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Tamoil, Corte Costituzionale:
'no alla prescrizione'. Il 13
luglio si va in Cassazione

E’ arrivata la decisione della Corte Costituzionale in merito alla questione di legittimità sollevata dalla IV sezione della Suprema Corte sui tempi di prescrizione per il delitto di disastro colposo nel processo Tamoil. La Corte ha dichiarato non fondata la questione di legittimità della norma sul raddoppio del periodo di prescrizione che avrebbe estinto, di fatto, il reato di disastro colposo per il quale il manager Enrico Gilberti era stato condannato in appello.

I dubbi di costituzionalità erano sorti dal fatto che il termine prescrizionale per il delitto colposo finiva per essere uguale a quello più grave di delitto doloso. Il medesimo termine prescrizionale, tanto per l’ipotesi colposa del reato di disastro ambientale, quanto per la corrispondente ipotesi dolosa, aveva posto in rilievo la questione di legittimità costituzionale sotto il profilo della ragionevolezza previsto dall’articolo 3 della carta costituzionale.

“Si è al cospetto di vicende”, scrivono i giudici della Corte Costituzionale nella motivazione, “che, sebbene risultino
ascrivibili a colpa, generano nell’attuale momento storico un allarme sociale particolarmente intenso e i cui effetti si manifestano spesso a notevole distanza di tempo, richiedendo nella generalità dei casi accertamenti complessi tanto nella fase delle indagini quanto in quella processuale”.

Dunque, no alla prescrizione. In aula si andrà il prossimo 13 luglio per discutere in Corte di Cassazione il ricorso presentato dalla procura generale di Brescia contro la sentenza emessa il 20 giugno del 2016 dalla Corte d’Assise d’Appello che, seppur confermando l’inquinamento della falda e dei terreni sottostanti la raffineria, le canottieri Bissolati e Flora e il Dopolavoro ferroviario, aveva deciso per il disastro colposo, e non per il reato più grave di avvelenamento delle acque come invece chiesto dalla procura generale. La Corte aveva emesso una sola condanna a tre anni per il manager Enrico Gilberti, mentre tutti gli altri dirigenti finiti a processo, Giuliano Guerrino Billi, Mohamed Saleh Abulaiha, Pierluigi Colombo e Ness Yammine, erano stati assolti.

Per le parti civili, anche in appello erano stati confermati i risarcimenti decisi in primo grado, compreso il milione di euro a titolo di provvisionale per il Comune. Nella sentenza di primo grado, emessa il 18 luglio del 2014, il giudice Guido Salvini aveva invece condannato Gilberti e Billi rispettivamente a sei e a tre anni per disastro doloso, mentre Abulaiha e Colombo ad un anno ed otto mesi ciascuno per il reato di disastro colposo. Una sola assoluzione per Yammine. Ora si attende l’ultimo grado di giudizio.

Gli avvocati delle parti civili sono rappresentati dall’avvocato Alessio Romanelli per il Comune, dai colleghi Gian Pietro Gennari e Claudio Tampelli per Bissolati, dall’avvocato Vito Castelli per Flora e dai legali Annalisa Beretta e Marcello Lattari per il Dopolavoro ferroviario. “Non è cambiato nulla”, ha commentato l’avvocato Romanelli, “eravamo pronti prima e lo siamo anche ora per l’udienza di luglio. Rimane ancora tutto da discutere”.

Sara Pizzorni

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