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Magic Pack: 2 giorni di blocco attività, i dipendenti temono per posto di lavoro

foto Sessa

Si inasprisce la vertenza sindacale tra la Magic Pack di Gadesco e il sindacato Usb, che rappresenta i 71 lavoratori della cooperativa Zeus raggiunti da una procedura di licenziamento collettivo che fissa al 31 gennaio la fine del rapporto di lavoro. Da ieri i dipendenti della cooperativa stanno presidiando l’area esterna dello stabilimento di S.Marino di Gadesco e anche il magazzino, bloccando i camion che arrivano in ditta con la materia prima e quelli in uscita che dovrebbero ritirare il prodotto finito. L’azienda produce vassoi in plastica per alimenti destinati soprattutto alla grande distribuzione. Di fatto anche la produzione è bloccata. Martedì c’era stato un primo incontro, su tavoli separati, tra Prefetto e committenza e poi con i lavoratori della cooperativa, non risolutivo.

Nel frattempo però, al secondo giorno di blocco dell’attività, stanno cominciando a preoccuparsi anche i lavoratori alle dirette dipendenze dell’azienda, che in totale conta 300 persone. Alcuni di loro questa mattina si sono recati a loro volta in Prefettura, accompagnati dal segretario di categoria della Femca Cisl Gianni Ardemagni: “I lavoratori hanno deciso di evidenziare la loro preoccupazione, legata al blocco delle merci in entrata e in uscita da parte dei lavoratori della cooperativa, con occupazione dell’area  interna della logistica. Questo fatto ormai da ieri ha comportato il fermo degli impianti, il che rappresenta un elemento di forte criticità: la mancata produzione comporta danni all’azienda nell’ordine dei 200 – 250 mila euro al giorno, in quanto non è in grado di rispondere ai clienti della grande distribuzione. Questo alla lunga potrebbe portare all’attivazione della cassa integrazione”.

Di questo hanno parlato stamattina direttamente col prefetto Paola Picciafuochi. “I lavoratori – continua Ardemagni – hanno sollecitato il tavolo prefettizio a ricomporre la vertenza, favorendo un tavolo di discussione tra le ragioni dell’impresa e quelle dei lavoratori della cooperativa. Riteniamo che sia indispensabile  fare sospendere questo presidio rigido delle merci, in modo da favorire l’individuazione di soluzioni positive per la vertenza in atto”. Dal prefetto è giunta l’assicurazione che si terrà conto della situazione  e che verrà attivato qualsiasi intervento finalizzato a una “evoluzione positiva”. Nessuno parla di sgombero forzato da parte delle forze di polizia, ma è evidente che a questo si potrebbe arrivare. D’altra parte la polizia era già intervenuta lo scorso novembre, nel corso di un altro sciopero sempre indetto da Usb, finalizzato ad impedire il passaggio dei lavoratori della cooperativa ad altre tre cooperative sociali, che avrebbero applicato un contratto diverso, e meno oneroso, per questo stesso tipo di lavoro.

Da parte dell’azienda si fa sapere che c’è la volontà di venire incontro alle esigenze dei lavoratori della cooperativa, ma al tempo stesso che occorre tutelare il lavoro dei 300 dipendenti propri. Avrebbe dovuto essere la cooperativa stessa – è in sintesi la posizione dell’azienda –  ad attivare per tempo la ricerca di occupazioni alternative per i propri lavoratori, sapendo che a fine dicembre il contratto d’appalto con Happy srl sarebbe scaduto. Proprio durante la vertenza di novembre, l’azienda aveva accettato di prorogare il contratto fino alla fine di gennaio, per dare modo alla cooperativa di gestire gli esuberi. Cosa che non sarebbe avvenuta: il 12 gennaio sono partite le lettere di licenziamento.

Usb dal canto suo vede in questa vicenda una inaccettabile forma di ritorsione che mette in ginocchio lavoratori scarsamente tutelati, quasi tutti stranieri, con famiglie a carico e calcola in circa 200 persone, tra lavoratori, mogli e figli, coloro che resteranno senza un reddito dal 1 febbraio. Venerdì 26, in prefettura, un nuovo tentativo di ricomporre la vicenda.

G.Biagi

 

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