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Giovan Battista Olivi, il medico
farmacista-letterato cremonese,
luminare sotto i Gonzaga

di Marco Bragazzi

Claudio Monteverdi fu tanto rivoluzionario nella musica quanto poco figlio d’arte. Il grandissimo compositore cremonese divenne uno dei pilastri della storia della musica senza “passare” da un padre musicista, infatti il papà di Claudio, Baldassare, era nato a Cremona intorno al 1540 ma, al contrario di come spesso accadeva in quei tempi quando “i padri insegnavano ai figli”, Baldassare era un medico e non un musicista. Quasi come ad uno “scherzo del destino” intorno al 1540 nasceva, sempre nelle vicinanze del Torrazzo, un altro medico, Giovanni Battista Olivi il quale, purtroppo per lui, non potrà vantare una progenie dotata di quell’enorme talento proprio della famiglia Monteverdi ma che, comunque, ebbe modo di dare un piccolo e personale impulso alla storia della medicina.

Siamo nella seconda parte del 1500, infezioni, tifo e colera sono all’ordine del giorno in tutta Europa, per cui il ruolo del medico scienziato diventava quasi un pilastro portante all’interno di ogni comunità. Olivi era questo e molto di più. Il cremonese, quasi coscritto di Baldassare, si dava da fare in quella “scienza medica” che ai tempi racchiudeva lo studio del corpo umano, dei minerali, delle essenze o di preparati, a volte quantomeno “improvvisati”, per affrontare dolori di vario tipo e problematiche che potevano passare dall’acne giovanile fino alla peste polmonare, problematiche che però servivano ad Olivi per capire come funzionava il corpo umano. Medico “con attestato” secondo gli standard dell’epoca, Giovanni Battista Olivi, cerusico, erborista, studioso di minerali e piante, svilupperà buona parte della sua carriera lontano da Cremona, a cavallo tra il mantovano e il veronese, forse a causa di medici cremonesi in città dotati, quantomeno, di nomi più altisonanti.

I suoi scritti e le sue ricerche non passarono inosservati, se nella vita quotidiana il medico lamentava una povertà quasi endemica per lui e per la sua famiglia, sulla carta era in grado di trasferire esperienze di vita ed analisi molto accurate che, a volte, si dimostravano lungimiranti. Olivi imposta una correlazione medica tra la ghiandola dell’ippocampo e l’alopecia, si butta a capofitto nella catalogazione di animali, di piante o minerali, raccoglie la sua esperienza come biologo in un testo – il suo “De Reconditis” – che diventerà molto famoso all’epoca, grazie alla descrizione di quello che fu forse il primo museo naturalista della storia, quello fondato dal veronese Francesco Calzolari, ai tempi considerato uno dei più importanti biologi e farmacisti viventi. Tra Asola, Viadana e Sabbioneta, quindi sotto i Gonzaga, Giovanni Olivi passerà buona parte della sua vita professionale, ai tempi nei paesi veniva stipulato un “contratto” tra la cittadinanza e i medici che, previo rinnovo, garantiva un salario minimo al terapeuta ma la sua completa dedizione alla salute dei cittadini residenti all’interno del comune.

La vera passione del medico cremonese era, però, quella della letteratura. Paradossalmente Olivi si trovava a suo agio nel raccontare e scrivere versi sia in forma di poemi che come narrazione di eventi, qui il “medico” diventa letterato e, tra mito e fatti raccontati da altri, il dottore cremonese imposterà veri e propri tributi letterari di natura quasi filosofica su battaglie epocali come quella di Lepanto del 1571 o su persone da lui stimate con le quali era in contatto. Non è chiaro dove Olivi ottenne gli attestati di qualifica medica, forse all’Università di Pavia o in qualche altro ateneo, di certo era in contatto, almeno dal punto di vista epistolare, con studiosi e letterati del suo tempo, fatto che lo rendeva apprezzato come scrittore in buona parte del nord Italia. Di certo il cremonese Olivi verrà ricordato per il suo tributo alla biologia, durante un periodo di studi sul Monte Baldo il medico definirà il monte stesso come “Hortus Italiae” ,ovvero, il giardino d’Italia a causa dell’innumerevoli tipologie di piante, officinali e non, presenti su quella montagna. Una osservazione attenta delle diversissime specie di vegetali che daranno a molti erboristi l’impulso per cercare nuove tipi di rimedi medicamentosi sul monte che domina il lato veronese del lago di Garda. Insieme a Gaspare Cerioli, attivo secoli dopo, Olivi ha saputo comunque dare vita ad idee legate al mondo della medicina e della chimica ancora tutto da scoprire, tanto che il padre della geologia moderna, lo scozzese Charles Lyell, tre secoli più tardi lo citerà direttamente nei suoi scritti per le sue analisi geologiche dell’area padana.

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