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Omicidio Moreni, Paraga
si difende: 'Non ordinai
la strage di Gornji Vakuf'

Interrogato Hanefjia Prijic, il comandante bosniaco accusato dell'eccidio del 29 maggio 1993 nel quale persero la vita tre dei cinque volontari partiti da Brescia con un carico umanitario destinato alle popolazioni colpite dalla guerra nei Balcani.

Davanti ai pubblici ministeri di Brescia Valeria Bolici e Silvia Bonardi è stato interrogato per oltre cinque ore Hanefjia Prijic, 52 anni, detto Paraga, il comandante bosniaco accusato dell’eccidio del 29 maggio 1993 nel quale persero la vita tre dei cinque volontari partiti da Brescia con un carico umanitario destinato alle popolazioni colpite dalla guerra nei Balcani. Tra le vittime, anche il cremonese Fabio Moreni. Paraga, affiancato dal suo legale, l’avvocato Matteo Scapaticci, del foro di Brescia, e da un interprete, ha negato di aver ordinato la strage di Gornji Vakuf. Dal carcere di Canton Mombello, il comandante ha ribadito la versione già fornita ai giudici bosniaci che nel 2001 lo avevano condannato a 13 anni di reclusione. Ai pm, che gli contestano il reato di omicidio politico, Paraga ha confermato che i suoi uomini fermarono effettivamente il convoglio dei volontari che trasportava cibo e medicine. Il mezzo fu controllato per vedere cosa contenesse, dopodichè i cinque furono trattenuti e fatti salire su un carro. Ad un certo punto ci furono degli spari, ma su questo punto il comandante è stato vago, dicendo che non si accorse chi cominciò a sparare. Secondo l’accusa, però, la fucilazione non sarebbe stata possibile senza l’ordine diretto dello stesso Hanefjia Prijic, che tra l’altro fu riconosciuto da Christian Penocchio e Agostino Zanotti, i due volontari sopravvissuti.

Sara Pizzorni

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