hanno avuto un ruolo trainante”.  Salvini ha ricordato l’importanza dello “straordinario lavoro delle parti civili”, che ha contribuito, a tratti, a rasserenare la “sofferenza del lavoro di scrittura”. Salvini mostra le fotografie, scovate dall’avvocato Gennari negli archivi della Bissolati, che testimoniano la presenza storica della raffineria nell’area inquinata, in quegli stessi luoghi dove la difesa cercava di dimostrare una diversa provenienza dell’inquinamento, legato alla presenza di residui bellici. Salvini ha poi puntato l’attenzione sulla nuova legge, approvata in via definitiva poco dopo la sentenza Tamoil che istituisce nel codice i delitti contro l’ambiente: se si fosse potuta applicare per il primo grado del processo Tamoil, il giudice non avrebbe dovuto ricorrere al capo di imputazione generico di ‘disastro’ per definire le responsabilità degli imputati, esponendosi all’eventualità – ammessa dallo stesso Salvini  – che nell’appello questa interpretazione ‘estensiva’ della fattispecie non venga accolta. La nuova legge raddoppia i termini della prescrizione per questo tipo di reati, “e questo è importante perchè gli effetti sulla salute e sull’ambiente si manifestano spesso dopo molti anni”.

L’ASSENZA DELLA POLITICA – Resta l’amarezza che “la nuova legge, come tutte le leggi, interviene dopo che il danno è fatto, mentre in questo ambito sarebbe più importante che mai la prevenzione. Perchè si tratta – e la legge lo esprime chiaramente – di danni molto difficilmente risolvibili”. E resta anche il rammarico per il mancato contributo al processo delle “autorità politiche e amministrative, quelle stesse che in aula non abbiamo visto, ma per fortuna al loro posto c’era uno di voi”. Il riferimento è a Gino Ruggeri, che oggi ha fatto la sua “ultima apparizione” (così l’ha definita) nelle vesti di parte civile nel processo, passando il testimone al Comune, che prenderà parte all’appello (sarà rappresentato dagli avvocati Romanelli e Rossodivita di Roma). “Questa è stata tutta una vicenda di sostituzioni – ha detto Ruggeri -. Io mi sono sostituito al Comune, la magistratura si è sostituita al Comune. Ma almeno abbiamo dato un avviso a tutti i potenziali inquinatori: a Cremona non tutti sono genuflessi ai poteri, ci sono anche dei cittadini che, in assenza delle istituzioni, le sostituiscono”.

Sergio Ravelli, curatore del libro, ha parlato dei fatti successivi alla sentenza: in primis la pronuncia del Tar Brescia sul ricorso della Tamoil contro la richiesta di fidejussione del Comune a garanzia dei lavori di messa in sicurezza. Non solo il Tar ha ribadito che quella fidejussione andava versata, ma il Comune avrebbe dovuto imporla fin dal 2011, all’atto della firma dell’accordo ministeriale sulla dismissione della raffineria. 7 milioni di euro che la Tamoil ha dovuto infine accettare, anche se i lavori che si è impegnata a fare con l’accordo non sono una bonifica, ma una “messa in sicurezza operativa”, ossia un contenimento dell’inquinamento e solo per un certo numero di anni. L’esistenza di un deposito sull’area della vecchia raffineria – sancito sempre negli accordi del 2011 – di fatto esonera l’azienda dal ripristino delle normali condizioni ambientali del sito: di fatto, è l’opinione dei Radicali e dei consulenti tecnici di parte, la bonifica non ci sarà mai.

Giuliana Biagi

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Commenti
  • Stefano Bocci

    Insomma, Perri, Malvezzi & C. si sono dati da fare solo nel 2011, e solo per alleviare i doveri della Tamoil. Complimenti; o forse erano troppo impegnati a far cementificare la città, per occuparsi della nostra salute.
    Viene da pensare che, senza alcuna amministrazione comunale, noi cittadini potremmo fare meglio.

  • paolo

    ho sentito l’intervento del rappresentante di lega ambiente ,mi domando che ci azzecca la lega ambiente con il caso Tamoil? chi li ha mai visti o sentiti a difesa dell’ambiente nel caso Tamoil il merito è esclusivo dei radicali di cremona ,ma gli opportunisti sono sempre in prima linea per prendersi meriti che non meritano