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Rissa Dordoni-Casapound,
il pm: 8 anni per tentato
omicidio per 2 dei 17 imputati

(foto Sessa)

La pena più alta, 8 anni per Gianluca Galli e Guido Vito Taietti, accusati, oltre che di rissa, anche di tentato omicidio. Le altre, tra gli 8 mesi e i 3 anni e 6 mesi, e una assoluzione. E’ quanto chiesto oggi dal pm Lisa Saccaro nei confronti dei 17 imputati coinvolti nella rissa scoppiata il 18 gennaio del 2015 sul piazzale del Foro Boario dopo il match Cremonese Mantova tra esponenti di Casapound e antagonisti del Dordoni. Tutti sono accusati di rissa aggravata, due, Taietti e Galli, anche di tentato omicidio e tre pure di lesioni gravi. Il pm ha chiesto anche la trasmissione degli atti alla procura per Sofia Alessia, l’unica testimone ad aver dichiarato di aver visto Emilio Visigalli colpito da un compagno della sua stessa fazione.

Per Casapound, la rissa era partita da un ‘agguato’ da parte del Dordoni. Di ‘provocazione’, invece, hanno sempre parlato gli aderenti al centro sociale che temevano un attacco dei rivali. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’esponente del Dordoni Emilio Visigalli, insieme ai compagni Michele Arena e Alberto Birzi, avrebbero premeditato l’aggressione, organizzando un raduno sul piazzale e armandosi preventivamente di mazze. Mazze portate al Dordoni dagli otto autonomi imputati. Tutto a causa dell’affissione di alcuni adesivi con il logo di Casapound sul portone del Dordoni. Nel corso del processo, a sorpresa, una testimone aveva dichiarato che a colpire Emilio a sprangate era stata una persona appartenente allo stesso centro sociale e non un esponente di Casapound, mentre il 12 febbraio scorso, durante l’esame degli imputati, Gianluca Rossi, del Dordoni, l’unico a sostenere di aver visto la scena del ferimento, aveva puntato il dito contro Guido Vito Taietti, appartenente a Casapound. Sarebbe stato lui, con il manico di piccone imbracciato da Emilio, a sferrargli il primo colpo sulla fronte. Visigalli si era poi accasciato a terra ed era stato preso a calci da “quattro o cinque persone”, aveva riferito Rossi, che però né lui né gli altri erano stati in grado di identificare.

Gli imputati e le pene chieste da pm

Per il Dordoni:
Emilio Visigalli 3 anni e 6 mesi e l’assoluzione per il reato di lesioni gravi
Jonathan Carnesella un anno e 6 mesi
Andrea Romagnoli 8 mesi
Filippo Esposti 2 anni
Gianluca Rossi 2 anni
Michele Arena 2 anni e 6 mesi
Alberto Birzi 2 anni e 6 mesi e l’assoluzione per il reato di lesioni gravi

Per CasaPound:
Gianluca Galli 8 anni
Guido Vito Taietti 8 anni
Matteo Bassanetti un anno e 6 mesi
Michael Gorini un anno e 6 mesi
Andrea Visigalli un anno e 6 mesi
Rubens Rubini un anno e 6 mesi
Lorenzo Ranelli assoluzione per mancanza di prove
Riccardo Scandolara un anno e 6 mesi
Alessandro Piacentini un anno e 6 mesi
Stefano Zaffanella un anno e 6 mesi

Le accuse e le parti civili: Due dei militanti di CasaPound, Gianluca Galli e Guido Vito Taietti, devono dunque rispondere di tentato omicidio nei confronti di Emilio Visigalli, che a sua volta, insieme ad altri due del Dordoni, Arena e Birzi, è accusato di lesioni gravi nei confronti di Galli. Visigalli si è costituito parte civile contro Taietti e Galli, mentre Galli a sua volta si è costituito parte civile nei confronti di Visigalli, Arena e Birzi. Parte civile anche la figlia 24enne di Emilio Visigalli che a livello emotivo avrebbe particolarmente risentito degli avvenimenti che hanno visto coinvolto il padre.

Gli imputati del Dordoni sono difesi dagli avvocati Sergio Pezzucchi, Gian Pietro e Monica Gennari, mentre quelli di CasaPound dai legali Cristiana Speroni, Giuseppe Guarneri, Marcello Lattari, Giovanni Benedini e Vanessa Bonaiti. Nella sua arringa, in particolare, l’avvocato Gennari, difensore di Andrea Romagnoli, l’antagonista che aveva azionato l’estintore per consentire i soccorsi ad Emilio Visigalli, ha citato Indro Montanelli, rifacendosi ad una sua intervista ad Alain Elkann sul futuro dell’Italia e degli italiani. “Come affermò Montanelli”, ha detto il legale, “spiace constatare come gli italiani non abbiano ancora saputo fare i conti con il loro passato, non se ne curano. Vivono in un eterno presente. Ma un popolo che non ha memoria del proprio passato, non ha un futuro”.

Sara Pizzorni

Foto Francesco Sessa

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