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Studio Lgh: la parola
'fine' all'inceneritore
ancora non c'è

Le attività di igiene ambientale di Lgh sono ‘assediate’ da una pluralità di concorrenti (in primis il quasi – alleato A2A) molto attive sul fronte delle proposte commerciali, mentre la filiera del trattamento rifiuti di Lgh appare ‘zoppa’ di alcuni segmenti. Lo si legge a pagina 3 dello studio commissionato da Lgh ad esperti esterni sul “Sistema Ambiente” aziendale, per capire quali scenari si aprono in vista della scadenza dell’autorizzazione al funzionamento del termovalorizzatore (TMZ), fissata nel 2024. In nessuna parte del documento viene indicata una data per lo spegnimento dell’impianto, tema centrale del dibattito politico a Cremona dal 2014 ad oggi. Viene confermata la data del 2024, indicando nelle conclusioni che “l’evoluzione normativa nazionale e regionale, l’evoluzione della produzione di rifiuti e della filiera ambientale, determinano la necessità di valutare anche una diversa gestione dello smaltimento dei rifiuti urbani”.
Frase probabilmente calibrata con il contagocce dai tecnici e dal Cda di Lgh, che lascia aperta la possibilità di una svolta impiantistica, con chiusura dell’impianto di San Rocco, ma non la dà affatto per certa. Vero è che, si legge ancora, “in particolare per Cremona, va valutata per tempo l’adozione di soluzioni economicamente e finanziariamente sostenibili per l’individuazione di fonti termiche alternative al TMZ, che garantiscano l’alimentazione termica del teleriscaldamento della città a prezzi di mercato (in primis cogenerazione, affiancato da altre fonti anche rinnovabili)”. Non si approfondisce la questione tecnica di altri metodi di trattamento rifiuti né viene fornito il quadro economico finanziario di una eventuale dismissione del TMZ: per questo aspetto si rimanda agli altri due studi già divulgati, ossia il rapporto conclusivo del Tavolo regionale sul decomissioning e lo studio Leap di luglio 2015.
Certo è che si dovrà trovare un’alternativa per alimentare il teleriscaldamento che, ricorda lo studio, copre il 34% della domanda termica contribuendo a fornire calore a circa 600 utenze, pari a 38mila abitanti equivalenti.

Nel 2014, Lgh ha raccolto circa 240 k/ton di rifiuti, ma solo 90 sono finiti in impianti del gruppo. Lo studio suggerisce di implementare l’attività “con investimenti nella filiera di trattamento della frazione organica”, ma anche di “incrementare il presidio commerciale” e l’ottimizzazione operativa nelle fasi di trattamento e smaltimento.
Viene poi richiamata l’evoluzione normativa europea che stabilisce una precisa gerarchia nel trattamento dei rifiuti: in cima, in ordine di importanza, troviamo la prevenzione, ossia la riduzione della produzione; seguono il riutilizzo, il riciclo, il recupero (anche sotto forma di energia) e solo alla fine lo smaltimento. “Dovranno essere concretamente esplorate modalità alternative di smaltimento e valorizzazione del rifiuto, attraverso forme di recupero emergenti di materia ed energia”, si legge.
Insomma, uno studio che lascia aperto un ampio ventaglio di possibilità da inserire nel piano industriale di Lgh, che ormai deve essere condiviso con il partner A2A dopo la firma del primo step di partnership (ma il closing definitivo, a piano industriale completato, non c’è ancora).

g.biagi

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