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Affitta online casa a Rimini
e parte per la vacanza, ma è
una truffa. 57enne condannata

L’avvocato Curatti

Aveva inserito su un sito online di vendite e acquisti l’offerta di affitto di un appartamento a Rimini, facendosi consegnare una caparra. Peccato che quell’appartamento non era lo stesso pubblicizzato sul sito. Maria Donato, 57 anni, napoletana, è stata condannata in tribunale a un anno di reclusione e 500 euro di multa.  La difendeva l’avvocato Luca Curatti. Vittima, Tiziana, 45 anni, residente a Cremona, che in quella casa avrebbe voluto passarci le vacanze. Il 23 luglio del 2015 la donna aveva visto sul sito di annunci online un’offerta relativa all’affitto di una casa vacanze in viale Modena a Rimini nel periodo 9-23 agosto. “Pubblicato sull’annuncio”, aveva raccontato Tiziana nella denuncia sporta il 9 agosto successivo presso i carabinieri di Rimini, “c’era il numero di telefono di un certo Luigi. L’ho chiamato e lui mi ha dato la disponibilità dell’abitazione, dicendomi che mi sarebbe arrivata una mail da sua moglie con tutte le indicazioni per avere l’Iban per il successivo bonifico con intestataria la moglie, Maria Donato”. “Il giorno seguente”, aveva spiegato Tiziana, “ho versato una caparra di 440 euro utilizzando il sito della mia banca tramite l’home banking del mio conto corrente”. In seguito la cremonese aveva contattato la Donato che le aveva detto che avrebbe atteso una sua successiva telefonata per concordare la consegna delle chiavi dell’appartamento una volta arrivata a Rimini, aggiungendo che le avrebbe fatto scrivere dal marito una mail per ricevere le indicazioni per raggiungere la casa. Ma alla 45enne non è mai arrivata alcuna mail e ai numeri di telefono di Luigi e di Maria rispondeva sempre la segreteria telefonica. Al suo arrivo a Rimini, Tiziana aveva trovato l’amara sorpresa: in viale Modena non c’era alcuna abitazione che corrispondeva alle immagini inserite sull’annuncio. “Sul posto”, si legge nella denuncia di Tiziana, “ho trovato un signore che mi ha informato che già altre persone erano state lì cercando altre abitazioni promesse in altri annunci”. Al termine della sua arringa, l’avvocato Luca Curatti aveva chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”. “Nell’istruttoria”, ha precisato il legale della difesa, “non è mai emersa la presenza fisica, nè telefonica, nè attiva o partecipativa della mia cliente, elementi essenziali per contribuire a mettere in atto l’elemento psicologico della truffa, peraltro dal valore minimale. Che riguarda la mia assistita, che non si capisce perchè è stata l’unica a finire a processo, c’è solo un bonifico arrivato su postepay.”. Prima di decidere un eventuale ricorso in appello, l’avvocato Curatti ha fatto sapere che attenderà di leggere la motivazione della sentenza che sarà depositata entro 30 giorni.

Sara Pizzorni

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