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Fotovoltaico a Cr. Solidale,
Comune si chiama fuori: 'Pratica
di competenza provinciale'

La vicenda del progetto di un parco Fotovoltaico proposto da una società alla Fondazione Città di Cremona vicino alla casa di riposo di via Brescia, è approdata in consiglio comunale, con un’interrogazione presentata da Luca Nolli (M5S), che chiedeva informazioni sull’iter in corso e in base a cosa il Comune ha dato parere positivo. E’ stato l’assessore all’Ambiente Simona Pasquali a rispondere. Nella fattispecie, “né la Fondazione né tanto meno il Comune avevano in animo di realizzare un parco fotovoltaico. E’ stata espressa una manifestazione di interesse da parte di una ditta privata e la Fondazione Città di Cremona ha pubblicato un avviso. Quindi è errato e fuorviante insistere nel dire che la Fondazione e il Comune hanno volontà di promuovere la realizzazione del parco fotovoltaico”.

La Giunta, sottolinea ancora l’assessore, “non ha espresso nessun parere. Abbiamo preso atto della manifestazione di interesse e stiamo approfondendo la questione. Alla Giunta non è stato presentato alcun progetto: abbiamo acquisito dalla Fondazione stessa le informazioni ed i documenti ad oggi disponibili forniti dalla società che si è aggiudicata il diritto di superficie dell’area”.

In secondo luogo, “non è stata inoltrata nessuna istanza di autorizzazione. La Giunta non è in possesso di alcun progetto, che peraltro non risulta essere ancora stato presentato nemmeno alla Fondazione. Una volta che verrà presentato il progetto, sarà avviato l’iter per richiedere l’autorizzazione unica alla Provincia di Cremona”. Ma qual è l’iter e che ruolo ha il Comune? E’ sempre Pasquali a spiegarlo: “Il progetto dovrà essere compatibile e coerente con il Pear (Programma Energetico Ambientale Regionale). La Provincia, in base alla potenza che verrà prospettata per l’impianto, procederà alla verifica di assoggettabilità a Via (Valutazione di Impatto Ambientale). Durante questo percorso, che è stabilito dalla normativa, il progetto viene pubblicato su Silvia, un portale regionale dove vengono pubblicati tutti i progetti che potrebbero essere assoggettati a Via. La Provincia ha la facoltà di istruire un tavolo tecnico, ma non è obbligatorio. In questa fase il Comune può presentare le sue osservazioni di carattere ambientale, chiedere mitigazioni, osservazioni ambientali, precisare vincoli paesaggistici.

Terminata questa fase, la Provincia dovrà esprimere se il progetto va o no assoggettato a Via. In caso di parere negativo sarà indetta una conferenza di servizi, come da normativa vigente, per rilasciare l’Autorizzazione Unica: in quella sede vengono raccolti tutti i pareri. In questo caso il Comune potrà presentare pareri di tipo urbanistico. In caso affermativo si terrà conferenza dei servizi per la Via, alla quale parteciperà anche il Comune. Se il parere sarà negativo, non vi sarà luogo a procedere, diversamente sarà convocata la conferenza di servizi che darà le prescrizioni del caso. Al termine la Provincia può anche dichiarare la pubblica utilità”.

Dunque, “al momento non vi è nulla su cui dare informazioni. In ogni caso non credo che le commissioni consiliari abbiano competenza per esprimere pareri su specifici progetti. Inoltre non dobbiamo dare nessun indirizzo alternativo alla Fondazione in quanto non è la Fondazione la promotrice del progetto. E’ stata presentata una manifestazione di interessi da terzi, interessati a quell’area specifica perché è vicina ad una cabina secondaria di distribuzione nella quale mandare in rete l’elettricità prodotta dall’impianto. Diversamente non staremmo nemmeno parlando di un impianto di questo genere. Quindi è superfluo invitare la Fondazione a fare una cosa che non sta realizzando. Il piano energetico è un tema decisamente ampio che parte dall’efficientamento e va oltre fino alla dismissione del termovalorizzatore che è un obiettivo che abbiamo ben presente, su cui da tempo si sta lavorando e che è oggetto di un confronto molto di più ampio. In ogni caso non è previsto alcun cambio di destinazione d’uso dell’area di proprietà, che comunque dopo 30 anni sarebbe ancora di proprietà della Fondazione in quanto concessa in diritto di superficie”.

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