Ambiente
Commenta9

Mobilità ad emissioni zero, Cremona ancora indietro per e-car e piste ciclabili

Cremona patria delle piste ciclabili? Non proprio, a dispetto delle apparenze, se si guardano i dati elaborati da Legambiente nel rapporto Città MEZ sulla mobilità a emissioni zero. Tra i capoluoghi di provincia, Cremona è nella parte bassa della classifica che misura il rapporto tra km di tracciati protetti e residenti: 3,7 metri ogni 100 abitanti, ben lontano dai gli oltre 29 m di Lodi, i 20,51 di Sondrio, i 19 di Brescia e i 17 di Bergamo. Un po’ meglio per quanto riguarda le aree pedonali: 1,15 metri quadrati per abitante, secondo solo a Milano che ne ha 1,82. Ma se si considerano gli spostamenti ciclopedonali o con mezzi elettrici, siamo al 22% del totale, contro il 58% di Milano, il 32% di Bergamo, il 23% di Varese. In totale su una scala da 1 a 5 Cremona si aggiudica solo due punti, al pari di Monza e Varese, ma sempre meglio di Como, Lodi, Pavia e Lecco.In effetti, si legge nel Rapporto, “sono solo due le città lombarde che si distinguono per le politiche di mobilità sostenibile: Milano e Bergamo. Emerge invece una lentezza generale delle città lombarde sulle politiche di mobilità sostenibile che il dossier mette in evidenza. Il dossier, realizzato prima del lockdown, monitora i cambiamenti in corso nei capoluoghi di provincia italiani, attraverso indicatori che evidenziano le forme di mobilità che non producono inquinamento”.

“Milano e Bergamo spiccano per le politiche urbane di mobilità sostenibile per utilizzo di mezzi meno inquinanti nel TPL, ridisegno degli orari della città, obiettivi ambiziosi di modal share, incremento dello sharing, rinnovo delle flotte dei mezzi pubblici, aumento di ZTL e di zone 30 rispettivamente con il 58% degli spostamenti a Milano e il 32 a Bergamo messe in campo con sistemi ciclopedonali ed elettrici nonché il 53% per Milano di accessibilità a sistemi di mobilità a zero emissioni e il 36 per Bergamo.“Prospettive disegnate nei PUMS ma non solo – continua il Rapporto –  già oggi milanesi e bergamaschi vanno a a piedi, in bicicletta, bus, metro, tram o con mezzi di micromobilità o sharing”.

“I dati dimostrano che la mobilità delle persone in città sta cambiando, con una sempre maggiore propensione a scegliere modalità a “emissioni zero” – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – anche se il timore della promiscuità sui mezzi pubblici ha indotto più persone ad usare l’auto. Per questo le politiche post-Covid19 adottate dai dai Comuni sono determinanti per evitare città congestionate e inquinate”.

Troppo ancora l’utilizzo delle auto nelle nostre città: dal 62% di Cremona al 57% di Varese passando dal 52 di Brescia. Solo Milano riesce a ribaltare la classifica degli spostamenti in città con il 47% di spostamenti che avvengono con i mezzi pubblici e il 22% a piedi e in bicicletta. Il resto delle città lombarde deve accontentarsi di percentuali che vanno dal 28 di Pavia al 15% di Varese, Bergamo e Cremona di persone che si muovono senza l’auto

“Con la riapertura autunnale di uffici e scuole dobbiamo evitare l’aumento di congestione e smog, per questo è indispensabile rafforzare spostamenti ciclabili e intermodalità nelle città lombarde – commenta Federico Del Prete, presidente di Legambici – Ossia la migliore combinazione tra Trasporto pubblico locale e le diverse forme di sharing, spostamenti sicuri in bici, monopattini e a piedi. A Regione Lombardia chiediamo di mettere in campo con più determinazione politiche a sostegno dei territori per far si che si vada nella direzione di città a inquinamento e emissioni zero. Serve una nuova strategia se vogliamo evitare di morire di inquinamento, soffocati oltre che dallo smog anche dalle auto ferme e in corsa. Mai come in questo momento serve ridisegnare lo spazio in delle nostre città per aumentare il benessere dei cittadini e dell’ambiente”.

“Alcune città già puntano con decisione all’elettrificazione dei mezzi entro il 2030: il TPL di Milano sarà tutto elettrico per quell’anno, Bergamo ha un’intera linea elettrica oltre al cosiddetto trenino delle Valli senza combustibili fossili. Ma occorre anche altro. Per restituire ai cittadini la libertà di scelta su quale veicolo utilizzare bisogna agire subito: meno spazio stradale per le auto (sosta e carreggiate) e più corsie preferenziali per mezzi pubblici e percorsi ciclabili aperti anche a mezzi di micromobilità, Zone 30, stazioni e fermate di interscambio tra mezzi pubblici e mobilità condivisa, più bus elettrici e veicoli di servizio elettrici (consegne, raccolta rifiuti, pulizia urbana…). Mezzi pubblici soprattutto ammodernati, puliti, efficienti, adatti all’intermodalità (bici+treno, bus+monopattino, etc.) e stazioni e fermate che diventano centro di interscambio, di noleggio, di servizi di mobilità condivisa. Costruire localmente un nuovo welfare che comprende anche mobilità dei singoli, nelle comunità, con le stesse scuole, le università, le aziende, gli enti pubblici, le comunità (quartieri, condomini) che diventano luoghi dove si organizza la mobilità ambientalmente e socialmente sostenibile. Per cambiare la mobilità si devono integrare e innovare modalità diverse in modo da offrire una variegata possibilità di scelta ai cittadini. Questi mesi hanno tagliato redditi, ridotto la mobilità, esacerbato le differenze. Non si può chiedere alle famiglie impoverite dalla crisi di comprarsi un’auto nuova, ma gli si deve offrire un’alternativa sostenibile, integrata e efficiente per muoversi nelle città rilanciare l’economia e ridurre le disuguaglianze” concludono da Legambiente.

© Riproduzione riservata
Commenti