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Contratti bancari e derivati:
‘Carpita buona fede clienti’
Dirigenti di banca a processo

E’ tornato in aula davanti al giudice Francesco Sora il processo che vede imputati di truffa e appropriazione indebita aggravata, Paolo Landi, di Lodi, direttore generale della Banca Popolare di Crema, e Antonello Barbieri, di Pianengo, direttore della filiale di Trescore Cremasco. I due sono accusati di aver carpito la buona fede di due fratelli titolari di una società agricola, “approfittando della loro assoluta ignoranza in materia di contratti bancari e di derivati”.

Il 15 ottobre del 2008 i due imputati avevano fatto sottoscrivere ai due fratelli un contratto di cessione di mutuo fondiario in favore della loro società per un valore di un milione e 400 mila euro. Per l’accusa, quel contratto ne nascondeva un altro a tasso fisso sui derivati Swap “fraudolentemente collegato a quello di mutuo con un tasso di interesse pari all’Euribor, alla data della stipula, del 5,192%, più uno spread di 1,25%, e così ad un tasso iniziale del 6,442% che dal febbraio del 2009 al settembre del 2011 generava costi mensili per le persone offese pari a circa 6.210 euro”.

Un contratto, quello sui derivati Swap, della cui esistenza, sia i titolari della società che il loro delegato non sarebbero mai stati informati. Anche perché, nel momento della stipula, era imminente la caduta del tasso Euribor, cosa di cui i due imputati, grazie ad ‘informazioni qualificate’, sarebbero già stati a conoscenza. In questo modo i due funzionari di banca avrebbero praticato un tasso di interesse molto superiore, “inducendo quindi in errore le parti offese sulla natura e sui termini del contratto di mutuo” che i due responsabili della società credevano di aver stipulato. Gli imputati si sarebbero procurati un profitto di 192.470,75 euro.

Nel processo, i due fratelli risultano parti offese e sono assistiti dall’avvocato Luigi Gritti. Non si sono costituiti parte civile in quanto è in corso una causa civile per il risarcimento del danno.

Nella primavera del 2008 i due allevatori, che dovevano fare dei lavori alla loro azienda, si erano rivolti al loro sindacato affinchè trovasse dei finanziamenti. A condurre le trattative con la banca era stato Aldo Bellandi, consulente Agrifidi, uno dei testimoni sentiti oggi in aula. Davanti al giudice, il consulente ha affermato di non essere mai stato a conoscenza di quel contratto sui derivati Swap. “E’ stato fatto a mia insaputa”, ha detto il teste. “Se l’avessi saputo, mi sarei fermato, avrei sospeso tutto e avrei cambiato banca”.

Nel settembre del 2008 i due allevatori avevano aperto il conto in banca, intestandolo alla loro società. Verso la fine di ottobre fratello e sorella avevano firmato quella che credevano fosse un’assicurazione a beneficio dell’istituto erogante il finanziamento, mentre nel luglio del 2009 avevano sottoscritto ‘la polizza incendio contemplante il vincolo a favore della banca’. Il 5 agosto un incendio aveva distrutto l’azienda, e i due allevatori avevano chiesto un ulteriore finanziamento per far fronte all’emergenza. Ma la banca non aveva potuto erogarlo, perche’ ‘sussisteva la sofferenza per i derivati’.

Oggi in udienza è stata sentita anche la testimonianza di Alberto Ferrari, nel 2008 responsabile per il cooordinamento commerciale della Popolare di Crema. Ferrari aveva incontrato una delle parti offese, la sorella, il giorno stesso dell’erogazione del mutuo. “Le dovevo illustrare le operazioni”, ha spiegato il teste chiamato dalla difesa. “Su un foglio”, ha ricordato Ferrari, “ho tracciato un grafico ipotizzando l’andamento dell’Euribor”. “Non avete fatto dei calcoli?”, ha chiesto il giudice. “No, l’incontro era esclusivamente per fini esplicativi”.

“Era possibile, all’epoca dei fatti, prevedere la caduta del tasso Euribor?”, ha chiesto il pm onorario Silvia Manfredi al consulente della difesa che ha esaminato tutta la documentazione relativa ai derivati Swap. “Era un tasso allineato a ciò che il mercato esprimeva in quella giornata”, ha risposto l’esperto, a cui però si contrappone l’analisi contenuta nelle carte della procura del consulente Ernesto Quinto, secondo il quale, già nell’ottobre del 2008 ci sarebbe stata una previsione di calo dei tassi.

Per quanto riguarda invece l’accusa di appropriazione indebita, i due imputati sono accusati di essersi indebitamente appropriati dal conto corrente della società dei due fratelli di un indennizzo di 180.000 euro prima, e di 145.000 euro dopo, relativo ad una polizza incendio. Denaro che la banca si era trattenuta per sanare parte dei debiti che la società vantava nei suoi confronti. L’udienza riprenderà con altri testimoni il prossimo 31 maggio.

Sara Pizzorni

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