Cronaca
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Morìa di negozi, l'appello di Confcommercio: 'Si rendano gli affitti più accessibili'

Grande preoccupazione da parte di Confcommercio per le numerose chiusure di negozi registrati in questi giorni, ma anche per quello che si prospetta nel prossimo futuro. “Siamo consapevoli che altre imprese, senza dichiararlo, non riapriranno dopo le ferie estive” commenta il presidente Vittorio Principe. “Più volte abbiamo lanciato l’allarme sulla situazione, richiamando l’attenzione su un centro che si sta progressivamente impoverendo”.

Dunque la chiusura, a macchia di leopardo, di negozi nelle vie principali offre – per Confcommercio Cremona – lo spunto per alcune considerazioni. “Innanzitutto va riaffermato che in tempi difficili come questi occorrerebbe essere tutti più responsabili e anteporre a maggior ragione il bene comune della città ad astratte visioni elaborate da una ‘oligarchia’ chiamata ad amministrarla” rincara la dose il presidente, secondo cui “ci si dovrebbe interrogare sulle azioni da intraprendere, senza dimenticare che il futuro delle città non può prescindere dalla vitalità del commercio. Il rischio di desertificazione commerciale dei centri storici (non solo a Cremona) è un fenomeno che riduce la qualità della vita dei residenti e l’appeal turistico di ogni contesto urbano. Oltre a renderlo meno sicure”.

Ma per il momento, secondo l’associazione, nessuno si muove. “I nostri appelli sono troppe volte caduti nel nulla e non hanno portato ad una vera ed efficace “task force” capace di unire esperienze diverse traducendole in un vero progetto per la rigenerazione di Cremona” commenta ancora Principe. “Le tappe della “erosione” del valore di una città vengono documentate dai media locali ma poi non si traducono in uno stimolo a contrastare il fenomeno, vengono quasi visti come una deriva inevitabile. Come Confcommercio non pensiamo ci si possa rassegnare a vedere i nostri centri e le nostre strade sempre più spenti. E noi, per primi, ci siamo messi in gioco per evitarlo.

Penso, solo per rimanere ai dati di cronaca, al nuovo progetto, che abbiamo realizzato insieme ad AscomFidi sulle garanzie sugli affitti. Di fatto abbiamo lavorato per favorire l’incontro tra domanda e offerta, creare le condizioni per ridurre i costi per le imprese e offrire, come contropartita, maggiori garanzie per i proprietari. In questo modo si è cercato di limitare il rischio di morosità. Il progetto è attivo da qualche mese e dunque non è ancora possibile un bilancio dettagliato.

Nella stessa direzione muove anche l’iniziativa (recentissima) di Ascomfidi Lombardia che prevede garanzia diretta sulle fidejussioni commerciali. Il progetto è stato deliberato a metà giugno e presto sarà operativo. Ma questo, da solo, non basta. Fondamentale sarebbe l’introduzione (ripetutamente chiesta anche dal presidente nazionale Sangalli) della “cedolare fissa” sui negozi creando una corrispondenza tra minori oneri per i proprietari ma anche minori costi per gli affittuari. Serve una pressione unitaria (Associazioni di Categoria, dei proprietari, delle Istituzioni) per introdurre innovazioni assolutamente ragionevoli e difficilmente contestabili. Sicuramente il caro affitti è una componente determinante, perché le attuali condizioni non consentono al commercio di sostenere canoni di locazione che fino a qualche anno fa rappresentavano la normalità”.

L’appello va quindi direttamente ai proprietari degli stabili del centro, ai quali Confcommercio rivolge un invito: quello di “creare le condizioni per rendere gli affitti più accessibili (evitando di avere così tanti negozi vuoti). Una vetrina spenta crea danno all’immagine della città oltre che alle tasche stesse degli stessi proprietari. Accanto alla “cedolare secca” la seconda leva per favorire il ripopolamento commerciale delle città deve essere una “local tax”, che comprenda Imu, tasi e tari che sia totalmente deducibile. Servono insomma meno tasse e più incentivi per gli imprenditori che hanno una attività o che vogliono aprirne una nelle nostre città. E sono necessarie (l’abbiamo ripetuto fino allo sfinimento) strategie che sappiano far vivere nel quotidiano il centro della città.

Penso a piani della sosta, alla viabilità, alla animazione, all’equilibrio tra le diverse forme distributive. O, ancora, faccio riferimento ad una più attenta riqualificazione delle aree dismesse, per rimanere in sintonia con il piano del Comune (a cui partecipiamo attivamente) “Nuova energia per le imprese”. La sfida della rigenerazione di Cremona implica la condivisione di obiettivi e di regole. Partendo da un prerequisito: ognuno di noi – istituzioni, imprese, cittadini – deve amare la propria città. Urge una riflessione, prima che il declino sia irreversibile. E non devono essere le prossime elezioni una occasione per stimolare il dibattito. La questione è più seria e implica impegno poi da mantenere. Solo in questo modo potremo “governare” i cambiamenti di un’area urbane che ha necessità di conservare la propria identità e al tempo stesso di essere attrattiva. Solo così potremo valorizzare la grande (ma fragile) bellezza di Cremona e del suo patrimonio culturale, fatto anche di imprese commerciali”.

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