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Plasma iperimmune, i primi
risultati della sperimentazione:
mortalità ridotta dal 15 al 6%

“La sperimentazione per la cura con il plasma del San Matteo di Pavia è completata.
Ora il trattamento contro il Covid può essere adottato in tutta la Lombardia, in tutta Italia”, lo ha detto il presidente della Regione Attilio Fontana. Nella conferenza stampa di oggi è stata lanciata la ‘banca del plasma iperimmune’, sulla base degli esiti della sperimentazione condotta dal 17 marzo all’8 maggio presso il policlinico San Matteo e l’Asst di Mantova su 46 pazienti. I risultati saranno inviati giovedì alle riviste scientifiche, ma sono già stati condivisi con altre strutture di ricerca italiane (università di Pisa e Padova ad esempio) e americane. I donatori Avis di Cremona, Brescia, Bergamo saranno tra i primi a poter donare il plasma mettendolo a disposizione dei sanitari. “Non solo una raccolta, ma un modello di utilizzo ampio per molti nostri concittadini a partire da qui a qualche settimana”, ha detto l’assessore Giulio Gallera a margine delle spiegazioni dei medici.

Molto positivi i risultati della sperimentazione illustrati da Fausto Baldanti, direttore dell’unità di Virologia al Policlinico San Matteo: “Abbiamo cominciato a parlare della sperimentazione nella prima – seconda settimana di marzo. A quell’epoca non esisteva alcun tipo di test sierologico pertanto abbiamo seguito quello che dice la virologia classica, ossia abbiamo isolato il virus su cellule umane in vitro. Prendendo il siero di pazienti che avevano superato l’infezione (ricordo che eravamo a poche settimane dal primo caso), abbiamo visto che la distruzione cellulare causata dal virus veniva fermata. Questa era la dimostrazione che il potere neutralizzante c’era”. E’ stato poi necessario capire in che misura la diluizione del siero mantenesse il potere neutralizzante degli anticorpi: “Per potere usare il plasma a scopo terapeutico – ha continuato il virologo – bisognava considerare questo fattore, perchè in sua assenza si possono avere risultati sconfortanti, come è successo su alcuni pazienti cinesi”.

A quell’epoca – si era nella seconda metà di marzo – l’obiettivo principale era la riduzione della mortalità. “I dati di origine centrale fissavano la mortalità tra il 13 e il 20% dei pazienti con ventilazione assistita, quindi in terapia intensiva – ha continuato Baldanti – Una media quindi del 15%: per prima cosa abbiamo voluto verificare se la terapia con plasma iperimmune fosse in grado di ridurla. E in effetti si è ridotta al 6%. In altre parole: da un decesso atteso ogni 6 pazienti si è osservato un decesso ogni 16 pazienti. Questo è il dato più macroscopico emerso da questo studio pilota. Anche i parametri respiratori misurati a livello biochimico sono migliorati drammaticamente dopo una settimana; lo stesso dicasi per le immagini radiografiche con gli aspetti di polmonite bilaterale che sono migliorati in maniera significativa entro la prima settimana. E contestualmente i tre parametri che ci siamo fissati per misurare l’infiammazione sono diminuiti in maniera altrettanto drastica alla fine della prima settimana di terapia con il plasma”.

A breve, tutte le Asst lombarde con un centro trasfusionale (come Cremona appunto) richiameranno i pazienti curati e guariti per chiedere la disponibilità alla donazione, che, per essere efficace, deve avvenire in tempi brevi rispetto alla malattia in quanto la presenza degli anticorpi nel tempo diminuisce.

“Da domani – ha spiegato Carlo Nicora, direttore generale del Policlinico san Matteo – noi lavoreremo per poter trasferire il protocollo seguito da Pavia a Mantova in tutte le strutture regionali in modo da proseguire in un nuovo progetto quanto già sperimentato. Una sorta di fase 2, insomma. Si metterà ‘in banca’  il plasma, tenendolo a disposizione: sarà come avere una serie di pallottole che speriamo di non dovere mai utilizzare, ma che comunque abbiamo”.

La sperimentazione avviata al san Matteo era iniziata a ridosso del primo caso conclamato di Covid, il 17 marzo e si è conclusa l’8 maggio. “Requisito essenziale – ha spiegato Nicora – era di avere in loco i donatori, con lo stesso ceppo virale; altro elemento importante, il fatto che la plasmaferesi fosse facilmente attivabile nelle strutture. Si noti che in letteratura non ci sono studi che dimostrano l’efficacia della terapia. Per questo si è trattato di un progetto di studio pilota”.

“Occorreva disegnare uno studio individuando dentro il plasma una quantità sufficiente di anticorpi neutralizzanti che potessero essere trasferiti dal donatore al malato e vedere se avessero potuto favorire la diminuzione della carica virale, o la severità della malattia, o la guarigione. Tre gli obiettivi che ci eravamo posti: diminuzione della mortalità a breve nelle terapie intensive; il miglioramento dei  parametri respiratori; terzo obiettivo, valutare il miglioramento dei parametri legati all’infezione”.

