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Calcio, l'inizio delle indagini
Chi drogò i giocatori con il
Minias? Per l'accusa, fu Paoloni

Marco Paoloni

Nuova udienza e nuova testimonianza del processo sul calcio scommesse: lo scorso 13 febbraio era stato sentito Marco Garofalo, funzionario del Servizio centrale operativo della polizia di Stato, mentre oggi il collegio composto dal presidente Maria Stella Leone e dai giudici a latere Giulia Masci ed Elisa Mombelli ha ascoltato la testimonianza di un inquirente locale, l’ispettore capo Pietro Paolo Bonetti, della squadra mobile di Cremona. L’ispettore ha ripercorso le primissime fasi della maxi indagine, partita dal match di prima divisione Cremonese-Paganese, disputato il 14 novembre del 2010, match durante il quale tre giocatori e un collaboratore dello staff si erano inspiegabilmente sentiti male. Dalle analisi decise dalla società Cremonese ed eseguite al Policlinico San Matteo di Pavia erano state trovate tracce di un ansiolitico nelle urine di coloro che avevano accusato i malori. A sporgere denuncia in Questura, come ricordato anche dal teste, era stato il direttore generale della Cremonese Sandro Turotti.

Le successive intercettazioni telefoniche disposte nei confronti di quattro persone, tra cui l’allora portiere Marco Paoloni, fuori rosa e in prestito al Benevento, avevano rivelato, come riferito dall’ispettore Bonetti, i rapporti di Paoloni con Massimo Erodiani, organizzatore di scommesse insieme con Marco Pirani, medico odontoiatra di Ancona. In aula si è parlato in particolare di una a telefonata del 25 gennaio del 2011 tra Paoloni ed Erodiani nella quale i due fanno riferimento alla ricetta del famoso sonnifero identificato come Minias. Secondo quanto raccontato dall’inquirente, la ricetta era stata compilata da Pirani ed inviata tramite fax il giorno prima della partita ad un tabaccaio di via Fabio Filzi a Cremona. La ricetta era intestata alla moglie di Paoloni. Lo stesso tabaccaio dirà che il portiere era un frequentatore assiduo della sua tabaccheria e che faceva scommesse. “Dalle intercettazioni”, ha aggiunto poi l’ispettore Bonetti, “si è scoperto che Paoloni era in crisi economica. Lo chiamavano le banche”.

L’avvocato Curatti

Nella sua testimonianza, Bonetti è stato più volte incalzato dal difensore di Paoloni, l’avvocato Luca Curatti: “si tratta solo di deduzioni, di elementi lacunosi. Non ci sono elementi, troppo generico il quadro accusatorio offerto sulla vicenda Minias”. “Dalla deposizione del teste”, ha spiegato il legale, “non ci sono riscontri per comprendere se questo farmaco sia stato introdotto nell’acqua e tantomeno nel tè. Allo stesso modo non si conosce quello che possa essere stato il modus operandi, nè da parte di chi”.

Intanto il collegio dei giudici ha acquisito la fotocopia della ricetta del farmaco che era stata inviata via fax, acquisizione alla quale l’avvocato Curatti si era opposto, sostenendo non trattarsi di una ricetta originale che per di più non riguarda il suo cliente.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 12 giugno per sentire altri tre testimoni delle pm Ilaria Prette e Milda Milli. Sarà sentito anche Ermanno Pieroni, ex direttore sportivo dell’Ancona, processato con il rito abbreviato davanti al giudice Pierpaolo Beluzzi ed assolto nel maggio del 2016. Per Pieroni, che avrebbe dovuto testimoniare oggi ma che non si è presentato, i giudici hanno disposto l’accompagnamento coatto.

Il processo sul calcio scommesse era stato ‘diviso’ il 3 aprile dell’anno scorso dal collegio cremonese. La maggior parte del procedimento, infatti, era stata spostata a Bologna, mentre a processo a Cremona, oltre a Paoloni, è rimasto il terzo gruppo accusato di associazione a delinquere finalizzata a truccare 53 partite di serie A, B e Lega Pro. Tra gli imputati, il cinese Wang Yu Qiu, comproprietario di una lavanderia a Desio e accusato di essere il finanziatore dell’associazione, l’ex dirigente del Pergocrema Salvatore Antonio Intilisano, l’ex centrocampista del Potenza Simone Grillo, il team manager del Riccione Calcio Cosimo Rinci, e Salvatore Spadaro, detto ‘il vecchio’. Fra coloro che sono accusati di frode sportiva c’è il serbo Almir Gegic, ex calciatore del Chiasso e considerato uno dei capi del gruppo degli ‘zingari’.

Sara Pizzorni

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