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Dell'Osso: 'Un pericolo le armi
nella Bassa'. Delitto Caravaggio:
premature ipotesi su movente

Dell'Osso in una foto di repertorio

Il duplice delitto di Caravaggio, in cui sono stati uccisi uomo e donna residenti a Sergnano e quelli di Flero e Vobarno, con altrettante vittime e il suicidio finale dell’omicida, porta l’attenzione sulla facilità con cui circolano le armi  nella zona compresa tra bergamasco, bresciano e cremonese. “Sarà meglio focalizzare l’attenzione su cause e rimedi per evitare certe derive”, afferma oggi sul Corriere della Sera Pier Luigi Maria dell’Osso, procuratore generale della Repubblica nel distretto di Brescia, che include anche Mantova e Cremona. Troppe armi in mano a individui pregiudicati o collusi con la malavita organizzata: è il caso di Cosimo Balsamo, che ha ucciso due ex amici che riteneva tra i colpevoli dei suoi guai finanziari e giudiziari; e del fratello di Carlo Novembrini (quest’ultimo già sorvegliato speciale), che ha freddato il congiunto in una sala slot in cui si trovava insieme alla compagna, anch’essa rimasta uccisa. Proprio sulle sale slot, oltreché sull’ingente quantità di armi in circolazione, si sofferma Dell’Osso: “E’ prematuro fare qualsiasi ipotesi sul movente”, spiega in relazione al delitto di Caravaggio, “Purtroppo sale slot, casinò e gioco d’azzardo in genere sono un settore di attrazione delle mafie a tutti i livelli. Un casinò è un luogo ideale di riciclaggio, dove sguazza la criminalità organizzata”.

Circa la presenza di armi: “Questa (il bresciano, ndr) è una terra di fabbriche di armi, le più grandi d’Europa e forse non è poi così difficile procurarsele. Le fabbriche sono evidentemente più che legittime e producono ricchezza, ma non ci si può meravigliare se qualcuno ne ha. Se siano troppe quelle in circolazione, in senso assoluto è difficile dire. In ogni caso ritengo che le armi detenute o portate, salvo quelle legate allo svolgimento di un lavoro particolarmente rischioso, siano comunque sempre troppe”.

Proprio sul cremonese, appena qualche mese fa, una vasta operazione coordinata dalla Dda di Bologna (nell’ambito del processo Aemilia)  ha portato a tre perquisizioni  la più rilevante delle quali ha condotto all’arresto di Riccardo Antonio Cortese, 28 anni, a Sesto ed Uniti. E’ stato trovato in possesso di una pistola detenuta clandestinamente di marca Beretta, modello 1935. Quest’arma fu ceduta dalla Beretta all’esercito tedesco nel 1944, poi se ne persero le tracce, per cui non è censita nei registri delle armi.  Si tratta di una calibro 7,65, dotata anche di una seconda canna calibro 9, un’arma non comune e che nasconde delle insidie, in quanto cambiando calibro si può facilmente usarla per commettere dei delitti senza che vi si possa risalire. L’arma era carica, con 8 colpi inseriti nel caricatore, e i carabinieri ne hanno rinvenuti a parte circa 40. Insieme a tutto questo era stata rinvenuta anche una penna pistola, un oggetto simile a una biro, che però nasconde una pistola calibro 22 monocolpo, arma piccola ma letale, soprattutto nelle brevi distanze. Il tutto era nascosto in una scatola custodita in un cunicolo segreto del sottotetto, a cui si accedeva attraverso uno sportellino. La seconda perquisizione aveva interessato il comune di Crotta d’Adda, dove il proprietario dell’abitazione aveva in effetti la licenza per detenere armi in casa e aveva una 357 Magnum in perfetta regola. Ma assieme ad essa aveva anche delle cartucce calibro 12 da caccia a canna unica che invece non erano denunciate. Nei confronti dell’uomo, 46enne, era  scattata la denuncia per il possesso di munizionamento non denunciato. Negativa invece l’ultima perquisizione, nel capoluogo Cremona.

Dell’Osso ribadisce quanto già affermato in passato sulla scorta dell’attività investigativa nel distretto bresciano – cremonese:  “Non è la prima volta che succedono delitti efferati, qui è radicata la ‘ndrangheta”. E ancora sul rischio Far West: “Armarsi non serve alla crescita morale, culturale e sociale della comunità (…) nel momento in cui si verificano episodi delittuosi gravi, una pulsione in senso emulativo ci può essere. Soprattutto se il contesto diventa quello dell’accettazione di una giustizia privata che cattura le menti deboli, come succedeva all’epoca del vecchio diritto romano”.

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