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A don Inzoli 4 anni e 9 mesi
Duro attacco del pm alla
Santa Sede. 'Gravi ritardi'

AGGIORNAMENTO - “Il timore dei ragazzi nel denunciare i fatti”, ha spiegato il procuratore, “ha ritardato la loro emersione. Le famiglie ci hanno creduto poco, i vescovi non ne parliamo, non si pensava che un personaggio così in vista potesse essere autore di questi fatti”.
Il giudice Letizia Platè

Il giudice Letizia Platè

Dopo due ore e mezza di camera di consiglio, il gup Letizia Platè ha condannato a 4 anni e 9 mesi di reclusione don Mauro Inzoli, 66 anni, il carismatico capo di CL accusato di abusi sessuali con l’aggravante dell’abuso di autorità. Per lui, interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori. Per l’imputato, difeso dagli avvocati Nerio Diodà e Corrado Limentani di Milano, il procuratore Roberto di Martino aveva chiesto 6 anni di reclusione. Don Mauro, che nel corso delle varie udienze è sempre stato assente, è stato processato con il rito abbreviato, che dà diritto allo sconto di un terzo della pena. Nel conteggio della pena è stato tenuto conto anche del risarcimento alle due parti civili e ad altre tre parti offese. A ciascuno dei cinque minori, il religioso ha riconosciuto una somma di 25mila euro.

Otto gli episodi di violenza sessuale su minori finiti davanti al gup, ma il pm ha specificato che sono centinaia quelli che don Mauro avrebbe commesso tra il 1995 e il 2008, fatti non in contestazione in udienza preliminare perché prescritti o comunque non procedibili. “La gravità del reato”, ha sottolineato il procuratore, “si desume anche dal contesto di tutti questi episodi”. “C’è anche chi ha denunciato fatti che si sono ripetuti per anni”, ha continuato di Martino, che ha parlato di alcuni particolari terribili e che non ha risparmiato un attacco alla Santa Sede. “Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata nella consegna degli atti”, ha commentato, “sono contento che si sia giunti all’accertamento della verità. Se ci fosse stata più collaborazione, avremmo potuto sentire anche qualcun altro e in questo modo nelle testimonianze ci sarebbe stata una maggiore diversificazione”.

Il procuratore di Martino

Il procuratore di Martino

Il religioso, che avrebbe fatto ammissioni, doveva rispondere di otto episodi di violenza sessuale che avrebbe commesso sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove CL portava i minori durante le vacanze estive. I fatti sarebbero accaduti tra il 2004 e il 2008. Tra le persone offese, un ragazzino all’epoca di soli 12 anni e un altro di 13. Sono gli episodi più gravi in quanto commessi ai danni di minori di 14 anni. Le altre vittime hanno tra i 14 e i 16 anni.

A don Inzoli si contesta l’abuso di autorità in quanto nei periodi dei presunti abusi ricopriva i ruoli di rettore al liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca. I ragazzi frequentavano l’oratorio per i perfezionamenti spirituali che svolgevano con don Inzoli. Per la procura, ci sarebbero stati da parte del prete, baci, carezze, abbracci, toccamenti nelle parti intime e masturbazioni. Tutte le presunte vittime avrebbero raccontato di una loro fortissima sottomissione psicologica davanti a don Mauro: in sostanza, sarebbero rimasti allibiti, ma non avrebbero avuto la forza di reagire. Uno dei giovani ha raccontato che per i genitori don Inzoli era un “idolo meritevole di venerazione”.

“Il timore da parte di queste persone nel denunciare i fatti”, ha spiegato il procuratore, “ha ritardato la loro emersione. I ragazzi provavano un grande imbarazzo, le famiglie ci hanno creduto poco, i vescovi non ne parliamo, non si pensava che un personaggio così in vista potesse essere autore di questi fatti, quindi sono emersi gravi ritardi”. “Si avverte tuttora”, ha continuato il pm, “leggendo le testimonianze, una fatica e un imbarazzo da parte dei ragazzi che si rendevano conto di aver messo in imbarazzo le loro famiglie”. “Ma alla fine”, ha concluso il procuratore, “meglio tardi che mai”.

Gli avvocati Nerio Diodà (a sinistra) e Corrado Limentani

Gli avvocati Nerio Diodà (a sinistra) e Corrado Limentani

Nel corso delle indagini, gli uomini della mobile, e in particolare il sostituto commissario Gianluca Epicoco, hanno sentito numerosissime testimonianze. I ragazzi, nel frattempo diventati maggiorenni e oggi tutti professionisti, non si rendevano conto della gravità dei fatti, credendo che quelle di don Inzoli fossero solo manifestazioni di affetto. A distanza di molti anni, comunque, c’è ancora chi è in analisi e chi non parla più al padre che davanti alle accuse mosse al religioso aveva mantenuto un atteggiamento neutro. All’epoca era stata sentita anche una ragazza, l’unica femmina, che aveva raccontato di essere entrata nello studio di don Inzoli e di aver ricevuto l’invito a sedersi sulle sue ginocchia. Lei aveva capito e se n’era andata.

Il procedimento ecclesiastico era nato grazie ad alcune famiglie che si erano presentate dal vescovo per raccontare quanto stava accadendo. L’ex preside del liceo linguistico Shakespeare, di cui don Inzoli era rettore, si era dimesso dall’oggi al domani. Un comportamento, questo, che aveva destato non pochi sospetti, tanto che il dirigente era stato sentito dagli inquirenti. Aveva rassegnato le dimissioni in quanto il suo ruolo non era più compatibile dopo le confidenze ricevute dai ragazzi.

Ora per don Inzoli è arrivata anche la condanna penale. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni.

CONDANNA A DON INZOLI: BORDO (SINISTRA ITALIANA): “LA GIUSTIZIA ITALIANA HA FATTO IL SUO CORSO”

Il parlamentare Franco Bordo

Il parlamentare Franco Bordo

Sulla condanna a don Inzoli è intervenuto anche il parlamentare Franco Bordo che il 30 giugno del 2014 aveva presentato un esposto, facendo aprire l’indagine penale. “La giustizia italiana ha fatto il suo corso”, ha dichiarato. “Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione da parte del Vaticano, in questo caso si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati, e purtroppo forse non tutti, che hanno portato prima al risarcimento delle vittime da parte del sacerdote, poi a questa condanna”. “Dopo questa sentenza”, ha concluso Bordo, “rimangono la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune di esse non avrebbero subito quella terribile esperienza”.

Sara Pizzorni

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