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1929, nello Utah
una ballroom nel
nome di Cremona

Proseguendo l’attività di ricerca tra le carte degli archivi americani, il ricercatore cremonese Marco Bragazzi ha trovato documenti riguardanti l’apertura della “ballroom” dello Snow College nello Utah (Stati Uniti): la ballroom “Cremona”, chiamata così proprio in onore della città in riva al Po.

di Marco Bragazzi

“Vi invitiamo a ballare a Cremona!”
La sera del 4 luglio 1929 si aprivano le danze a Cremona, probabilmente qualche serata danzante era presente anche nella città in riva al Po, ma di certo gli amanti del ballo potevano divertirsi nel locale “Cremona” a Gunnison, Utah. Per capire come si è arrivati a chiamare un locale da ballo di nome Cremona bisogna, però, fare un piccolo passo indietro nel tempo e andare a cercare a pochi chilometri di distanza. Siamo nel giugno del 1929, negli Stati Uniti, precisamente a Gunnison nel bel mezzo dello Utah, luogo abbastanza sperduto e vicino al campus dello Snow College, università da sempre dedita a corsi legati al mondo della musica. Dato che il clima da quelle parti non è dei più miti, in inverno la media si aggira intorno ai – 12°, i ragazzi del college erano di certo “invogliati” allo studio nel periodo invernale ma, per garantire loro il relax necessario dopo gli esami, con la bella stagione venivano organizzate feste e ricevimenti di vario genere.

L’età del jazz da ballo è in pieno fermento: le sale si riempiono di avventori che si muovono ai ritmi spesso forsennati delle Big Band soprattutto quelle che esportavano il genere Dixie o Bourbon nati nella più calda New Orleans, il proibizionismo sugli alcolici è ferreo ma sul ballo non vi erano limitazioni di sorta. Agli studenti dello Snow College viene l’idea di aprire una “ballroom” dove poter sperimentare l’evolversi degli sviluppi musicali: in pratica ballare per mantenersi al passo con quelle nuove sonorità che si susseguivano molto rapidamente. Dopo mesi passati sui libri tra gli universitari si sentiva la necessità di divertirsi e socializzare senza dover soffrire i tempi cupi e ormai lontani della Prima Guerra Mondiale. Il 28 giugno, con l’apertura della stagione calda, in un’area all’aperto tra che faceva da incrocio “tra la seconda e terza sud e Main Street”, si decise di di far partire tra gli studenti un concorso-referendum per decidere come chiamare quell’area e con quali motivazioni. L’ingresso costava 75 centesimi di dollaro per ogni coppia, per chiarire fin dall’inizio come funzionavano le cose nelle sale da ballo, ma con un sovrapprezzo di 25 centesimi per ogni “extra lady”, termine poco comprensibile forse legato al ruolo di una eventuale “ruota di scorta” per i ballerini più capaci e motivati.

La serata del 28 era animata dal complesso Terry’s Moon Winks Orchestra che, nella Cremona sul Po, probabilmente non ci ha mai suonato, ma che ebbe l’onore di suonare al battesimo del locale “Cremona”. In quel frangente si decise di istituire il concorso volto alla definizione del nome di quell’area, lo vinse la studentessa Audrey Larsen di Mayfield che propose il nome “Cremona” come tributo alla città di Stradivari aggiungendo, sopra al palco dei musicisti, una sorta di rosone luminoso che doveva ricordare quello del Duomo della città italiana. Il 4 luglio, data simbolica in quanto giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti, il battesimo può avvenire dopo l’approvazione del referendum voluto dal comitato studentesco: per Audrey 10 dollari di premio e per gli studenti del College un locale che aveva anche una motivazione sociale in quanto volto a tutelare gli universitari dal dover guidare per decine di chilometri verso la più vicina “ballroom” pubblica.

Il locale offriva musica dal vivo tutti i giovedì e venerdì, ma la sua vita “scintillante” fu breve. Il 29 ottobre del 1929 gli Stati Uniti vivono il cosiddetto “martedì nero”, ovvero il crollo della borsa di New York che fece da trampolino alla Grande Depressione economica in grado di flagellare il paese (e anche buona parte del mondo) per quasi un decennio. “Cremona” rimane aperto ma le priorità delle persone, ormai rivolte quasi alla sopravvivenza più che alla musica da ballo, ne determinano la chiusura a metà anni ’30, lasciando quel nome e quel rosone alla storia.

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