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Scandalo Ernst & Young,
indagine avviata dall’attuale
procuratore di Cremona

Nella foto, Pellicano durante la cerimonia di insediamento a Cremona davanti all'allora presidente del tribunale Marini e ai giudici Masci e Beraglia

Una spia al ministero dell’Economia ? Sembra di sì, da quanto è emerso dall’indagine milanese avviata oltre tre anni fa dall’ex pm Roberto Pellicano, da luglio procuratore della Repubblica di Cremona. Porta la sua firma, infatti, l’inchiesta che vede protagonista la consulente Susanna Masi, accusata di aver venduto segreti sulle normative fiscali, perché da un lato veniva pagata in modo lecito dallo Stato per la sua attività di consulenza al Ministero dell’Economia e dall’altro continuava a ricevere bonifici ogni mese da Ernst & Young, società di consulenza legale e tributaria per cui aveva lavorato in passato. E per la quale in modo illegale, secondo l’accusa, in pratica continuava a lavorare spiando l’attività del Governo.

La Masi deve rispondere di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e false attestazioni sulle qualità personali per non aver dichiarato il conflitto di interessi, ossia di fare il doppio lavoro. Agli atti il “carteggio” via mail tra la consulente e Ernst & Young, società che sarebbe stata interessata alle soffiate per i suoi clienti importanti, tra cui banche.

Dal 2013 a gennaio 2015 i contenuti riservati (e destinati in taluni casi a rimanere segreti) delle discussioni sulle normative fiscali in seno al governo e al Consiglio dei ministri sono stati, in cambio di un compenso di almeno 220.000 euro, rivelati «in diretta» al colosso della consulenza legale tributaria Ernst & Young dalla ex professionista del gruppo.

Un’indagine, dunque, avviata dall’attuale procuratore di Cremona Pellicano, noto a Milano per aver perseguito in modo particolare i reati contro la pubblica amministrazione. A Cremona si è insediato ufficialmente il 4 luglio scorso. “Il mio stimolo”, aveva dichiarato al suo arrivo, “è fare bene, lavorare tanto e dare un segnale di presenza amichevole, non scorbutica, nè rigida, che è quella che invece spesso le procure danno all’esterno. Vorrei dare un’immagine di una procura che lavora per la gente, non contro la gente”.

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