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Devastazioni al corteo, gup:
'Messa in pericolo serenità
della pubblica convivenza'

Ecco la motivazione della sentenza di devastazione per i primi 4 arrestati negli scontri del 24 gennaio. Il gup Beluzzi: 'Messo in pericolo l'ordine pubblico'. Ora a giudizio ci sono i 3 della seconda tranche. Sì al rito abbreviato. Il Comune e due agenzie immobiliari parti civili.

E’ stata depositata la motivazione della sentenza di condanna per devastazione emessa lo scorso 21 gennaio per i primi 4 arrestati nell’indagine sugli scontri del 24 gennaio. Per il gup Pierpaolo Beluzzi c’è stato “un concreto pericolo per la serenità della pubblica convivenza”. Dunque non danneggiamento aggravato, come chiedeva la difesa degli imputati, ma devastazione, proprio perché “il buon assetto o regolare andamento del vivere civile, cui corrispondono, nella collettività, il senso della tranquillità e della sicurezza, è stato posto in evidente pericolo nelle drammatiche ore in cui sono stati posti in essere gli episodi di violenza”.

“Non vi era possibilità”, scrive il giudice, “per i cittadini dell’intera città di Cremona di godere della tranquillità correlata al normale vivere civile e al senso della sicurezza, considerato che buona parte dell’area nord-ovest della città, ivi comprese le zone relative alla stazione, il parcheggio dell’autostazione, l’accesso al cavalcaferrovia di via Dante e l’adiacente zona cimiteriale, nonché tutta la parte di connessione con via Mantova e buona parte di viale Trento e Trieste e via Dante era occupata a gestita da una pluralità di individui armati di spranghe e altri mezzi contundenti che distruggevano vetrine di esercizi commerciali e istituti di credito e lanciavano fumogeni e petardi esplosivi detonanti contro le forze dell’ordine, schierate in gran numero nel tentativo di riuscire ad arginare i facinorosi”.

“Ma complessivamente”, si legge nella motivazione, “l’intera città, oltre la rilevante area interessata direttamente dagli assalti dei cosiddetti ‘antagonisti’, era avvolta in quelle ore da un clima di intimidazione, rendendosi necessario per la popolazione mutare le proprie legittime aspettative di libera circolazione e di serenità a fronte delle modalità violente che la manifestazione, già di per sé non autorizzata, aveva assunto”. Per il giudice, “si tratta, quindi, di un delitto di pericolo concreto contro l’ordine pubblico e non di un pericolo meramente ipotetico in cui è indifferente la gravità del danno in concreto prodotto, purché sia accertato che i fatti posti in essere abbiano leso non soltanto il patrimonio, ma anche l’ordine pubblico”.

E ancora: “le immagini in atti ritraggono una pluralità di episodi di violenza posti in essere in modo indiscriminato nei confronti di diversi edifici (sia pubblici che privati), nonché verso oggetti presenti sulla strada percorsa dai manifestanti che hanno danneggiato profondamente il tessuto urbano della città ed hanno creato un grave allarme cittadino nonostante le ingenti forze dell’ordine schierate (ai cittadini era di fatto impedito, se non volevano mettere a repentaglio la propria incolumità personale, di percorrere quelle vie cittadine durante le ore della manifestazione)”. “Eventi”, questi, che secondo il giudice “hanno privato la cittadinanza cremonese e non solo del senso di tranquillità e sicurezza che contraddistingue il civile vivere quotidiano.

Di tali episodi di violenza, come emerge dalle immagini delle telecamere cittadine, si sono resi protagonisti gli imputati”. Lo scorso 21 gennaio, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, il gup Beluzzi aveva condannato a quattro anni ciascuno Mattia Croce, 21 anni, cremonese, frequentatore del Kavarna, Aioub Babassi, 21 anni, bresciano, Matteo Pascariello, 24 anni, bolognese residente a Lecce, e Mauro Renica, 31 anni, bresciano appartenente al centro sociale Magazzino 47. “Tutti”, per il giudice, “hanno partecipato fin dall’inizio alla manifestazione, per poi schierarsi (quanto meno Croce, Babassi e Renica) nelle prime file, ben consapevoli dell’assetto militare che il corteo andava assumendo, in particolare dopo la cortina fumogena intenzionalmente posta in essere da alcuni manifestanti nelle prime file, come evidenziato dalle immagini si schieravano individui camuffati di nero, con bastoni ben in evidenza a rafforzare la prima linea e costituire un assetto da combattimento, schieramento di per sé sufficiente a rendere evidente a chiunque che la manifestazione, da quel momento, si trasformava in una azione di guerriglia verso le forze dell’ordine e con aggressione all’ordine pubblico cittadino”. 

Dello stesso reato di devastazione in concorso sono accusati anche gli altri arrestati della seconda tranche dell’inchiesta che oggi sono comparsi davanti al gup Christian Colombo. Filippo Esposti, 27 anni, informatico cremonese militante del centro sociale Dordoni e già indagato per la rissa di via Mantova con esponenti di Casa Pound, Giovanni Marco Codraro, siciliano 23enne attivo nei collettivi universitari, e il bresciano Samuele Tonin, 26 anni, saranno processati con il rito abbreviato. Per loro l’udienza è stata aggiornata al prossimo 7 luglio. Insieme a loro, nell’ottobre dell’anno scorso, era stato arrestato anche Kuljit Tiwana, 24enne indiano naturalizzato italiano che gravita negli ambienti del centro sociale Kavarna, che però ha scelto di affrontare il dibattimento. Oggi, intanto, come del resto avevano già fatto nel primo procedimento, il Comune di Cremona, attraverso l’avvocato Cesare Gualazzini, e due agenzie immobiliari rappresentate dagli avvocati Marco Soldi e Monica Fassera, si sono costituiti parte civile.

Sara Pizzorni

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