Commenta

Nuovo ricorso di Pavia contro
riordino camerale: no di
Assoindustria, Coldiretti e altri

Ancora ostacoli sulla strada della riforma delle Camere di Commercio da cui si discute da almeno due anni. L’ultimo no alla fusione tra Mantova, Cremona e Pavia viene dalle categorie economiche della città sul Ticino, che hanno presentato ricordso al tar lazio control il decreto ministeriale del 18 febbraio scorso che sancisce il matrimonio a tre. Il ricorso è firmato da  Confindustria Pavia, Ascom – Pavia, Coldiretti Pavia, Industria laterizi Vogherese (di cui è legale rappresentante l’attuale presidente della Camera di commercio di Pavia Franco Bosi), Albergo Moderno di Pavia (il cui legale rappresentante è Giovanni Merlino in giunta nell’attuale Camera e presidente di Federalberghi Pavia).

Viene chiesto l’annullamento previa sospensione del decreto, puntando sull’incostituzionalità del testo normativo. Viene inoltre contestata l’attribuzione della sede legale della Camera a tre a Mantova, la riduzione del 50% del personale imposta a Pavia, la soppressione dell’azienda speciale Paviasviluppo.

 L’accorpamento  avrebbe provocato “un evidente danno sia per gli organismi ricorrenti, sia per gli imprenditori iscritti alle associazioni”; sarebbero “stati erosi i legami di prossimità in precedenza sussistenti tra amministrazione e realtà locale”. Tra gli aspetti penalizzanti, secondo i pavesi, il fatto che, mentre “la riduzione del personale camerale di Mantova è pressoché marginale”, per Pavia ci sarà invece un taglio del 50 per cento che vedrà la pianta organica scendere da 82 a 41 unità”. 

Il decreto insomma produce “la marginalizzazione della realtà imprenditoriale pavese, attuata mediante sia l’allontanamento della sede legale a circa 150 chilometri di distanza sia la soppressione di un’azienda efficiente e produttiva di ricchezza per il contesto locale (Paviasviluppo, ndr)”.

Il decreto sarebbe anche incostituzionale in quanto il governo “si è spogliato  dei poteri legislativi attribuiti dal Parlamento subdelegando al ministero dello Sviluppo economico il compito di attuare la riforma del sistema delle Camere di Commercio”. Il testo approvato dal Mise sarebbe identico a quello che già nell’estate del 2017 non aveva ottenuto il parere favorevole della Conferenza Stato Regioni, quando era stata respinta ogni ipotesi di modifica anche solo marginale. Infine le categorie pavesi ricordano che per la scelta della sede legale, Unioncamere ha sancito che in caso di mancato accordo tra gli enti accorpati la scelta debba ricadere sulla sede con il maggior numero di imprese e unità locali. Tra Mantova, Cremona e Pavia “non è intervenuto alcun accordo” e quindi la scelta sarebbe dovuta ricadere su quest’ultima.

Nel frattempo però prosegue l’iter per la costituzione del nuovo consiglio camerale da parte delle categorie economiche.

© Riproduzione riservata
Correlati
Commenti