Un commento

82enne legato e rapinato
Condannati gli autori
Otto anni la pena più alta

Il 6 settembre del 2013, Mario, un pensionato cremonese di 82 anni esperto nella riparazione di piccola gioielleria, era stato rapinato nella sua abitazione di Cavatigozzi. I malviventi erano riusciti ad entrare in casa sua con la scusa di fargli riparare un orologio, dopodichè lo avevano bloccato, legato ad una sedia e incappucciato. Liberi di girare nell’appartamento, i rapinatori avevano portato via 60.000 euro in contanti custoditi nella cassaforte e monili in oro per 15.000 euro.

Oggi per coloro che erano accusati di essere gli autori materiali di quella rapina è arrivata la condanna: la pena più alta, 8 anni, il collegio dei giudici l’ha inflitta a Mirko Maruti, 31 anni, di Soresina ma residente a San Daniele Po, tutt’ora in carcere. Sette anni di reclusione, invece, a Maurizio Boccoli, 33 anni, di Milano ma residente a Cremona (per entrambi il pm aveva chiesto 7 anni e 5.000 euro di multa). Assolto, Yuri Loria, 27 anni, nato a Cremona e residente a Gabbioneta Binanuova (per lui, l’unico incensurato, il pm aveva chiesto 4 anni, 6 mesi e 3.000 euro di multa). I tre imputati erano difesi rispettivamente dagli avvocati Andrea Polara, Alessandro Betta e Paolo Rossi.

Le indagini avevano portato a cinque arresti: oltre agli imputati, erano rimasti coinvolti anche Francesco Cè, 30 anni, di Soresina e residente a Gadesco, e Anna Salami, 56 anni, di Cremona residente a Spinadesco. Cè, difeso dall’avvocato Giovanni Bertoletti, è già stato condannato con il rito abbreviato davanti al gup, mentre la Salami, assistita dall’avvocato Cesare Gualazzini, è stata assolta sempre in sede di udienza preliminare. Chiamata a testimoniare durante una delle ultime udienze contro gli autori materiali della rapina, la donna si era avvalsa della facoltà di non rispondere. Ma per l’accusa, come ribadito anche oggi dal pm Carlotta Bernardini, sarebbe stata proprio lei l’ideatrice e la mandante, tutto in ragione di un ipotetico debito della vittima proprio nei confronti dell’imputata, ex dipendente di un compro oro di via Dante ora chiuso.

La complessa inchiesta portata avanti dai carabinieri si era basata su racconti testimoniali, ma anche e soprattutto sullo studio minuzioso dei dati telefonici e sulle immagini delle telecamere che alla fine avevano portato all’identificazione della Ford Fiesta grigia usata per la rapina. Il mezzo, segnalato da alcuni testimoni, era stato ripreso dalla telecamera di un bar non lontano dalla casa della vittima. Nel video la targa non era leggibile, ma il particolare tipo di cerchi in lega montati sull’auto aveva aiutato a restringere il campo delle ricerche.

La testimonianza di uno dei rapinatori: “L’ho fatto perchè avevo debiti di droga”

Oggi in aula, prima che il collegio emettesse la sentenza, è stata sentita la testimonianza di un altro componente del gruppo che all’epoca dei fatti non era stato arrestato anche in virtù di un percorso di recupero già avviato dalla tossicodipendenza. La posizione di Giovanni Battista Termine, 32 anni, di Castelverde, era stata stralciata. Termine aveva poi patteggiato 4 anni, sentenza recentemente diventata definitiva. Il 32enne cremonese era stato colui che si era occupato di legare e imbavagliare la vittima. Era stato Francesco Cè, che lui conosceva meglio di tutti gli altri, ad avergli proposto il colpo. “Erano anni che non ci vedevamo. Lui era con l’acqua alla gola e io, che all’epoca ero tossicodipendente, avevo debiti di droga”. Il giorno prima della rapina tutto il gruppo (tranne Loria, che Termine ha dichiarato di non conoscere) si era trovato in un bar di viale Po per pianificare il colpo. “Cè aveva fatto dei sopralluoghi. Era lui che aveva rapporti con Anna Salami che gli aveva consegnato una sveglia a forma di cipolla da utilizzare come pretesto per farsi aprire la porta”.

Giorni prima, secondo l’accusa, Loria, oggi assolto, avrebbe effettuato un sopralluogo nella casa dell’anziano con la scusa di voler riparare un orologio in marmo. Oggetto che i rapinatori avevano fatto sparire dall’abitazione subito dopo il colpo per timore che gli inquirenti trovassero delle impronte. Quando l’appartamento di Loria era stato perquisito, i carabinieri avevano trovato una borsa riconosciuta dall’anziano come quella che conteneva l’orologio in marmo. “Se fosse stato così”, ha fatto notare l’avvocato difensore Paolo Rossi, “il mio cliente l’avrebbe sicuramente fatta sparire, e invece era in bella vista nella sua casa”.

Sempre durante la sua testimonianza, Termine ha raccontato che il giorno stesso della rapina si era trovato in piazza Risorgimento con Cè, Maruti e Boccoli con i quali, a bordo della Ford Fiesta di Cè, era partito per Cavatigozzi. “Abbiamo bussato con l’orologio in mano”, ha ricordato il teste, “poi abbiamo legato e bendato l’anziano e abbiamo preso i soldi e i gioielli dalla cassaforte che era aperta. Alla fine siamo tornati a Cremona e in macchina ci siamo divisi il bottino con il quale ho pagato i debiti di droga”.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Mirko

    Che bel gruppetto di delinquenti