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I dati sulla crisi della Giustizia
Una 'bomba atomica' la
riforma sulla prescrizione

Massiccia partecipazione degli avvocati penalisti all’astensione indetta dall’Unione Camere penali italiane contro l’entrata in vigore delle nuove norme sulla prescrizione, che per i penalisti, come ribadito anche martedì durante il flash mob di protesta sullo scalone del tribunale, è “una regola di civiltà che fissa un tempo massimo per arrivare a condannare o ad assolvere un imputato, partendo dal principio, di puro buon senso, per cui non si può lasciare una persona in balia del processo per un tempo teoricamente infinito”.

“La riforma della prescrizione introdotta dalla ‘legge spazzacorrotti’, la cui entrata in vigore è prevista il 1 gennaio 2020”, ha ricordato l’avvocato Alessio Romanelli, presidente della Camera penale di Cremona e Crema ‘Sandro Bocchi’, “dispone la sospensione a tempo indeterminato del corso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Nei fatti, più che di riforma, sembra corretto parlare, sotto il profilo pratico, di abrogazione della prescrizione. Il rischio, più che concreto, è che il cittadino rimanga in balia della giustizia penale per un lasso di tempo indeterminabile, fino a quando lo Stato non sarà in grado di celebrare il processo che lo riguarda, con violazione del principio della ragionevole durata del processo”.

I dati della ricerca Ucpi– Eurispes presentati nel corso dell’ultimo congresso straordinario dell’Unione delle Camere Penali Italiane dimostrano che solo nel 4% dei casi il rinvio di un procedimento penale ad altra udienza può essere ascritto al difensore o all’imputato, mentre nel restante 96%, il rinvio è dovuto ad altri fattori, quali la fisiologica necessità processuale (64%) o le disfunzioni del sistema giustizia (16,2%). “Non è quindi vero”, precisa la Camera Penale di Cremona, “che sono gli avvocati col loro comportamento a dilatare i tempi del processo. Oltre tutto il rinvio nei casi di impedimento del difensore o dell’imputato è sempre disposto ‘a prescrizione sospesa’, quindi non giova a chi vuole perdere tempo”.

“I dati ufficiali dell’anno 2017 del primo semestre 2018 della Direzione Generale di statistica e analisi organizzativa del Ministero della Giustizia”, si ricorda nel comunicato inviato dalla Camera Penale, “offrono uno spaccato della crisi della giustizia penale. Qualche esempio: nel distretto di Corte d’appello di Brescia, al cui interno è compreso il circondario di Cremona, la durata media in procura dei procedimenti penali per reati ordinari con autore noto è di 663 giorni, la più alta d’Italia, mentre è di ‘soli’ 261 giorni la durata media dei procedimenti penali definiti avanti il tribunale monocratico e di ‘soli’ 339 giorni la durata media di un procedimento davanti al tribunale collegiale, competente per reati più gravi”. Del 24,89%, nel distretto di Brescia, è l’incidenza percentuale delle prescrizioni sui procedimenti definiti nell’anno 2017.

Per i penalisti, “l’impatto della riforma della prescrizione su uno scenario di questo tipo sarebbe davvero – come descritto da un autorevole membro del precedente governo – ‘una bomba atomica’, essendo impossibile, allo stato attuale, per il sistema giustizia definire in tempi ragionevoli i procedimenti pendenti. L’abrogazione della riforma della prescrizione prima della entrata in vigore definitiva non solo quindi è dovuta per rispetto dei principi costituzionali, ma appare indispensabile sotto l’aspetto pratico, al fine di evitare il collasso del sistema”.

S.P. 

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