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Comprò un bar ma la
locataria era morosa. E'
truffa: 47enne condannata

L’avvocato Zontini

E’ stata giudicata colpevole di truffa e condannata a sei mesi, pena sospesa, Eraida Groposilà, 47 anni, romena residente a Cremona, accusata di aver stipulato un contratto di cessione di un bar senza aver informato l’acquirente che aveva in corso una causa di sfratto per morosità. Per la cessione del locale, la donna si era fatta consegnare due assegni per un importo complessivo di 25.000 euro, senza che l’acquirente potesse entrare in possesso dei locali. Il giudice Francesco Beraglia ha anche condannato l’imputata a risarcire la parte civile con una provvisionale di 3.000 euro più le spese legali. A chiedere i danni c’era Marius, romeno residente a Cremona, assistito dall’avvocato Alessandro Zontini.

La vicenda risale al settembre del 2013, quando Marius aveva contattato l’imputata dopo aver saputo l’intenzione della donna di cedere il proprio bar di via Genala 63, che all’epoca si chiamava ‘Bar Sunflowers’. Il 20 settembre del 2013 i due, nello studio del notaio, avevano firmato l’atto di cessione, e all’imputata erano stati versati i 25.000 euro. L’atto di cessione indicava che il locale comprendeva tutti i beni necessari per l’esercizio dell’impresa e precisava che la parte cessionaria non subentrava nei contratti aziendali ed in quelli relativi all’esercizio dell’attività di impresa, eccezion fatta per il contratto di locazione relativo all’immobile di via Genala. La donna aveva dichiarato che l’azienda ceduta “è di sua piena, esclusiva e libera proprietà e disponibilità e che la stessa e i singoli beni che la compongono sono liberi da vicoli”.

Solo successivamente Marius era venuto a sapere che ormai da tempo all’imputata era stato notificato, da parte del locatore, un atto di sfratto per morosità. Nulla, in merito, la donna aveva riferito all’acquirente. Secondo l’accusa, l’imputata “ha intenzionalmente voluto rappresentare, nella scrittura privata di cessione di azienda, una situazione falsa, e cioè che il bar ceduto fosse di sua piena, esclusiva e libera proprietà e disponibilità, quando invece era già pendente la causa di sfratto per morosità avviata dal proprietario dell’immobile”.

In sostanza, Marius avrebbe dovuto sottoscrivere un contratto di locazione non con l’imputata, ma con il proprietario dell’immobile, essendosi quello con la 47enne risolto a causa dello stato di morosità. “Il contratto di locazione”, aveva fatto sapere l’avvocato Zontini, “era già stato risolto, e quindi giuridicamente inesistente. Quel bar era un locale libero che poteva tranquillamente essere affittato”.

Sara Pizzorni

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