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Pizzighettone, crollo passerella
Spiegate cause e ricostruzione
possibile. Ma il consiglio è teso

Bissolotti (CP) se ne va dopo l'appello ("Consiglio inutile"), Bernardini (PC) denuncia una "deriva autoritaria" e parla di "ricatto" da parte dell'Amministrazione che non ha convocato un'assemblea aperta, ma il sindaco Moggi respinge ogni addebito: "Bastava allinearsi, mi aspettavo buon senso e non escludo adunanza aperta in futuro"

Come prevedibile, è stato un consiglio comunale teso quello andato in scena ieri sera, 30 gennaio. Un consiglio convocato dal sindaco Luca Moggi dietro richiesta di almeno un quinto dei consiglieri. Il tema sul tavolo, al di là dei primi tre punti all’ordine del giorno (approvazione verbali sedute precedenti e dello storno di poco meno di 9mila euro dal fondo di riserva ordinario e dal fondo di cassa esercizio 2018, nda) riguardava la passerella ciclopedonale crollata il 30 ottobre scorso. Una passerella che non è escluso venga ricostruita, anche se in questo momento le priorità dell’Amministrazione, come esposto anche dall’architetto Damiano Dosio, responsabile del settore Assetto del Territorio, sono quella di trovare una soluzione per le utenze debole della strada (pedoni, ciclisti, anziani…) e quella di ripristinare i collegamenti, attualmente provvisori, delle utenze di acqua e gas verso la borgata di Gera.

Per quanto riguarda il primo aspetto, Dosio ha sottolineato che, a livello di carico, il ponte ‘Trento e Trieste’ può sopportare un allargamento dei marciapiede o la realizzazione di una ciclabile, ma che ci sono dei problemi di viabilità, in particolare dalla parte di Gera dove è già presente un incrocio abbastanza delicato. Sono invece allo studio due possibili soluzioni per ripristinare i collegamenti delle utenze con la Borgata: farle passare attraverso il ponte Trento e Trieste oppure realizzare teleguidate che passino sotto l’alveo del fiume. Soluzione, quest’ultima, che Dosio ha ammesso presentare alcune complicazioni di natura sia economica che tecnica. In ogni caso, si vogliono accelerare i tempi per questa realizzazione per evitare che i tubi provvisori abbiano problemi con il caldo estivo. Il tema della ricostruzione, infine, “richiede attenzione maggiore anche solo per la mole dell’eventuale intervento, attenzione in termini di progettazione, manufatto, costi nonché valutazione dell’impatto paesaggistico”.  Anche se rimane “difficile ipotizzare la ricostruzione, politicamente resta una delle ipotesi ancora in considerazione e che rimane al vaglio dell’Amministrazione”.

Ma, al di là degli aggiornamenti che includono anche la conferma degli scivoli in massi verso il fiume realizzati per abbattere i resti della passerella, durante la seduta si è consumato un duro scontro politico. Subito dopo l’appello, Giancarlo Bissolotti ha letto una propria dichiarazione (poi messa agli atti) in cui ha ripercorso le tappe che hanno portato a questo consiglio comunale sottolineando l’assenza di Aipo cui non potrà “chiedere spiegazioni circa la mancata attuazione dei Regi Decreti 523 del 1904 e 2669 del 1937” e ribadendo di aver accolto la proposta del sindaco di un’assemblea pubblica in luogo del consiglio comunale (a differenza di ‘Pizzighettone Chiama’, nda) in modo che si evitassero “inutili doppioni” e perché “nessuna norma né tantomeno alcun vincolo morale” lo obbligava a rispondere nuovamente sulla stessa linea di PC con cui aveva presentato la prima richiesta. Il capogruppo di ‘Cittadini Protagonisti’ ha quindi abbandonato l’aula “ritenendo la seduta consiliare assolutamente inutile e non rispondente a quanto auspicato”, ovvero con un confronto aperto con cittadini ed Enti come Aipo e Parco Adda Sud.

Giancarlo Bissolotti legge la sua dichiarazione prima di abbandonare l’aula

Dal gruppo di ‘Pizzighettone Chiama’ si respinge ogni addebito circa la responsabilità attribuita loro della mancata convocazione di un’assemblea pubblica. “Il regolamento – ha dichiarato il capogruppo di PC Bruno Tagliati – non è una scusante, il sindaco aveva la possibilità di convocare un’assemblea aperta, a prescindere dalla nostra richiesta di convocare un consiglio comunale oppure di invitare questa sera i rappresentanti degli Enti. Non prendiamo in giro i cittadini, è una questione di volontà da parte dell’Amministrazione: il sindaco aveva il dovere di convocare questa adunanza aperta”. Anche Elena Bernardini, consigliere dello stesso Gruppo, attacca: “Si parla di questo evento in consiglio comunale per la seconda volta e sempre per l’iniziativa della minoranza. Vedo una deriva autoritaria e mi spiace: chiedere, come è stato fatto, di rinunciare ad un’azione politica come condizione per poter convocare l’assemblea è un ricatto”. “Come mai – chiede ancora Bernardini – se la prima richiesta di un confronto aperto è del 13 novembre, al 30 gennaio non è ancora stato fatto? Il sindaco è forse stato impedito da noi? Ci è stato risposto che le premesse della mia mozione (respinta in blocco dalla maggioranza, nda) non potevano essere accolte e pertanto la maggioranza ha votato contro: ma quali premesse? Che la passerella era un’opera provvisoria ed è crollata? Che il sindaco ha fatto un comunicato a riguardo?”

Accuse che vengono respinte con forza da Moggi: “Non si è trattato di un ricatto e non accetto questo termine: bastava allinearsi. La nostra volontà non era certo quella di tacciare i cittadini, ma evitare di fare polemica. Mi aspettavo buon senso, non comprendo le motivazioni di questa posizione da parte di PC, era sufficiente condividere l’idea dell’assemblea pubblica. Dovevo convocare questo consiglio e l’ho fatto e anche il nuovo regolamento mi dà la facoltà di convocare un consiglio aperto, non mi obbliga. In ogni caso, non ho escluso di organizzare un’assemblea pubblica, ma lo farà quando lo riterrò opportuno, dato che ora è emersa la volontà di fare polemica e non di affrontare la questione”. Per quanto riguarda le cause del crollo, a rispondere alle richieste della minoranza è stato ancora l’architetto Dosio: “Oltre alla quantità detriti ci sono state due piene ravvicinate: superata la prima, non si pensava, a partire dagli Enti preposti, che la seconda portasse altro legname. La spinta continua e il tanto materiale accumulatosi in poco tempo ha determinato il crollo. Infine, né i vigili del Fuoco né la Protezione civile avrebbe potuto intervenire in sicurezza in quei momenti”. Per Tagliati, però, c’è stata “una sottovalutazione prima e durante e solo una gestione dell’emergenza dopo il crollo”, con il capogruppo di PC che ipotizza come concausa del crollo la presenza di tronchi già a partire dall’estate. Una posizione che l’assessore all’Ambiente Marcello Melicchio ha invece respinto con forza, mentre dalla maggioranza sottolineano che l’accumulo è stato dovuto non tanto agli alberi morti, quanto alle quantità arrivate da monte.

mtaino

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