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Ciao Marco: Piadena e il
Casalasco salutano colonna
del nostro mestiere

PIADENA DRIZZONA – Il tronco, l’albero maestro, ha dato frutto: lo capisci dai tanti “rami” che affollano i banchi della chiesa, frutto di altrettante relazioni seminate qua e là per lavoro e pure per indole; lo capisci quando la figlia Federica – cuore e coraggio da leonessa – prende la parola alla fine della messa e traccia il ritratto migliore che un padre possa aspettarsi. Piadena si è fermata, lunedì pomeriggio alle 15, per salutare un figlio suo e del territorio casalasco: il giornalista Marco Bazzani, spentosi a 55 anni sabato pomeriggio all’improvviso, per un infarto. Lui che, come tutti hanno riconosciuto – colleghi e compagni di avventura, ma anche “avversari” o meglio concorrenti – ha sempre tenuto alta la bandiera della stampa libera.

In chiesa non passava uno spillo, solo qualche sussurro e singhiozzo: troppo forte la “botta”, troppo fresca la ferita, troppo profondo il senso di vuoto, troppo improvviso il dolore. I famigliari, con i genitori Giancarlo e Adriana, che sono l’uno roccia dell’altra (e viceversa), la moglie Nunzia, i figli Federica e Andrea, il fratello Davide, giornalista e amico; i colleghi di una vita e di un giornale – “La Provincia” di Cremona – che, con in testa il direttore Marco Bencivenga presente in chiesa, perde una colonna; i compagni di professione, quelli che scrivono su testate concorrenti ma in Marco hanno sempre visto un professionista serio e rispettabile.

E ancora i sindaci del territorio – quelli coi quali per lavoro Marco era entrato in contatto, senza sconti e senza piaggeria – il mondo dell’associazionismo (Croce Rossa in primis), rappresentanti del mondo militare con l’ex comandante di Casalmaggiore Luigi Regni e il comandante della Polstrada Rino Berardi. A scattare le foto è Alessandro Osti per “La Provincia”: “l’airone” è professionale come al solito ma questo, crediamo, è il suo compito più duro di sempre. Perché in un giornale si può andare più o meno d’accordo, si può anche “scazzare” ogni tanto, ma quando si condividono, gomito a gomito, giorni, settimane, anni e decenni, sempre alla stessa scrivania, è normale sentirsi dentro a una famiglia.

Dottor Massimo Marco Bazzani è il nome che campeggia sul manifesto: per tutti lunedì era semplicemente Marco. Una fucina di relazioni, come l’ex parroco di Piadena Drizzona don Giuseppe Manzoni sottolinea nell’omelia: “Tutto quanto Marco ha seminato in vita e per il suo lavoro oggi rimane: noi lo lasciamo al Signore, e questo ci permette di non avere più timori o preoccupazioni; lui invece continuerà a sorvegliarci e a preoccuparsi per noi. Non dobbiamo pensare a quello che ha fatto per la comunità, perché questo è l’atteggiamento dei non credenti. Da credenti, invece, dobbiamo pensare a Marco trasfigurato e senza più difetti, perché il Signore perdona tutti noi”.

Verso la fine della celebrazione, prima di partire per il cimitero del Vho, prende la parola Nicola Araldi, presidente del Milan Club Casalmaggiore (Marco era un grande tifoso rossonero), che lo ringrazia per essere stato uno dei primi soci e avere sempre avuto un momento, una parola, un pensiero quando il calcio, per Marco che era affamato di cronaca e politica, diventava un modo per staccare la spina. Dopo di che la figlia Federica catalizza l’attenzione di una chiesa ammutolita e commossa: “Tu e la mamma ci avete cresciuti con tre valori: la cultura, il lavoro, la libertà. La cultura e il sapere erano la chiave di volta per vedere il mondo da una prospettiva diversa e più solida. Il tuo lavoro era tutto e noi siamo fieri di te: quando si passeggiava per Casalmaggiore non c’era metro in cui qualcuno non ci fermasse per chiederti notizie o aggiornamenti, o anche solo per un saluto. Sei sempre stato uno stakanovista, non lasciavi la scrivania finché il tuo giornale non era perfetto. Mio padre non era un giornalista, ma era il giornalismo: inglese, rigoroso, attaccato ai fatti. Vi siete sacrificati tanto per farci studiare, tu e la mamma, perché capivate che lì stava il nostro futuro. E i valori trasmessi a noi sono gli stessi che hai trasmesso a chi ti ha conosciuto. Sigarino in bocca e occhiali sulla punta del naso, alla scrivania di vicolo Pozzi a Casalmaggiore: ci piace ricordarti così. Sei stato un grande uomo, padre e fratello”.

L’assemblea si scioglie in un applauso che parte dalle ultime file e arriva alle prime: non lascia indietro nessuno. Proprio come Marco nella ricerca della notizia, delle fonti, del racconto di quella terra in cui ha seminato, per raccogliere, lunedì, tutto l’affetto che quella terra gli ha saputo restituire. Il tronco ha dato frutto: nel giorno dell’addio, tra lacrime di pioggia lievi, il più inglese di tutti noi saluta. Non sembra ancora vero: occorrerà abituarsi all’idea come a una notizia che non vorresti dare. Marco Bazzani è stato un esempio, e questa resta una certezza: uno di quei fatti che, come piaceva fare a lui, giustamente aggrappato a puntigliose verifiche, ciascuna fonte potrà confermarmi. Ora e, nel ricordo, sempre.

Giovanni Gardani

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