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La strage nelle bocciofile:
stimati almeno 250 decessi in
Italia, colpita anche Cremona

C’è una strage silenziosa, ad opera del coronavirus, che sta colpendo il mondo delle bocce italiano, e lombardo in particolare. E Cremona, purtroppo non fa eccezione. Nei bocciodromi e nelle bocciofile, infatti, sono stati registrati migliaia di contagi e almeno 250 morti, come ha spiegato a Corriere.it il presidente nazionale Marco Giunio De Sanctis che ha evidenziato come questi si concentrino “soprattutto tra Veneto, Friuli, Lombardia, Piemonte e Marche, regioni di grande tradizione”, anche se ammette che “un bilancio definitivo al momento è impossibile”. I 1.600 bocciodromi italiani sono punto di incontro (parecchi hanno ancora il tradizionale “ristoro” per uno spuntino o una bevuta), gioco e divertimento per i giovani appassionati, ma anche e soprattutto per gli anziani.

Tra i propri caduti le bocce contano campioni come il trevigiano Giuliano Mirandola, che aveva solo 62 anni, allenatori nazionali come il biellese Gianni Negrusso e dirigenti regionali come Italo Balbinot in Veneto e Benito Scazzoli in Lombardia. Proprio Scazzoli era una figura storica del boccismo cremonese ed era stato segreterio del comitato di Cremona per oltre cinquant’anni. Il movimento del nostro territorio ha però pianto anche altre figure conosciute nell’ambiente, come, tra gli altri, Pietro Fanfini, Angelo Lussignoli e Vittorio Guerra. Ma il numero di contagi e decessi tra i tesserati e i frequentatori della struttura di Piazzale Atleti Azzurri di Italia è molto alto.

La spiegazione deriva dal fatto che le bocciofile possono essere state punti di diffusione del contagio: sono stati segnalati casi sospetti in diverse regioni, anche se gli impianti sono chiusi da inizio marzo. De Sanctis, però, non è ottimista: “Vedo tanto buio nel nostro futuro perché pur facendo giocare e divertire un milione di persone e organizzando 10mila gare l’anno non siamo considerati un grande sport dalle istituzioni. Considerata l’età media dei nostri praticanti, saremo tra gli ultimi a poter rimettere in funzione gli impianti”. “Ma se non arriveranno aiuti concreti – conclude il presidente -, anche semplicemente per far fronte alle piccole spese che erano gestite con le tasse gara, molti bocciodromi non riapriranno mai più e con loro si perderà un grande patrimonio culturale”.

Anche a Cremona la situazione rimane in bilico. Dopo numerosi confronti tra il Comune e la Fib, lo scorso gennaio era stata prorogata al 31 maggio 2020 la convenzione del 2014, poi rinnovata nel 2017, con la quale era stata data in concessione in uso alla Fib la struttura del Bocciodromo comunale di piazzale Atleti Azzurri d’Italia. Nelle intenzioni della Federazione, infatti, la proroga fino a maggio sarebbe servita per concludere le attività sportive programmate nella stagione in corso ed anche per elaborare un piano di gestione che consenta la prosecuzione dell’attività bocciofila nell’impianto. Ma ora, il coronavirus, ha rimescolato nuovamente le carte.

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