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Piscina, il Comune: "Fin
indisponibile ad inviare
rendiconti sulla gestione"

L’ormai celebre “festa privata” che si è svolta nell’area circostante le piscine comunali, sarebbe stata un’eccezione e non avrebbe compromesso la regolare esecuzione del servizio da parte della federazione Italiana Nuoto che gestisce gli impianti natatori. E’ una delle risposte che la Fin ha dato al Comune dopo il polverone suscitato dalla decisione di cambiare radicalmente strada circa la gestione delle piscine, andando a gara pubblica.  In particolare la festa, avvenuta il 7 maggio e portata alla luce dalla consigliera Maria Lucia Lanfredi dei 5Stelle a luglio, era in realtà secondo la Fin “un piccolo rinfresco tra collaboratori della struttura e all’amministrazione è stata fornita una versione distorta”. Invece, secondo il Comune le foto circolate all’epoca sui social “sembrano indicare un’altra tipologia di evento”. Le feste private sono espressamente vietate dalla convenzione e possono essere oggetto di revoca.

Molte altre sono le informazioni che l’assessore allo Sport Mauro Platè fornisce nella risposta all’interrogazione di Filippo Bonali (Sinistra per Cremona) presentata per far luce sui tormentati rapporti tra comune e società di gestione della piscina. Un quadro che mette in luci grosse difficoltà di rapporti, a cominciare dalla rendicontazione delle spese: i dati forniti nel 2014, ad esempio, “non erano stati ritenuti sufficienti per espletare i compiti connessi al controllo e finalizzati ad assicurare una corretta gestione; per questo era stato richiesto, dal 1 gennaio 2015, trimestralmente, un dettagliato rendiconto relativo alla gestione dell’impianto …”. A queste richieste rispondeva il 10 marzo 2015, l’avvocato della Fin, scrivendo in una nota non protocollata che la  Federazione “non è tenuta in alcun modo ad alcuna rendicontazione fatta salva quella del rendiconto annuale senza ulteriori obblighi di documentazione e senza riconoscimento alcuno al Comune di entrare nel dettaglio dei costi di gestione di Fin”. Non solo: questo rendiconto annuale, secondo il Comune non utilizzava “le forme precise indicate dal codice civile per la stesura di un bilancio. Ogni anno la rendicontazione, obbligatoria per convenzione, ha dovuto essere sollecitata dagli uffici comunali”. E’ accaduto così, che il rendiconto 2015, è arrivato in Comune solo a fine maggio 2016, rendendo di fatto impossibile il controllo da parte dell’ente “sull’efficacia delle misure messe in atto dal gestore”.

C’è poi la questione delle tariffe: insospettito da alcune segnalazioni, a gennaio 2016 il Comune chiedeva conto del fatto che ad alcune società di nuoto venisse richiesto un costo orario per corsia di 55 euro, mentre nella delibera comunale che fissava le tariffe si parla di un unico importo fisso per le società affiliate a federazioni riconosciute dal Coni, pari a 8,5 euro + iva. La risposta della Fin era stata la seguente: la tariffa differenziata era applicabile in quanto si trattava di “corsi preagonistici, a carattere commerciale non agonistico”, una formula che non compare ne nella convenzione nè nelle delibere comunali.

La versione del Comune insiste sul fatto che la Fin si sarebbe sottratta ad ogni tipo di collaborazione, sempre facendosi forte di una propria interpretazione delle norme della convenzione. Anche sul fronte delle proposte aggiuntive formulate dal Comune, la Fin avrebbe chiuso le porte: ad esempio, a fine 2014 (l’anno d’insedimento di Galimberti) l’ente locale stilava una serie di proposte, tra cui monitoraggio trimestrale delle entrate / uscite; adozione di un capitolato di gara per l’affidamento del servizio pulizie sul modello di quello usato in altri impianti sportivi; individuazione di misure per il risparmio energetico; costituzione di un Comitato per gli sport natatori. La Fin rispondeva accettando solo le azioni sul risparmio energetico, respingendo invece come “non accettabili” le richieste di monitoraggio trimestrale e dichiarandosi indisponibile a modificare l’articolo 9 della convenzione introducendo il “dettagliato rendiconto” e ad avviare il Comitato, che avrebbe dovuto avere il compito di favorire la pratica del nuoto presso i cremonesi tutti. La Fin, si legge ancora nelle dichiarazioni di Platé, considera il centro sportivo di Cremona “non un servizio svolto in nome e per conto del Comune, ma un impegno che sia dal punto di vista di diritto, oltre che organizzativo, funzionale e di gestione, è totalmente autonomo”. Nessuna informazione sulle ore lavorate da dipendenti e collaboratori, né sulla tipologia dei contratti; nessuna conferma da parte di Fin, di aver ricevuto lamentele da parte degli utenti, contrariamente da quanto appariva a più riprese sulle pagine dei giornali.

“La risposta dell’assessore – afferma Filippo Bonali – conferma alcune cose note che circolavano da tempo, ma non ufficializzate. Credo che a questo punto alcuni punti fermi siano stati messi per descrivere i rapporti tra Comune e Fin. Il grande clamore mediatico della vicenda negli ultimi mesi non ha aiutato a far capire esattamente ai cittadini come stavano le cose. Emerge un quadro di rapporti rovinati a causa di tante situazioni controverse mai affrontate negli anni passati, situazioni nelle quali è mancata l’attenzione e il controllo da parte del Comune. Ecco perchè d’ora in poi è assolutamente importante che vengano messi dei paletti chiari e incontrovertibili su diritti e doveri e che il Comune vigili seriamente sull’osservanza”. “Non mi sembra – aggiunge –  che ci sia nulla di scandaloso se il Comune chiede ogni trimestre un rendiconto, soprattutto in periodi di ristrettezze”. E poi una sorta di avvertimento indiretto alle società canottieri schierate contro la possibilità dell’arrivo di Sport Management: “Non necessariamente un soggetto di diritto pubblico si comporta sempre con le modalità che è logico aspettarsi dal pubblico. Mi pare, dalla risposta all’interrogazione, che la Fin abbia spesso risposto tramite un legale e comunque dalla sede centrale di Milano, alle richieste del Comune, bypassando il precedente direttore”. Come dire: se anche ora il nuovo direttore gode della massima fiducia delle società natatorie, non è detto che possa poi avere mano libera rispetto a scelte imposte dall’alto e spesso poco condivise dalle stesse società locali.

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