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Immigrazione e prescrizione,
Castelli: 'Il sistema non va’
A Cremona più reati sul web

“Non è l’immigrazione in sé a creare clandestinità e illegalità, ma e il proibizionismo”. Lo ha detto questa mattina a Brescia durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario il presidente della corte d’appello Claudio Castelli che si è soffermato sui procedimenti di protezione internazionale per l’accoglimento dei profughi, procedimenti che hanno aperto una situazione di crisi nei tribunali. Di dati “chiari e impietosi” ha parlato Castelli, “tanto più se si tiene conto che si tratta di un carico di lavoro del tutto nuovo ed imponente”. “I nostri dinieghi”, ha detto, “non sono valutazioni negative sulle persone, ma semplicemente il riscontro che non sussistono i requisiti che le norme, per quanto concerne lo stato di rifugiato e di protezione sussidiaria, o la giurisprudenza per quanto concerne la protezione umanitaria, prevedono. Ciò non toglie che chiunque abbia sentito le storie di cui questi ragazzi (perché questa è l’età) sono portatori, ha potuto vedere dietro di loro un contesto di povertà, di disagio, di disperazione, di contesti sociali e territoriali distrutti”. “Noi come magistrati”, ha continuato il presidente, “facciamo il nostro ruolo applicando la legge, ma non possiamo fare a meno di realizzare come il sistema che abbiamo creato per gestire un fenomeno che, al di là dei barconi e dell’accesso al Mediterraneo, non funziona”. Secondo Castelli, “con l’attuale situazione, anche sotto il profilo della sicurezza e del controllo del territorio, si perderà contatto con decine di migliaia di persone che non avranno alcuna scelta diversa dalla clandestinità. E la clandestinità, non l’essere straniero, è criminogena”.

Un altro sistema che secondo il presidente Castelli “non funziona”, è quello della prescrizione. “E’ assurdo riversare colpe sui pubblici ministeri che farebbero prescrivere troppi procedimenti: è impossibile che una buona procura riesca ad affrontare tutti i casi che arrivano, così come credo sia sbagliato riversare la colpa sugli avvocati. I difensori devono fare il loro mestiere e ottenere per il loro assistito la prescrizione. E’ un dovere della loro professione. E’ il sistema che lo consente, ed è inevitabile e per nulla censurabile che lo facciano”. “Ma nessun processo”, ha concluso il presidente, può essere efficiente senza una rigorosa e coraggiosa depenalizzazione: continuare a creare nuovi reati o incrementare le pene come messaggio di disvalore sociale o come semplice propaganda, alla lunga fa sì che poco verrà effettivamente punito e quel poco sarà più frutto del caso che della reale gravità del comportamento”.

Alla cerimonia dell’anno giudiziario, che si è tenuta nella sala polifunzionale intitolata alla memoria della presidente della corte d’appello Graziana Campanato, scomparsa nel 2015, ha preso la parola anche il procuratore generale della corte d’appello Pier Luigi Maria Dell’Osso. Nella sua relazione ha passato in rassegna i principali reati che hanno funestato il distretto, che comprende le province di Brescia, Cremona, Mantova e Bergamo. Il femminicidio, per il procuratore generale, è “l’emergenza prima del distretto”, poi il gioco d azzardo, “che dà profitti allo Stato ma che arricchisce ancora di più le mafie”, il traffico criminale dei rifiuti industriali e metallici, l’inquinamento ambientale, “per il quale Brescia è al primo posto”, e la criminalità organizzata, “radicata ormai da un trentennio”. E infine la corruzione, “cancro sociale, reato e strumento di reati”.

A Cremona, i reati di violenza di genere, libertà sessuale e stalking hanno registrato un forte aumento, così come i reati perpetrati su piattaforme informatiche: “la procura cremonese”, scrive Dell’Osso nella sua relazione, “ha in corso un consistente numero di indagini di questo genere. Allo stato, 51 procedimenti”. “Esclusi i numerosissimi procedimenti per truffa o clonazione di carte di pagamento”, scrive il procuratore generale, “si tratta per lo più di diffamazione a mezzo web e reati legati alla tutela dei dati personali o alla privacy. L’andamento delle indagini, già collaudato con la polizia postale di Cremona, si svolge con la collaborazione dei principali network mondiali, quasi tutti statunitensi”. I problemi causati dalla ‘rete’ è un tema ripreso anche dal presidente Castelli. “Siamo in un’epoca in cui la tecnica e la competenza vengono spesso svilite da una rete che appare onnisciente e onni competente. In questo caso in cui tutti possono pensare di avere gli strumenti tecnici semplicemente perché accedono ad internet, e dove domina il disagio e il rancore, è sempre più difficile far accettare le decisioni del giudice”.

Tornando ai reati, il procuratore generale Dell’Osso ha infine segnalato “il particolare impulso” dato dal procuratore di Cremona Roberto Pellicano in materia di reati correlati al settore agroalimentare: “reati sovente trascurati o sottovalutati nella loro oggettiva, spesso grave, pericolosità per la pubblica salute”.

Per Cremona, alla cerimonia dell’anno giudiziario hanno presenziato la presidente del tribunale Anna di Martino, il procuratore Roberto Pellicano, il giudice Maria Stella Leone, la dirigente del tribunale Laura Poli, i giudici di pace Gaetano Lecce e Luciano De Vita, il questore Carla Melloni, il comandante provinciale dell’Arma Marco Piccoli e il collega della guardia di finanza Cesare Maragoni.

Sara Pizzorni

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