 

Cesare Perotti,  direttore di Immunoematologia sempre al san Matteo, ha spiegato come la raccolta di plasma per la sperimentazione sia avvenuta in maniera ottimale e rapida, attraverso i separatori cellulari, gli stessi che sono in dotazione in tutti i centri trasfusionali degli ospedali lombardi. “Chi si siede a donare il plasma è ancora convalescente, deve avere in circolo questi anticorpi, quindi in primo luogo viene fatto il triage in modo tale da garantire la totale sicurezza dei donatori. In 35 – 40 minuti si ottiene una quantità di circa 600 ml: la quantità più o meno ottimale da infondere è di 300 ml, quindi si ottengono due dosi. Una vera e propria ‘terapia solidale'”.

Raffaele Bruno direttore Malattie infettive: “In questa prima fase abbiamo testato un’idea e questo lo si può fare su numeri non grandi. Una volta ottenuti i risultati, poi la si potrà estendere. Chi abbiamo arruolato? Persone con più di 18 anni con tampone positivo e con disturbi respiratori seri, quindi che necessitavano di supporto di ossigeno; con evidenza radiologica positiva da polmonite e con caratteristiche respiratorie tali da far preoccupare il clinico”.

L’assessore al Welfare Giulio Gallera non ha nascosto la soddisfazione per il risultato raggiunto: “Siamo l’unica Regione che si è dotata di un protocollo: abbiamo risultati testati su un processo tracciato di pazienti. Tanti parlano oggi dell’utilizzo del plasma; noi siamo quelli che l’abbiamo fatto. La strada che abbiamo scelto è quella dettata dalla scienza e punta a trovare la miglior cura possibile per una malattia che fino ad oggi non una cura”. g.biagi

 

 

 

 

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Commenti
  • Chicca

    Bella notizia

  • chiara bellani

    Evviva, onore a questi nostri medici ricercatori
    Il silenzio di “esperti”, ministro e ISS su questo trattamento salvavita stava diventando assordante. Spero che ora non potrà più essere silenziato.
    Perché in Italia le cose che funzionano e di cui possiamo essere orgogliosi non vengono valorizzate? Chi ci vuole così male?

  • Willy The Pimp

    Io penso che il silenzio non sia assordante, ma che sia giusto finchè non si hanno dati certi. E credo che chi fa ricerca seria debba rendere noti i risultati sulle pubblicazioni scientifiche e non fare propaganda sui social. Lasciamo i social ai tuttologi che danno aria alla bocca o peggio ai complottisti di professione che pubblicano ¾ video al giorno su tutti i canali lanciando accuse false, giusto per accaparrarsi le simpatie e le donazioni dei gonzi super arrabbiati e fanno il gioco sappiamo di chi.
    Abbiamo letto ultimamente che l’ISS avrebbe vietato le autopsie per nascondere chissà cosa, che l’epidemia sarebbe colpa del 5G, che i NAS bloccano le cure, e tante altre bufale scritte e riscritte e riportate dai soliti giornali del terrore e anche da certi parlamentari, che poi, anche se sbugiardati, si guardano bene dallo smentire le sciocchezze scritte e dette. L’importante è aizzare la gente contro le istituzioni e creare sfiducia. E ci riescono benissimo!
    Invece sulle pubblicazioni mediche serie ho letto che la cura col plasma, ad esempio, è risultata efficace in passato, ma in alcuni casi (mi sembra la SARS) solo su alcuni pazienti, invece di dare gli effetti sperati, (ripeto: solo su alcuni pazienti) accelerava la progressione della malattia. E’ solo un esempio, ma bisogna capire chi, come e perché prima di estendere a tutti una cura nuova che sembra funzionare. Se somministri una cura nuova e uccidi anche solo un paziente, sai cosa succede?
    Questo per dire che chi la fa tanto facile e grida al complotto, tira in ballo Bill Gates, la massoneria e altre castronerie, dovrebbe solo tacere e lasciare lavorare.
    Tutto il mio rispetto invece, per quei ricercatori che fanno il loro lavoro senza cercare i riflettori.

    • Camillo Frangipane

      Dagli scienziati abbiamo sentito di tutto. Meglio affidarsi a chi ha curato i malati e verificato cosa funziona e cosa no.

