Cronaca
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Con l'ordigno davanti alla banca: “messa alla prova” nella cooperativa sociale

Svolgeranno lavori di pubblica utilità alla cooperativa di servizi alla persona Cosper di via Bonomelli, Matteo Arisi e Matteo Colombani, i due cremonesi di 26 e 24 anni frequentatori del centro sociale Kavarna accusati di deturpamento e danneggiamenti. I due, difesi dall’avvocato Sergio Pezzucchi, erano finiti a processo per aver imbrattato i muri dell’agenzia di Cremona della Banca di Piacenza di via Dante. All’istituto di credito i due imputati hanno già risarcito il danno, versando la somma di 200 euro ciascuno, ed ora possono accedere all’istituto di messa alla prova, e cioè alla possibilità offerta a chi ha commesso un reato di estinguerlo completamente concordando con il giudice un percorso di riabilitazione attraverso un lavoro di pubblica utilità. Il programma di messa alla prova da parte dell’ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) è stato vagliato e approvato dal giudice Francesco Sora. I due imputati lavoreranno quindi alla Cosper che si occupa di minori e famiglie, di assistenza domiciliare e di anziani. Ci staranno per un anno, dopodichè, il 29 gennaio del 2020 si ritroveranno davanti al giudice. Se avranno rispettato tutto il programma, il reato sarà dichiarato estinto.

‘Aro’ e ‘Colo’, i soprannomi dei due imputati, erano stati arrestati nel febbraio del 2013 dai carabinieri che li avevano fermati poco prima che facessero esplodere un ordigno rudimentale davanti alla banca.
All’epoca dei fatti i due cremonesi erano stati trovati in possesso di un candelotto artigianale pronto a deflagrare, e i carabinieri avevano ipotizzato che nel mirino, per un’azione dimostrativa con finalità eversive, ci fosse la Banca di Piacenza.

Nella notte tra martedì 5 e mercoledì 6 febbraio, attorno alle 4, i due imputati erano stati notati da un tassista armeggiare nei pressi di un’auto parcheggiata in via Platani. All’arrivo dei carabinieri, i due ragazzi avevano cercato di darsi alla fuga a piedi, ma erano stati presi poco dopo. In prima battuta si pensava ad un semplice tentativo di furto di auto, invece durante i controlli sotto la macchina era stato trovato un candelotto di polvere esplosiva lungo 20 centimetri e bicchierini di vernice rossa, nascosti poco prima del tentativo di fuga. ‘Una bomba di vernice’ che avrebbe comunque potuto provocare danni. Sulle pareti della banca era poi comparsa la scritta nera ‘Chi la fa l’aspetti’ e tra gli oggetti appartenenti ai due cremonesi, oltre ad accendini, erano stati trovati un coltellino e sacchi neri, presumibilmente da usare per coprirsi il volto, e bombolette spray di colore nero.

Alle loro spalle, già segnalazioni per partecipazioni a manifestazioni non autorizzate, e in più per il 26enne una denuncia per aver esibito in pubblico una mitraglietta che in realtà era un giocattolo. I due erano finiti in manette, ma erano stati scarcerati subito dal pm Francesco Messina secondo il quale non era ravvisabile l’imputazione più grave, e cioè quella di aver cercato di concretizzare un atto di terrorismo contro l’istituto di credito. Quando erano stati presi, davanti ai carabinieri si erano dichiarati prigionieri politici, circostanza che poi gli stessi avevano smentito al loro avvocato.

Sara Pizzorni

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