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Arvedi: laurea ad honorem
a S.Pietroburgo per
innovazione tecnologica

Consegnata il 31 ottobre, presso il Politecnico Pietro il Grande di san Pietroburgo, la laurea honoris causa in Scienze della Tecnologia a Giovanni Arvedi per l’alto livello raggiunto nei campi dell’innovazione e della tecnologia nel settore siderurgico. Arvedi diventa così il primo industriale italiano a unirsi alla famiglia dei dottori honoris causa del Peter The Great St. Petersburg, tra i quali figurano il presidente dell’Accademia Russa delle Scienze, Vladimir Fortov, il premio Nobel (2010), Zhores Alferov, lex presidente della Camera di Commercio e dell’Industria russa tra 2001 e 2011, Yevgeny Primakov.

Il Gruppo Arvedi ha da sempre costanti e proficui legami con il mondo accademico con il quale collabora attraverso gruppi di ricercatori operanti nelle principali università italiane e internazionali allo sviluppo di nuove tecnologie, nuovi processi produttivi e nuovi prodotti per il settore siderurgico e meccanico.

“Sono convinto – ha detto l’industriale cremonese nel corso della cerimonia di consegna –  che senza il mio ottimo staff ed i miei dipendenti, non sarei mai riuscito a concludere positivamente questa impresa. L’unico modo per superare le grandi difficoltà della vita è di aver fiducia nelle nostre idee, amare il nostro lavoro e seguire il nostro intuito e il nostro credo”. Entrando poi nel merito dei processi produttivi messi in atto in campo siderurgico, Arvedi ha spiegato che “la soluzione di colare una bramma sottile in una sola linea altamente produttiva, e non 2 linee, è a mio giudizio la migliore; così come sono convinto che questa tecnologia rappresenti il futuro della produzione di nastri a caldo: un sistema semplice e compatto che rispetta il tempo minimo del cambiamento di stato dell’acciaio e porta al prodotto finale”.
Un concetto condiviso dal board dell’ateneo russo, che ha accolto con una cerimonia solenne ed un parterre di primissimo piano l’imprenditore cremonese. Una sfida, un’equazione tecnologica e tecnica la sua: ”dall’acciaio liquido al nastro di acciaio di spessore minimo di 0,8 mm in circa 200 m”, un viaggio che dura oltre 30 anni e ci vede ostinatamente fedeli alle nostre idee che rispettano, con umiltà, la natura e la scienza”.

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