      • Willy The Pimp

        Le due cose vanno insieme. Io non credo che mi affiderei volentieri ad un medico che fa di testa sua. Un medico per forza di cose avrà trattato una casistica limitata, chi invece raccoglie i dati e ha gli strumenti di laboratorio per confrontare le esperienze di tanti medici può trarre delle conclusioni, ed è sicuramente più attendibile.
        Un esempio: per curare l’AIDS non c’è un vaccino, ma ci sono delle ottime cure. Ci sono almeno una dozzina di principi attivi antiretrovirali, però nessuno è risolutivo da solo. I pazienti vengono curati con un cocktail di questi farmaci, associandone diversi. Le combinazioni sono tante e non funzionano tutte allo stesso modo su ogni paziente, anche se il virus è sempre quello. Ogni paziente ha la sua terapia.
        Ognuno di questi farmaci da solo non è efficace, ma associato ad un’altro o ad altri, funziona. Invece, associato ad altri ancora, è dannoso. Si, ma quali? E su quale tipo di paziente?
        Ecco, mi chiedo: quale medico, da solo avrebbe potuto fare le sue esperienze in proprio senza prendere clamorose cantonate?

        • You

          Infatti il plasma non è una cura miracolosa e utilizzabile su chiunque e nello stesso modo come qualcuno vuole far credere o crede, è un aiuto in più in alcuni stadi gravi della malattia in associazione ad altri medicinali e terapie che sono anch’essi in fase di studio. Quindi sono lieta che in mezzo a tante chiacchiere ci sia stata una sperimentazione seria con risultati comprovati che poi sono stati messi a disposizione di tutta la comunità scientifica internazionale. Come sono lieta che ci siano anche studi seri e risultati importanti per molti dei medicinali fino ad ora utilizzati e che stiano arrivando buone notizie anche dalla ricerca di un vaccino. La sconfitta del Covid non sta in una sola medicina da prendere come se fosse un’aspirina, che temo sia una speranza utopistica su cui non è possibile fare affidamento, ma nello sforzo comune di tanti ricercatori per trovare quel giusto mix di terapie e medicinali (tra cui il plasma) che ci consentano di affrontare il Covid con meno perdite possibili tra i più deboli e indifesi fino all’arrivo di un vaccino che possa portarci a convivere con esso senza più paura.E magari anche ad eradicarlo dalla faccia della terra.
          Anche se il mio più grande desiderio è che il Covid perda potenza molto velocemente adattandosi a convivere con i suoi ospiti senza ucciderli e smetta di essere un pericolo per tutti noi.

          • Willy The Pimp

            D’accordo su tutto. E speriamo bene!

    • Sbirulino19

      I Nas a Mantova chi li ha mandati babbo natale? Chissà perché poi la sperimentazione adesso è affidata alla Regione Toscana e a Pisa?A pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca…(cit)

      • Willy The Pimp

        Ripeto: al posto di prendere per buone tutte le minchiate diffuse sui social dai soliti complottisti, bisognerebbe informarsi seriamente prima di parlare:
        La conferma arriva dallo stesso Giuseppe De Donno, primario del reparto di pneumologia, che sta procedendo con la cura: «I Nas – ha detto – hanno fatto una semplice telefonata in ospedale per raccogliere sommarie informazioni su quello che stavamo facendo. Dopo quella telefonata non ho più sentito nulla.

        • Sbirulino19

          Eri la? O hai letto notizie riportate dai giornalisti? Perché io ne ho letto di altre che dicono altro e non sui social ma da altri giornalisti. Quindi?Le tue fonti sono migliori? Dimostralo!

          • Willy The Pimp

            Oh cavolo, ma devo anche portarti un caffè?
            Le informazioni si cercano alla fonte e se sei così in gamba, e se vuoi la verità, te le puoi cercare anche da solo. Se invece preferisci crogiolarti nel vittimismo di chi urla: AL COMPLOTTO!, allora resta così, ma evita di scrivere fesserie, che poi altri le leggono e potrebbero anche crederci.
            Comunque in questo caso la fonte ufficiale (non qualche giornalista in cerca di scoop) è il diretto interessato, cioè la REGIONE LOMBARDIA, ASST DI MANTOVA che precisa:
            “Riguardo ad altri temi emersi negli ultimi giorni, si precisa che all’ASST di Mantova sono state semplicemente richieste informazioni generiche sulla natura della sperimentazione, proprio a seguito delle notizie riportate dalla stampa. Non c’è stato però alcun accesso alla struttura da parte dei Nas”
            . . .
            Ti basta? O vuoi anche che ti porti a casa tua il direttore dell’ASST che magari ti spiega meglio? Ma magari pensi che lui faccia il doppio gioco e magari fa parte anche lui del complotto!
            Allora facciamo così, ti metto il link, così lo puoi vedere da solo:
            https://www.asst-mantova.it/precisazioni-covid-e-plasma

          • Sbirulino19

            Allora viste le informazioni di prima mano che riesco ad avere sono 4 passi davanti a te e questo mi basta ed avanza.

  • MrCairo

    Quanta bella gente che parla senza avere la minima idea di come funzioni la ricerca.