Cultura
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I liutai di Confartigianato meditano uscita da cabina regia della Liuteria

L’incontro in corso da ieri (leggi qui: “Delegazione della Yamaha in città”) tra una delegazione della Yamaha e l’amministrazione comunale (a cui si sono aggiunti altri soggetti della cabina di regia della Liuteria: i laboratori universitari di Politecnico e università di Pavia e la scuola internazionale Stradivari) sorprende il gruppo Liutai di Confartigianato, associazione che partecipa (al pari di Cna), il Tavolo della Liuteria varato dal sindaco.

Stupore e rammarico per non essere stati coinvolti si legge nella presa di posizione diffusa dal Gruppo attraverso la pagina facebook: “Il gruppo liutai di Confartigianato Cremona, appreso dalla stampa e non in via ufficiale tramite la cabina di regia voluta dal Sindaco, dell’incontro con il sindaco stesso e del possibile futuro accordo fra la fabbrica Yamaha e i laboratori di ricerca del Museo del Violino puntualizza quanto segue.
La dirigenza del gruppo liutai prende la totale distanza da questa iniziativa e dai suoi futuri sviluppi.
A chi giova un’iniziativa del genere? Sicuramente non alle nostre imprese, ma sicuramente alla fabbrica in questione che produce violini seriali, che si potrà vantare di una collaborazione con la città di Stradivari”. Peraltro, non è noto in che forma e se si concretizzerà una qualche collaborazione: gli stessi motivi della visita non sono stati resi noti.
Confartigianato mette comunque le mani avanti: “Come si può chiedere di condividere conoscenze e tradizioni con una fabbrica che produce chissà dove? E’ tutto il contrario di quello che si era auspicato nelle tante riunioni avute.
La nostra tradizione e il nostro “saper fare liutario” vanno valorizzati e non sviliti. Speriamo che il nostro richiamo venga ascoltato”, conclude l’associazione, ricordando che “questa posizione verra’ ribadita duramente al prossimo incontro che il sig. Sindaco ha convocato per fine mese.
Se le cose non cambieranno o si prospetteranno in maniera negativa siamo disposti ad abbandonare il tavolo di confronto. La nostra voce, più di una volta non ascoltata, deve essere tenuta in considerazione seriamente.”

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