Un commento

Simonetta, il cremonese che
inventò un linguaggio cifrato
insuperato per oltre 500 anni

di Marco Bragazzi

Il 30 ottobre 1480, nel castello di Pavia, l’ascia del boia incaricato da Ludovico Sforza detto il Moro si calò pesantemente sul collo del settantenne Francesco ‘Cicco’ Simonetta, ai tempi potentissima figura politica al servizio del casato degli Sforza nonché molto vicino a Bona, consorte di Galeazzo Maria Sforza e a suo figlio Gian Galeazzo. La condanna a morte di Simonetta si inserisce in un periodo turbolento di lotte che insanguinavano varie aree lombarde, periodo in cui, verosimilmente, gli intrighi e le esecuzioni capitali erano in continua crescita. La fine di Simonetta potrebbe semplicemente rientrare nelle fredde statistiche storiche di chi, nel corso degli anni, arrivando dall’Enotria con un bagaglio culturale e una intelligenza di rara raffinatezza, si metteva al servizio di uno dei più potenti casati nobiliari italiani. In realtà l’eliminazione di Simonetta aveva privato la storia italiana di una delle figure più geniali ma quasi completamente sconosciuta e spesso dimenticata.

L’esecuzione del ministro degli Sforza rientrava in una strategia studiata da Ludovico il Moro per ottenere la gestione e il controllo del Ducato di Milano, gestione che, con l’omicidio del fratello Galeazzo Maria avvenuta qualche anno prima, vedeva solo formalmente Bona Sforza alla gestione del potente ducato milanese ma, in realtà, tutte le decisioni operative venivano prese da Simonetta, fatto che potenzialmente allontanava il Moro dal condurre al meglio ‘gli affari di famiglia’. Il nobile Simonetta era di origini calabresi, più precisamente da Caccuri, aveva studiato a Napoli divenendo letteralmente uno storico, filosofo e poliglotta per poi trasferirsi in Lombardia, a Cremona. In città il suo lavoro era quello di rogitare atti ma, dopo qualche anno passato sotto il Torrazzo, Simonetta decise di diventare cittadino cremonese in toto prendendo la cittadinanza ‘grigiorossa’ e andando a nutrire quella schiera di grandi menti che avevano vissuto o vivevano in città. Nel 1452 nacque proprio a Cremona il suo primo dei tanti figli, Giovanni Giacomo, fatto che portò Cicco a trasferirsi in cerca di maggiori fortune prima a Lodi e poi a Milano. “Al servizio di sua Maestà la famiglia Sforza” potrebbe essere la frase parafrasando un famoso film per descrivere la rapida carriera di Simonetta alla corte del ducato milanese ma, come spesso accade, tanto veloce è la salita quanto è rapida la caduta, caduta che portò il cremonese al patibolo.

Per seguire la storia di Simonetta dobbiamo passare dal 1480 al secolo scorso, un lungo salto che però può far capire il profilo del nostro protagonista. La Seconda Guerra Mondiale è finita da poco, la vittoria degli Alleati è arrivata grazie, soprattutto, al fisico inglese Alan Turing, capace di decifrare e decrittare la macchina Enigma, il rompicapo creato dai tedeschi per garantire il passaggio di informazioni a prova di decifrazione. In pratica gli Alleati conoscevano le mosse dei tedeschi ancora prima che questi si attivassero, ottenendo un immenso vantaggio strategico. Già dal 1944 gli Alleati sono in Italia alla ricerca di persone abili al lavoro sulla crittografia, tecnici, manager o ricercatori che cercano di sviluppare linguaggi in grado di resistere alla decifratura o viceversa, persone che prima lavoravano per i Servizi segreti Italiani, ma il cui talento può rendersi utile anche contro il crescente strapotere dell’URSS.

Nel 1952 a Fort Meade, nel Maryland, la sfida aperta con il blocco sovietico porta alla creazione della National Security Agency (NSA), la più segreta tra le agenzie americane, quella destinata alla sicurezza nazionale sia interna che dall’esterno. Alla NSA si lavora sui segreti e sul linguaggio che deve essere usato per fare in modo che questi rimangano tali. La regola base di ogni segreto non è quello di non farlo scoprire, ma di non farlo capire o di farlo capire in modo sbagliato. Partendo da questo presupposto la NSA, nei suoi testi per formare o sviluppare gli aspiranti agenti che dovranno lavorare sui linguaggi segreti, rende omaggio a quello che considera il maestro del linguaggio cifrato: il ‘cremonese’ Francesco Simonetta che nel 1474 riuscì a creare un codice di cifratura unico al mondo, tanto da diventare praticamente insuperabile fino alla Prima Guerra Mondiale. Solo i tedeschi con Enigma, quasi 500 anni dopo, riusciranno a superare ‘il maestro’ dei codici cifrati, sorpasso che neanche il geniale fisico americano Benjamin Franklin, che con Cremona aveva un rapporto ‘diretto’, era stato in grado di ottenere a causa della impenetrabilità del codice impostato da Simonetta. Quel 30 ottobre 1480 il boia, a Pavia, rese fine alla vita di un cittadino cremonese tra i più illustri, in grado di studiare e sviluppare un linguaggio insuperabile per quasi cinque secoli.

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Commenti
  • android

    Turing non era un fisico ma un matematico, interessante l’articolo