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Inceneritore, gli esami non
finiscono mai: in arrivo
aggiornamento diffida

L’impianto di termovalorizzazione di Cremona, dopo l’intervento di revamping della linea 1 terminato a marzo 2015, rientra – per emissioni –  nella media degli 11 impianti regionali. “L’impianto non è il migliore ma neanche il peggiore ” ha spiegato tra l’altro Dario Sciunnah, il dirigente della struttura che in Regione rilascia le autorizzazioni integrate ambientali, intervenuto in commissione ambiente ieri accanto ai tecnici dell’Arpa, per inquadrare l’ormai noto faldone reso pubblico dal Comune sulla visita ispettiva avvenuta dal maggio 2015 fino a poche settimane fa. “E’ difficile – ha aggiunto il dirigente in risposta a chi chiedeva se l’impianto cremonese sia più inquinante o meno di altri – fare una graduatoria, anche perchè ciascuno di questi impianti è dotato di una propria ‘personalità’. Una graduatoria sulla base delle emissioni e delle performance energetiche è molto difficoltosa: impianti molto performanti in efficienza energetica possono avere cattivi livelli di emissione. Cremona si colloca comunque nella media”.

La relazione Arpa non è ancora quella conclusiva: la prossima, hanno assicurato i tecnici regionali, sarà più chiara e leggibile anche dai non addetti ai lavori.

La commissione, voluta dalla responsabile Ambiente del Pd Francesca Pontiggia, proprio per fare chiarezza sulle due pagine di conclusioni che gettano un’ombra inquietante sulla capacità del gestore di controllare l’impianto,  si è svolta in due sezioni distinte, per separare inquadramento tecnico da discussione politica. Non era presente nessun membro di Giunta, nemmeno il principale interlocutore, l’assessore all’Ambiente Alessia Manfredini. Massima cautela nell’esporre fatti ed opinioni è stata raccomandata dal segretario generale Criscuolo, essendoci un’indagine della magistratura in atto. Nella prima parte hanno parlato i tecnici Arpa e solo in un secondo tempo è intervenuto il gestore Linea Reti e Impianti, gruppo Lgh spiegando le contromisure adottate per rientrare dalle anomalie.  Arpa ha confermato quanto emerso nel documento conclusivo del 6 maggio: il sistema di monitoraggio delle emissioni (Sme, ora completamente sostituito) non è stato in grado per un lungo periodo di rilevare correttamente le emissioni delle polveri per un errore nell’applicazione delle funzioni di taratura, errore avvenuto in occasione dell’intervento di manutenzione programmata del 4 settembre 2013. Il gestore se ne accorge solo ad ottobre 2015, ed immediatamente ne informa l’Arpa. Un lasso di tempo molto lungo – hanno detto i tecnici Arpa, sollecitati da un intervento della consigliera Stefania Telli, Fare Nuova la Città  – anche raffrontando il caso cremonese con anomalie simili riscontrate in altri impianti, ma di durata nettamente inferiore. In tutto quel periodo fortunatamente non ci sono stati superamenti di limite giornaliero delle polveri se non tra il 22 e il 24 dicembre 2014, sulla linea 2. Come si legge nella relazione conclusiva Arpa, questo è avvenuto “in occasione di un guasto ad una sezione dell’impianto di abbattimento (filtro a maniche); sul diario di conduzione dell’impianto nel periodo interessato dall’evento i capiturno avevano segnalato più volte gli elevati e anomali valori di estinzione. Tuttavia, a causa dell’errata impostazione della funzione di taratura, tali valori non venivano correlati ad un’alta presenza di polveri; di conseguenza non è cessata l’alimentazione dei rifiuti come avrebbe dovuto accadere”. In commissione è stato ribadito anche che le centraline in quei giorni non hanno rilevato un aumento delle polveri nell’aria di Cremona e che quella fuoriuscita anomala “è stata tutto sommato meno significativa di altri fenomeni che avrebbero potuto manifestarsi spontaneamente nello stesso periodo”.

L’INCENERITORE DI CREMONA E’ SICURO? – “La sicurezza assoluta non esiste – ha aggiunto Sciunnah -. In qualunque attività umana si ragiona in termini di rischio accettabile. C’è una tendenza pressante sui gestori ad un miglioramento continuo delle prestazioni, questo deriva da direttive europee. Stando ai nostri rilevamenti, oggi l’impianto è sicuro, inquina, ma in maniera significativamente limitata rispetto a riscaldamento domestico, traffico, attività produttive; siamo nell’ordine di alcuni punti percentuali, tra il 5 e il 10% a seconda degli inquinanti, sul totale delle attività antropiche di un bacino padano che è già un’area tra le più critiche d’Europa”.

L’AGGIORNAMENTO DELLA DIFFIDA – La situazione del monitoraggio emissioni ad oggi è cambiata, ne conviene la stessa Arpa: il gestore ha ottemperato a tutte le prescrizioni contenute nella diffida. “L’azienda – ha spiegato Sciunnah – è intervenuta con sollecitudine su inottemperanze così significative e si è notato come già in questo semestre siano state poste in essere misure importanti. E’ emerso però un elemento nuovo che si configura come inottemperanza, legato ad una non corretta interpretazione dei picchi a fondo scala. Su questo aspetto siamo ancora in una fase interlocutoria. Per questo stiamo predisponendo un atto che potremmo definire un aggiornamento della precedente diffida”. Dunque l’impianto di san Rocco continua ad essere sotto stretta osservazione, un monitoraggio tuttavia considerato dalla stessa Linea Reti e Impianti, come rispondente a stringenti indicazioni di legge.

I NODI POLITICI – Resta però il dato politico, fatto emergere a più riprese dal consigliere di Ncd Federico Fasani, che ha sottolineato l’utilizzo strumentale della relazione Arpa da parte di chi vuole chiudere al più presto l’inceneritore.”Per mantenere fede a promesse elettorali irrealizzabili nei fatti”, ha aggiunto Fasani, accusando inoltre i consiglieri Poli, a Beccara e Telli (tutti e tre medici) di aver creato allarmismo con le loro dichiarazioni sulle ricadute sulla salute del cattivo funzionamento del sistema di monitoraggio e in genere sulle inefficienze nella gestione dell’impianto. “I fatti riscontrati da Arpa non possono ricondursi a qualcosa di ordinario e c’è un’indagine della magistratura in corso – ha ribattuto Roberto Poli, Pd. “Noi abbiamo espresso la convinzione che le particolari criticità ambientali della pianura padana, per una serie complessa di ragioni e non solo per l’inceneritore, fanno sì che coerentemente con il programma elettorale si vada a preferire una diversa gestione del problema rifiuti. Queste le nostre osservazioni, che mi sembrano di assoluto buon senso”.

gbiagi

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