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Colpo in banca a Piadena
Sette anni ad uno della
banda dei 'nonni rapinatori'

Per anni è entrato e uscito dalle carceri per aver messo a segno rapine in banca. A suo carico, una sfilza di precedenti penali, già a partire dagli anni ’70, e una ventina di processi. Un rapinatore di professione, Maurizio Bertani, 67 anni, detto ‘Nino’, residente a Mantova ma nativo di Cerea, in provincia di Verona, considerato uno dei componenti della cosiddetta banda dei ‘nonni rapinatori’, per aver continuato, nonostante l’età avanzata, a praticare quello che secondo gli inquirenti era il mestiere della loro vita: rapinare banche.

Nella sua carriera Maurizio Bertani, che in passato è anche evaso dal carcere di Pianosa, in Toscana, facendo perdere le proprie tracce per molto tempo, ha messo a segno colpi in varie province d’Italia, Cremona compresa. Oggi ha aggiunto un’altra condanna al suo ricco carnet: il collegio del tribunale di Cremona composto dal presidente Francesco Sora con a latere i colleghi Giulia Masci e Daniele Moro lo ha ritenuto colpevole della rapina messa a segno lo scorso 21 agosto alla filiale di Banca Intesa San Paolo a Piadena, in pieno centro del paese, e lo ha condannato a sette anni di reclusione e a 2.000 euro di multa. Non molti gli elementi emersi a suo carico: durante la rapina, il 67enne e i suoi due complici indossavano parrucche, occhiali e fazzoletti per coprire il volto, tanto che nessuno era stato in grado di riconoscerli. Nemmeno dai fotogrammi delle telecamere era stato possibile effettuare un’identificazione certa.

Coloro che erano stati ritenuti suoi complici, Sandro Calderoni, 62 anni, di Suzzara, e Vittorio Chiodi, 68 anni, di Mantova, erano già stati assolti in sede di udienza preliminare, nonostante a casa di Calderoni i carabinieri avessero trovato occhiali da sole compatibili con quelli registrati dalle immagini delle telecamere della banca e a Mantova, nella casa di Chiodi, fossero stati rinvenuti in un armadio, parrucche, una camicia rosa, una bandana gialla e guanti di lattice.

L’unico che era stato rinviato a giudizio era stato proprio Bertani. Ad inchiodarlo è stata la sua auto, una Ford Fiesta intestata a lui. L’auto utilizzata per la rapina, al contrario, era una Lancia Libra rubata qualche giorno prima a San Giovanni in Croce, ma le immagini delle telecamere della zona avevano inquadrato il cambio d’auto. Dai fotogrammi si era potuto vedere che due dei rapinatori erano arrivati a bordo della Fiesta e che poi entrambi, una volta raggiunti dal complice, erano saliti sulla Libra rubata. Per il pm Francesco Messina, che oggi ha chiesto l’assoluzione, si trattava di un elemento indiziario insufficiente, ma i giudici sono stati di parere contrario.

Nel corso della rapina, i tre malviventi, armati di un coltello di ceramica che era passato al metal detector, avevano rubato 550 euro, di cui alcune corone cecoslovacche di scarso valore. I rapinatori avevano solo potuto rubare il denaro contenuto nella cassa in quanto la cassaforte era temporizzata.

Il mese scorso, mentre era in attesa di questa ultima udienza, l’imputato, che porta un pacemaker, era anche evaso dagli arresti domiciliari. Era stato ritrovato a Bologna accasciato a terra in quanto l’apparecchio per il cuore si era scaricato.

A processo il 67enne era difeso dall’avvocato Sandro Somenzi, del foro di Mantova.

Sara Pizzorni

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