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Abusi sessuali su minori,
il procuratore chiede sei
anni per don Inzoli

Abusi sessuali su minori con l’aggravante dell’abuso di autorità. Con queste accuse, alle 13 di oggi il procuratore Roberto di Martino ha chiesto 6 anni nei confronti di don Mauro Inzoli, 66 anni, il carismatico capo di CL al quale sono contestati otto episodi di violenza sessuale. Don Mauro è a processo con il rito abbreviato, che dà diritto allo sconto di un terzo della pena. L’imputato ha già risarcito cinque vittime con 25 mila euro a testa. Alle 15,30 la sentenza del gup Letizia Platè.

Il religioso, che ha ammesso i fatti, è difeso dagli avvocati Nerio Diodà e Corrado Limentani di Milano. Gli abusi sarebbero stati commessi sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove CL portava i minori durante le vacanze estive. I fatti sarebbero accaduti tra il 2004 e il 2008. Tra le persone offese, un ragazzino all’epoca di soli 12 anni e un altro di 13. Sono gli episodi più gravi in quanto commessi ai danni di minori di 14 anni. Le altre vittime hanno tra i 14 e i 16 anni.

La Santa Sede ha già punito don Mauro, infliggendogli per mano di Papa Ratzinger una sanzione della riduzione allo stato laicale, sanzione poi ammorbidita il 27 giugno del 2014 da Papa Francesco con una pena medicinale perpetua, invitando il sacerdote a condurre, tra le altre cose, una “vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. Riservatezza che il don non avrebbe rispettato, presentandosi al tradizionale convegno sulle famiglie organizzato a Milano dalla Regione Lombardia nel gennaio del 2015. In prima fila c’era il governatore Roberto Maroni, in seconda fila c’era don Inzoli, immortalato dai fotografi. In quell’occasione era scoppiata una violenta polemica. A sollevarla era stato un indignato Franco Bordo, il parlamentare di Sel che il 30 giugno del 2014 aveva presentato un esposto, facendo aprire l’indagine penale. Nel corso dell’inchiesta, il procuratore Roberto di Martino, attraverso una rogatoria, aveva chiesto gli atti al Vaticano, ma la Santa Sede non aveva collaborato.

Sara Pizzorni

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