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Alternative all'inceneritore,
mozione in Regione: 'Entro
un anno si elabori progetto'

Mozione urgente dei consiglieri di minoranza in Regione, in vista della conferenza di servizi in programma domani mercoledì 12 luglio a Milano presso l’Assessorato Regionale all’Ambiente, in cui si tratterà dell’aggiornamento dell’A.I.A (l’Autorizzazione Integrata Ambientale) per l’inceneritore di Cremona. La mozione è stata presentata come prima firmataria da Chiara Cremonesi, eletta in Sel, seguono le firme di Agostino Alloni, Jacopo Scandella, Laura Marta Barzaghi, Giuseppe Villani (Pd) e dei consiglieri  del Patto Civico  Daniela Manini, Silvia Fossati,  Michele Busi. In pratica, si chiede che la Giunta regionale si impegni “ad accompagnare il Gestore (Lgh) e gli enti territoriali coinvolti, verso l’individuazione di soluzioni impiantistiche alternative, per elaborare, entro un anno, un progetto pilota per l’impianto di Cremona, e garantendo sin da subito l’affiancamento dei tecnici regionali ai tavoli di lavoro che si andranno a costituire sul territorio”.

La mozione prende atto “della volontà espressa da Lgh di ricercare soluzioni tecniche, industriali ed organizzative per l’individuazione di un percorso sostenibile di dismissione dell’attività di valorizzazione, compatibilmente con gli scenari di efficientamento del sistema di gestione dei rifiuti” e ricorda come, nel 2014  sia “stato approvato un Protocollo per la valutazione tecnica del ruolo dell’impianto di incenerimento rifiuti di Cremona nella complessiva filiera di gestione dei rifiuti urbani a scala comunale, provinciale e regionale e alla valutazione di possibili alternative all’esercizio dello stesso. Protocollo che era finalizzato a definire criteri che orientassero la progressiva dismissione degli impianti di incenerimento a più bassa performance energetica e ambientale, la cui capacità fossa risultata in esubero rispetto al fabbisogno di rifiuto urbano prodotto in Lombardia.  Sempre all’interno di tale Protocollo si era ritenuto che ‘il caso di Cremona’ potesse rappresentare un’esperienza pilota in tal senso”.

Nel 2015 – si legge nel testo che ripercorre gli step degli ultimi tre anni  – è stato presentato il rapporto tecnico conclusivo, 106 pagine in cui sono state individuate le possibili soluzioni gestionali alternative all’inceneritore, definendo dieci scenari per la gestione dei rifiuti indifferenziati residui; le soluzioni valutate si allineano a due diverse annualità, il 2018 e il 2025, in corrispondenza delle quali, a seconda dello scenario considerato, si ipotizza una modifica nel sistema gestionale. I primi 8 scenari considerano la chiusura dell’impianto nel 2024, gli scenari 9 e 10 prevedono nel 2025 un revamping totale dell’impianto esistente, con notevoli investimenti economici. Ma – si specifica –  gli ultimi due scenari nelle strategie delineate negli attuali piani industriali del Gruppo LGH, sono esplicitamente esclusi”. C’è poi un altro fatto da tenere presente, ovvero che “i buoni esiti della raccolta differenziata in città e in provincia, nel tempo, con ogni probabilità, ridurranno la necessità per il territorio di avere un impianto di smaltimento di indifferenziato ed è prevedibile che, visti gli indirizzi comunitari in materia di rifiuti, l’incenerimento diventi sempre meno necessario anche a livello regionale”. Viene infine ricordato che lo stesso assessore all’Ambiente regionale Claudia Terzi ha spesso pubblicamente dichiarato di voler voltar pagina in tema di smaltimento rifiuti, a partire dalla chiusura degli impianti più obsoleti, come quello di Busto Arsizio, effettivamente dismesso.

Alla conferenza di servizi in programma in Regione, parteciperà per il Comune di Cremona, il funzionario all’ambiente Cinzia Vuoto.

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Commenti
  • Corvorosso

    Le preoccupazioni a Cremona erano soprattutto sanitarie ma va ricordato che nel 2016 i sanitari hanno affermato che le discariche “inquinano l’ambiente più degli inceneritori” e questi ultimi “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti”. Lo sottolinea la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti), ma i firmatari lo sanno?